Messa in ricordo di Modesta e di chi è morto a causa della vita in strada

Ringraziamo il Signore perché continua a prenderci con sé e a mostrarci la bellezza. È la nostra grazia. Ci ha chiamati ad una vocazione santa, non in base alle nostre opere, come l’orgoglio o il banale egocentrismo vuole far credere, ma solo “secondo il suo progetto e la sua grazia”. Cioè solo per amore! Ci chiama perché ci ama, non può stare solo e non vuole lasciarci soli. Dio vuole che la nostra vita trovi le risposte che cerca, e sa che senza di Lui non le troviamo o ci facciamo facilmente ingannare. Dio non ama in remoto, ma in presenza!

E noi, che amiamo poco, col contagocce – come se farlo significasse avere meno amore per noi, mentre è esattamente il contrario, più lo doni più lo trovi, più lo doni più non finisce – spesso amiamo in modo virtuale, distante, spento, povero di sentimenti, e senza legarci.
La grazia è l’amore personale di Dio, che richiede, a sua volta, amore per non perderla, per non farne un riconoscimento, un possesso. Gesù ci ha mostrato la grazia di Dio. Il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce.

È una gloria tutta divina e insieme tutta umana, così diversa da quella del mondo. Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». È bello che i fratelli stiano insieme e come è brutto, al contrario, quando i fratelli non riescono a comprendersi tanto da diventare nemici. Pietro e gli altri sono presi dalla paura, sperimentano il proprio limite davanti a qualcosa di pieno e di enormemente più grande della loro debolezza.

Adamo ed Eva davanti a Dio ebbero paura e misurarono la debolezza della loro condizione. La differenza è che Gesù è in mezzo a noi, ha fatto sua la nostra fragilità perché non ci sentiamo più soli. Non temiamo perché Gesù cammina con noi, scenderà con noi nel buio profondo della sofferenza, della vanità, della forza del male, camminerà tutti i giorni fino al giorno che non conosce tramonto.

La sua luce è quella dell’amore che trasfigura la nostra vita, anche quella più rovinata, non perché diventa un’altra ma perché ne rivela tutta la sua pienezza. È figlio di Dio e figlio dell’uomo e Gesù ci ha resi come Lui. La sua luce illumina la tristezza, la solitudine, fa sentire compresi nel profondo, è amicizia che orienta nella confusione, che dà sicurezza nella tempesta della vita, spesso così dolorosa e impietosa. È luce di resurrezione, luce che non finisce, che riflette e anticipa quella del cielo.

In questa luce di amore ricordiamo oggi, insieme a Modesta, tutti i fratelli e le sorelle che a Bologna erano nel buio tanto da non essere visti e considerati. L’indifferenza, la sufficienza, l’abitudine, il razzismo, la paura, la burocrazia rendono tutto indistinto, perso nel grigio, per cui nessuno si accorge di quel volto, di quella storia, di ciò che porta nel cuore e della sua bellezza. Amare i fratelli più piccoli di Gesù è anche saper vedere quella luce nascosta in loro. Ascolteremo tanti nomi che non possiamo accettare che siano inghiottiti nell’anonimato, iniziando da quell’inferno in terra per cui sono visti solo come un problema. Gesù parla di fratelli piccoli suoi, con tenerezza, identificandosi nel loro corpo e nella loro condizione.

L’avete fatto a me. L’amore che Gesù ha acceso nel cuore dei suoi discepoli ha trasfigurato questi nostri fratelli più piccoli. Oggi ricordiamo anche alcuni amici che sono morti negli ultimi mesi. Gianluca, 49 anni, morto dopo un malore improvviso in Via Ugo Bassi. Per le sue abitudini non era affatto facile stabilire un legame con lui, perché ci si scontrava con le dipendenze che si impongono e rovinano tutto. Troppo difficile? Impossibile?

I cambiamenti non sono, come accade anche a noi, rapidi! Ci vogliono insistenza e fiducia. Ad un certo punto, dopo tanti rifiuti, venne al pranzo di Natale. Visse la gioia di sentirsi in una casa, pieno di sogni proprio come in una vita normale! Ricordiamo anche Raffaele, 83 anni di Sulmona, morto nel gennaio scorso a causa di una grave malattia. Tanta amicizia. Simpatico, amava girare da una città all’altra, e aveva sempre un pensiero affettuoso per i suoi amici più cari, come i confetti che offriva a tutti coloro che sentiva vicini.

Fino alla fine anche lui ha desiderato tanto una casa tutta per sé. Il Signore gli doni quel posto che prepara specie per chi, come lui, non trova posto. Ricordiamo Valerio, 58 anni di Manfredonia, morto lo scorso luglio investito da un autobus in Porta Castiglione. Prima di morire ci disse: “Il prossimo settembre ritorno a casa, vado ad aiutare mia sorella”. Era la sua promessa, il suo progetto. Aveva deciso di voltare pagina, di rimettere insieme i pezzi, di lasciare Bologna e riprendere in mano la sua vita, insieme ai suoi affetti più cari. Anche da lontano cercava sempre un modo per mantenere vivo quel legame con la sua famiglia e con chi gli era caro. Era un uomo di fede e scriveva: “Signore, ho messo la vita dei miei figli nelle tue mani, benedicili e proteggili da ogni male”.

Cosa ci chiedono i tanti fratelli che vivono per strada? Casa e amicizia. Ci vogliono in questi tempi difficili, dove l’ombra della guerra è su noi tutti e sembra impossibile vivere assieme, tanto che cresce la diseguaglianza e ci abituiamo a vivere da estranei. Coltiviamo pregiudizi e alziamo muri per sentirci sicuri (i sacchi di sabbia alle finestre!) mentre invece occorrono tende di umanità. È necessario che il cuore dei discepoli di Gesù irradi questa luce di amore, perché ascoltando l’amato impariamo a parlare, a dire parole che comunicano amore e lo rendono concreto.

È questa luce che rende bella la vita degli altri! Mostriamo bellezza, e diamo umanità perché in essa si rivela quello che è più profondo ed è di Dio, che è nascosto in ogni persona, ma che si rivela solo se raggiunto dalla luce dell’amore. Papa Leone XIV ha detto che se non ci chiudiamo in gusci, nelle case dell’io, se costruiamo tante case di comunità e di relazioni di pace, allora saremo la generazione dell’aurora, cioè della luce che non finisce. Ad iniziare dai suoi fratelli più piccoli, che sono i nostri perché sono Gesù e perché solo così la nostra casa sarà davvero una casa per tutti.

Basilica dei Santi Bartolomeo e Gaetano, Bologna
01/03/2026
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