Messa per i Sette Santi Fondatori dei Servi di Maria

Gesù vuole che la nostra gioia sia piena e che non finisca. Per questo ci parla e per questo cerchiamo di  ascoltarlo e mettere in pratica quello che ci dice, come dei piccoli, senza la sufficienza dei grandi. È il Verbum Domini, presenza da adorare proprio come il Corpus Domini. Quanto vorrei che da questo anno dedicatole imparassimo tutti a fermarci davanti alla Parola, a farle spazio, a conoscerla, a darle corpo con la nostra carne perché diventi vita. E i Santi Sette Servi Fondatori ci ricordano che la Parola genera una famiglia. È Vangelo, non una buona notizia, ma la buona notizia, quella che aspettiamo e di cui abbiamo bisogno, perché cambia la nostra vita e la rende piena.

Tu solo hai parole di vita eterna, professò Pietro. Il Vangelo non risolve tutto, non ci libera dalle difficoltà, non ci protegge dai problemi, ma in tutto abbiamo Lui e il Suo amore. Il Vangelo ci sorprende. Non ci dice quello che vorremmo sentire, che siamo abituati ad ascoltare, e che è il vero pensiero unico: “pensa per te”, “prima te”, “chiudi la porta”, “fai quello che vuoi”, “non legarti troppo”. Gesù non si mette a dare consigli che tolgono i dubbi, che chiariscono e trovano la causa, o che ci dicono cosa dobbiamo fare. Tanti sanno dare buoni consigli, ma  pochi ci aiutano per davvero a vivere. Gesù non ci dà solo buoni consigli, ma ci chiede di vivere con Lui, di seguirlo. Gesù ama, aiuta, ci lega a Lui e ci chiede di legarci gli uni gli altri con il legame dell’amore. Gesù non spiega tutto, anche perché molte cose non le riusciamo a capire: ama tutto, si fida di noi e ci chiede di fidarci di Lui. Non dà le istruzioni per l’uso ma amandoci ci dà il motivo per cui cambiare e, a nostra volta ci chiede sempre di amare. È l’inizio della nostra comunione che ha sempre al centro proprio Gesù: per conoscerla dobbiamo accoglierla e donarla.

Ad un ascoltatore superficiale il Vangelo di oggi appare impossibile da vivere, troppo duro, esigente, per uomini deboli e contraddittori come siamo. Come tutto il Vangelo, in realtà, è possibile a tutti, e i piccoli lo mettono in pratica, si sentono liberati, capiscono come la vera gioia richieda amore. “Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei non entrerete nel regno dei cieli”. La giustizia dei farisei, e di quel fariseo che è dentro ognuno di noi, è quella molto attenta, addirittura scrupolosa, ai torti e alle ragioni, che non dimentica mai le misure, che soppesa tutto. È quella del fratello maggiore che non può accettare l’ingiusta misericordia del Padre. Il problema per lui è che il fratello è solo figlio del padre, non lo riguarda! La giustizia di Gesù ricostruisce la fraternità e porta a compimento quella degli scribi e dei farisei.

Tutta la legge chiede amore e per questo non è una legge ma amore. Solo questo spiega affermazioni così impegnative e importanti. Non si vince il male se non scegliendo l’amore! Gesù ci insegna a guardarci dentro, a vedere i nostri sentimenti per cambiarli e poter ritrovare un cuore capace di amare. Noi ci giustifichiamo facilmente, non guardiamo il cuore ma le apparenze, comprese quelle digitali, credendo di essere giusti senza amare proprio come gli scribi e i farisei. “Ma io vi dico… chi dice al fratello stupido sarà sottoposto al Sinedrio”. Le radici di inimicizia, le abitudini, i pensieri con i quali spesso conviviamo, che riteniamo innocui, nutrono i risentimenti, la malevolenza, la diffidenza, le chiacchiere, i contrasti. Ci rendono incapaci di vivere assieme, di aiutarci. Per il Vangelo è inaccettabile la divisione, qualsiasi essa sia.

La volontà di Dio, il senso della Parola è amare. Per questo se il tuo fratello ha qualche cosa contro di te occorre andare a riconciliarsi con lui. Lascia tutto, anche l’altare, perché è più importante il fratello. Gesù non dice di chi è la colpa, ma libera dalla divisione. Superare la giustizia degli scribi e dei farisei è non aspettare ma fare il primo passo verso l’altro, liberando il proprio e l’altrui cuore con la forza della riconciliazione. Non giudicare il fratello, perché altrimenti non lo riconosci più e vedrai in lui solo la pagliuzza. Non giurare, perché il cuore è trasparente. Non desiderare per possedere, ma per amare e per vedere tutta la persona e per pensarti in relazione a lei. Gesù consiglia, ed è anche questo un invito molto concreto, di mettersi d’accordo con l’avversario quando ancora siamo per via. Altrimenti saremo condannati.

Gesù non dice di farlo se abbiamo torto, ma sempre. Tutti finiamo in prigione, perché l’inimicizia, piccola o grande, rende tutti prigionieri dei cattivi sentimenti, e da questa prigione è poi difficile uscirne, perché condiziona e soffoca il nostro cuore. Tagliamo quello che ci ostacola. Noi vogliamo conservare tutto, ma è meglio perdere l’occhio della diffidenza per poter finalmente vedere con occhi buoni gli altri! Perché un cuore buono, libero dal male trasforma il mondo e rende presente oggi la giustizia del Regno, quella dell’amore pieno. Amiamo nel tempo della forza, dei tanti io che si gonfiano. La Parola ci chiede di farci servi di amore, non perchè deboli, ma proprio perchè forti; non perché incapaci, ma proprio perché scopriamo le nostre capacità usandole per gli altri;  non perchè rassgenati, ma sapendo che solo i servi cambiano il mondo mentre i prepotenti, o chi pensa solo per sé credendo di non far nulla di male e di essere a posto, il mondo lo rovinano. Perché siamo fatti per amare.

Oggi, ringraziando i Santi Sette Fondatori, siamo tutti “Servi di Maria”, di questa Madre che genera una famiglia nuova, non dal sangue ma dallo Spirito, cioè in quello che unisce nel profondo e per sempre. Servi lo possiamo diventare tutti! Servi di Maria e, quindi, servi dei poveri e dei fratelli. È l’atteggiamento del cristiano: pensarsi insieme. Vincono la divisione amandosi tra loro ma mai chiudendosi, anzi. E aiutandosi ad aiutare. I Sette Fondatori erano commercianti ed erano laici, e oggi vi sono laici come santi della porta accanto, testimoni della sinodalità. Si prendono responsabilità, non per farne motivo di carriera o di guadagno, ma per amare. Perché così ci ha detto e perché si ama insieme. L’amore aggiusta tutto, tanto da metterci d’accordo con il nostro avversario che, in realtà, è nostro fratello. Lo facciamo pensando all’unica Madre che abbiamo e che non dobbiamo mai offendere con le nostre ragioni, perché queste le capiamo solo servendo le sue ragioni. Essi pregavano e praticavano l’accoglienza ai poveri. Amore per il cielo e per la terra, per Dio e per le persone, contemplazione e amore per i sofferenti.

«Cor unum et anima una in Deum» (Regola, 3). Una cosa sola, un cuore solo e un’anima sola, come la prima comunità, come cerchiamo di essere, come saremo. È questa la famiglia che il Signore chiama a sé per mandarci incontro a tutti e che ci aiuta a vivere la comunione.

Bologna, Basilica dei Servi
15/02/2026
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