Le parole del profeta Isaia parlano proprio di questa Santa Liturgia, che rivela la nostra Chiesa – perché questa è l’immagine della nostra Chiesa di Bologna – anticipo di quella del cielo. Guardiamo e siamo raggianti. Palpita e si dilata il cuore davanti a tanta comunione.
L’invito ad alzarci ci è rivolto perché la tenebra ricopre la terra e una nebbia fitta avvolge i popoli. Ecco la gioia che vediamo assieme: tante differenze, tante presenze che non solo non mettono paura ma sono una bellezza e una ricchezza straordinarie. In questo anno dedicato alla Parola, stella che ci guida sempre a incontrare Gesù, prendiamola con noi, apriamola, leggiamola personalmente e insieme, soprattutto rendiamola carne, perché senza ascoltarla e metterla in pratica finiamo per ascoltare le voci persuasive del mondo, che invitano a pensare a noi stessi, che ci confondono e ci fanno perdere quello che abbiamo di più prezioso: l’anima, cioè il cuore, l’amore!
Le tenebre di cui parla il Profeta sono quelle che vediamo intorno a noi e dentro di noi. Le sperimentiamo con brutalità nelle tante epifanie del male, spietate, terribili, che tolgono il respiro e fanno sembrare tutto inutile e tutto finito. Le portiamo nel cuore da tanti Paesi dove siamo cresciuti, segnati da guerre interminabili e dall’oscurità della povertà e della fame. Le abbiamo vissute nella notte di Crans-Montana, che ha inghiottito la vita di tante persone, specialmente giovani. Ogni vittima ha un nome, ogni persona ha un nome.
Non dimentichiamolo mai: nessuno è un numero, una statistica. Lo capiamo quando conosciamo la persona, come è avvenuto per Giovanni, figlio della nostra città e fratello nostro nella fede. Il suo nome, cioè la sua persona, è diventata familiare e ci aiuta a comprendere il dolore terribile di tutti i parenti dei tanti Giovanni. Che sia così sempre per tutti e che ogni dolore trovi la luce del Signore e l’amore dei fratelli e delle sorelle. Permettetemi di ricordare questa sera anche Alessandro Ambrosio, giovane capotreno ucciso ieri sera in stazione senza un apparente motivo, e ci stringiamo ai suoi familiari.
Il male ci vuole far credere che l’ultima parola sia la sua, induce a pensare che tutto sia inutile, che non si possa fare nulla, e quando non c’è speranza siamo portati a odiare, a rispondere al male con il male, cioè con la vendetta, il rancore, l’ignoranza, la criminalizzazione dell’altro, le parole e i gesti di odio verso il prossimo, a rappresentare l’altro come un nemico, a giudicare tutto con malevolenza. Dobbiamo illuminare le tenebre con la luce, perché solo questa ci può liberare. È una follia il mondo che pensa di combattere le tenebre con le tenebre. Non c’è ragione che possa giustificare ciò! Portiamo luce con l’amore.
È decisivo combattere il male! Questo può avvenire solo con la giustizia e con l’amore. Solo se ci pieghiamo sulla debolezza, come fa Dio che diventa debole, se capiamo la grandezza del Suo amore e anche se impariamo il vero amore e noi ad amare. Chi crede, vede; vede con una luce che illumina tutto il percorso della strada. “Quando manca la luce, tutto diventa confuso, è impossibile distinguere il bene dal male, la strada che porta alla mèta da quella che ci fa camminare in cerchi ripetitivi, senza direzione”. Il buio lo sperimenta anche Dio perché diventa fragile, come tutti in realtà siamo, nasce all’aperto perché non c‘era posto, scappa da Erode. Riconosciamo Gesù, salvezza nostra e di tutti. Oggi si accende la nostra fede. “La fede è luce che viene dal futuro, che schiude davanti a noi orizzonti grandi, e ci porta al di là del nostro «io» isolato verso l’ampiezza della comunione.
Dante, nella Divina Commedia, dopo aver confessato la sua fede davanti a San Pietro, la descrive come una favilla, / che si dilata in fiamma poi vivace / e come stella in cielo in me scintilla. Ecco, questa luce entra in noi, ci viene affidata, possiamo portarla ovunque in queste fitte tenebre di rassegnazione, di violenza, di individualismo che ci rende tutti rapaci e vittime. Questo è un tempo in cui c’è bisogno di persone luminose, non spente perché si fanno gli affari propri come tutti, che siano accoglienti, interessate al prossimo. Una piccola luce rischiara e comunica l’amore che trasforma anche i luoghi più infernali, come avviene sempre per un piccolo gesto di amore che si comunica, non si perde e si trasmette. Il male sembra più grande e la luce dell’amore sembra non serva a nulla. È esattamente il contrario: il male consuma tutto e perde tutto, l’amore moltiplica, genera vita e conserva la nostra. Il Signore non ci abbandona.
“All’uomo che soffre, Dio non dona un ragionamento che spieghi tutto, ma offre la sua risposta nella forma di una presenza che accompagna, di una storia di bene che si unisce ad ogni storia di sofferenza per aprire in essa un varco di luce. In Cristo, Dio stesso ha voluto condividere con noi questa strada e offrirci il suo sguardo per vedere in essa la luce”. Per questo l’amore accende la speranza. Senza diventiamo estranei o facilmente nemici gli uni degli altri, tutti contro tutti, mentre la luce ci aiuta a riconoscerci: siamo fratelli tutti! «Chi ama suo fratello, rimane nella luce e non vi è in lui occasione d’inciampo. Ma chi odia suo fratello, è nelle tenebre» (Gv 2,10-11). «Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli. Chi non ama rimane nella morte» (Gv 3,14).
I migranti sono segno di speranza e vanno riconosciuti come fratelli e sorelle. Anche perché su questa terra siamo tutti migranti e tutti migreremo verso il cielo. “Le loro attese non siano vanificate da pregiudizi e chiusure; l’accoglienza, che spalanca le braccia ad ognuno secondo la sua dignità, si accompagni con la responsabilità, affinché a nessuno sia negato il diritto di costruire un futuro migliore. Noi siamo una Chiesa senza barriere, senza stranieri”. La nostra è una famiglia universale, perché famiglia di Dio, premessa che ci aiuta a vivere il mondo come la famiglia umana. La Chiesa, come una madre, cammina con coloro che camminano.
Dove il mondo vede minacce, lei vede figli; dove si costruiscono muri, lei costruisce ponti. Il senso del cammino dei Magi è donare! È il senso della nostra vita, del nostro cammino! Erode, il potere, il successo, la forza della violenza, è un imbroglione. Lavora solo per se stesso, per il suo potere e lo ruba a noi! Non facciamoci spegnere la luce dell’amore! Non passiamo da lui! Se abbiamo Gesù come Re del nostro cuore non ripassiamo adulati da Erode che ci vuole “segretamente complici”. I Magi non hanno tutte le risposte, hanno un bambino, ma sanno che Lui realizza la speranza a cui si affidano. La speranza si rivela camminando.
Adesso sappiamo chi è Re e a chi donare tutto quello che abbiamo, a chi sottometterci, perché l’unica sottomissione al Signore è il legame di amore. Papa Francesco concludeva la sua visione di “Fratelli Tutti” pregando così: “Signore e Padre dell’umanità, che hai creato tutti gli esseri umani con la stessa dignità, infondi nei nostri cuori uno spirito fraterno. Ispiraci il sogno di un nuovo incontro, di dialogo, di giustizia e di pace. Stimolaci a creare società più sane e un mondo più degno, senza fame, senza povertà, senza violenza, senza guerre. Il nostro cuore si apra a tutti i popoli e le nazioni della terra, per riconoscere il bene e la bellezza che hai seminato in ciascuno di essi, per stringere legami di unità, di progetti comuni, di speranze condivise. Amen”.
