Messa a Sant’Antonio della Gaiana per il patrono sant’Antonio Abate

In questo anno della Parola siamo proprio come Elia, che ha bisogno per camminare del nutrimento del pane. E non una volta, sempre. È la nostra forza. E ci aiuta a scoprire la presenza di Dio, che non si impone ma entra nel profondo del cuore, come brezza leggera. I protagonisti, gli egocentrici, devono sempre impressionare, imporsi, farsi vedere curando le apparenze. La Parola di Dio è quella brezza che richiede ascolto, che scende nel profondo del cuore per cambiarlo. Sant’Antonio cambia perché ascolta. Era ricco, aveva ereditato tanto, poteva pensare a sé e, come il ricco del Vangelo, “darsi alla gioia”.

Ma proprio perché pensava a sé e cercava la gioia vera prense sul serio la Parola che non è una legge, come quella che il giovane cerca, ma un incontro di amore, che ci fa trovare tutto quello che cerchiamo e rende inutili le tante ricchezze, dove finiremmo per mettere e perdere il nostro cuore. Non è solo un problema economico, ma lo è anche perché sappiamo il potere di corruzione che hanno le ricchezze che fanno credere di essere quello che non siamo. “Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi e dallo ai poveri” (Mt 19,21). Sant’Antonio iniziò la lotta contro il male e questa si affronta solo per amore. Per amore certamente lasciamo tutto per l’amato. Altrimenti sembra troppo.

Non ci si può mettere d’accordo con il male, cioè pensare di non combattere. Fare così vuol dire lasciargli spazio, farlo vincere, perché il male vuole vincere, è sempre questione di vita o di morte. Il male divide, e chi semina divisione, malevolenza, odio, menzogna, è alleato del male. Non contano le intenzioni, quelle che spesso ci fanno credere di essere a posto e ci fanno dire “non lo sapevo, quando mai, non avevo capito”. Se dividi sei diabolico! Antonio ripeteva sempre che la caratteristica principale dei demoni è l’ostinazione.

Anche dopo essere stati vinti non si arrendono, e ritornano di nuovo all’assalto. Non smettiamo, insomma, di lottare, anche perché il male suscita sentimenti di paura, abbatte, fa scoraggiare facendo credere che tanto è tutto inutile, fiacca la fiducia per indebolire lo spirito. Sappiamo che nella nostra vita combatteremo sempre contro il male e che, se ci esercitiamo nell’amore, questo non potrà molto su di noi. Ma sappiamo anche che il male e i suoi inganni (in antico si chiamavano le “pompe”) possono essere sconfitti. Antonio attribuisce alla conoscenza delle Scritture e alla frequentazione di esse una particolare forza di liberazione. La lettura della Parola dona sempre una grande forza di liberazione dalle tentazioni del male. Antonio ascolta come se fosse rivolta a lui.

Ma il diavolo, che odia il bene ed è invidioso, non sopportò di vedere in un giovane tale proposito di vita e incominciò a mettere in opera anche contro di lui i suoi intrighi abituali. Per prima cosa cercò di distoglierlo dall’ascesi ispirandogli il ricordo delle ricchezze, la sollecitudine per la sorella, l’affetto per i parenti, l’amore per il denaro, il desiderio di gloria, il piacere di un cibo pregiato e di ogni altro godimento della vita.

E poi gli suggerì il pensiero di come sia aspra la virtù, quali fatiche richieda e gli metteva davanti la debolezza del corpo e la lunghezza del tempo. Risvegliò, insomma, nella sua mente una grande tempesta di pensieri, perché voleva distoglierlo dalla sua giusta decisione. Ma se rimaniamo con il Signore tutto si riconcilia, tutto ci appartiene e troviamo finalmente noi stessi. Antonio non caccia gli animali, anzi parla con loro come se fosse Adamo, con la forza della persuasione, quella dell’uomo originario. Le bestie selvagge, come sta scritto, vivevano in pace con lui.

Il Signore rimane apparentemente spettatore e interviene solo dopo un certo tempo a liberarlo dalle aggressioni dei nemici. Alla domanda di Antonio: «Dov’eri? Perché non sei apparso fin dall’inizio per porre fine alle mie sofferenze?», il Signore risponde: «Antonio, ero là! Ma aspettavo per vederti combattere; poiché hai resistito e non ti sei lasciato vincere, sarò sempre il tuo aiuto e farò sì che il tuo nome venga ricordato ovunque». Non ci obbliga, non si impone il Signore ma ci lascia scegliere. La via è quella possibile a tutti: l’umiltà, che non è scarsa considerazione di sé ma della vanagloria. Umiltà è usare per davvero quello che siamo per il Signore e per il prossimo, pensarsi in relazione e non da soli! Il santo non è un perfetto: è colui che ama. “Disse Abbà Antonio: vidi tutte le reti del nemico stese sulla terra e gemendo dissi: chi potrà sfuggire? E udii una voce che mi disse: l’umiltà”.

L’umiltà è liberarsi dall’egocentrismo, dove tutto gira intorno a me e dove nutro solo il mio io. Solo praticando la rivoluzione copernicana dell’amore non perdiamo l’ego, ma lo uniamo al prossimo. Sant’Antonio non accettò un cristianesimo facile, borghese, senza lotta contro il male. Perciò lo andò a stanare e a cercare nel deserto! Se disarmiamo il nostro cuore, liberandolo dal male, tanti lasceranno le armi in un mondo terribile e violento. Non possiamo abituarci al male, dobbiamo sconfiggerlo con l’arma dell’amore, della fiducia nell’amore di Dio, dell’umiltà dell’amore. Sant’Antonio ci protegga: noi, la nostra comunità, le nostre famiglie. Custodisca gli animali, creature di Dio. Liberi il mondo e i cuori degli uomini dal demone della violenza e della guerra.

Chiesa di Sant’Antonio della Gaiana
17/01/2026
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