Messa per la Festa del Ringraziamento del Rinnovamento nello Spirito

Rallegrati, Gerusalemme. Non basta: “Sfavillate di gioia con essa, voi che eravate nel lutto”. Siete luce nel Signore, dice l’Apostolo. Fate vedere la luce, non siate come quei cristiani con la faccia da Quaresima senza Pasqua! La gioia sazia e, quindi, libera dalla tentazione di trasformare le pietre in pane. La gioia piena fa comprendere quello che serve, libera dalla tristezza di voler avere tutto e di perdere ciò che invece ci serve davvero, l’unica parte che non ci sarà tolta! Abbiamo quello che sazia e, quindi, non perdiamo tempo, energia, cuore, mente ad affannarci per ciò che, al contrario, ruba, porta via, instupidisce. Ringraziamo per il nostro cammino nel Rinnovamento, vostro e nostro, perché come tutti i doni ricevuti dobbiamo spenderli, regalarli a nostra volta. Li possediamo solo regalandoli e ne capiamo il valore vivendoli per il prossimo! Solo la condivisione moltiplica e permette all’amore di combattere contro il male.

Anche il male si moltiplica, terribilmente, come quella spirale che può portare ad una voragine irreparabile. L’odio, la vendetta che non sceglie il perdono, la violenza che produce violenza, sono alcuni dei tanti modi con cui il male cresce, così come l’indifferenza, la rassegnazione. Come anche l’idea di essere a posto perché ci sembra di non far nulla di male contro il prossimo, ma se non amiamo gli siamo contro. In un mondo che oscura lo Spirito, che non cerca la sua forza ma cerca quella distruttiva dell’uomo, di colui che non ascolta Dio e che pensa di usarlo impunemente, diciamo con Papa Leone XIV che questa è “l’ora dell’amore”. Nelle difficoltà siamo tentati di dire che non possiamo fare nulla, che è meglio aspettare! È proprio nelle tenebre che serve la luce!

Oggi ci rallegriamo non perché non abbiamo problemi, o viviamo protetti in un mondo fuori dal mondo, ma perché nelle difficoltà siamo forti del suo Spirito, abbiamo incontrato Gesù che ci ha aperto gli occhi. La Chiesa non teme le prove e le difficoltà ma di essere priva dello Spirito Santo e di non avere Gesù al centro. “La potenza di Dio non si misura a partire dalle statistiche e dai numeri, ma si manifesta totalmente nella capacità di servire ogni donna e ogni uomo per mezzo dello Spirito che elargisce carismi, ispirando progetti e visioni”. Papa Leone XIV ha chiesto di custodire la comunione ecclesiale perché solo questa garantisce unità e solidità. E viceversa. Lo Spirito viene dall’alto ma scende dentro la nostra umiltà, ci rende quello che siamo: umili, servi e pieni di Lui, capaci di vedere, di parlare, di vincere le distanze, di sollevare nella miseria, di non giudicare ma di amare.

Dobbiamo essere disarmati per essere pieni di Lui. La nostra vita, allora, sia esemplare per affabilità, sia nota a tutti per il servizio di consolazione, di speranza, di protezione dei più piccoli. “Dentro il cenacolo” lasciamoci riempire di Lui, cerchiamo l’unità e non accettiamo mai la logica della divisione che si insinua, nutre protagonismi, fa credere in diritto di umiliare la comunità, di usarla e non di mettersi al servizio. “Fuori dal cenacolo” parliamo con tutti, e ovunque, rendendo vicina la Parola di Dio e invitando nelle nostre comunità, iniziando gruppi di preghiera o di riflessione. Penso ai luoghi di lavoro: la nostra amicizia, con semplicità, farà conoscere il Signore Gesù nella lingua che tutti comprendono.

Mostriamo il suo amore con il nostro amore, perché tanti che sono nello sbandamento o nella sofferenza lo possano vedere. C’è fame di amore. So bene quanti di noi oggi sono spirito di speranza, di consolazione e luce per gli ammalati e i carcerati. Gesù non è una lezione ma un incontro, una relazione, una presenza. Non abbiate paura di coinvolgere tanti, di invitare e far sentire a casa, di spiegare che lo spirituale non è il virtuale o il soggettivo ma la profondità del nostro cuore e della nostra coscienza, amicizia che ci unisce, speranza che accende la nostra vita. Le vostre comunità siano case per tanti che non ne hanno, che devono ricominciare, che non hanno incontrato l’amore del Signore e chi glielo testimonia. Costruite comunità con la vostra personale santità. Dio vede il cuore, l’uomo l’apparenza. Gli uomini di Dio sanno vedere il cuore e parlare a questo.

Ma noi lo possiamo fare se siamo liberi, proprio noi dall’apparenza, dai giudizi esteriori. Guardiamo il cuore, ascoltandolo, facendo innamorare di Lui e dei suoi sentimenti. Comportiamoci come figli della luce. Gesù ha acceso la tua luce. Non la spegnere! Non la nascondere per paura! Gesù, passando “vide un uomo cieco dalla nascita”. Anche i discepoli lo vedono ma come un motivo di discussione. Forse erano inquieti sul mistero del male e, ragionando come tutti, cercavano sicurezza nell’identificare un colpevole. Gesù non risponde, e alla fine dirà ai farisei che se fossero ciechi non avrebbero peccato, liberando una volta per tutte le malattie dalla colpa! Per lui c’è solo un colpevole: il male e chi ne finisce complice. Non identifica mai il male con l’uomo e non riduce mai l’uomo ad un peccatore. Per lui quel cieco è una persona da amare ed è occasione per manifestare l’opera di Dio, perché tutti possano sapere senza dubbi da che parte sta Dio, qual è la sua volontà, di chi è la responsabilità della sofferenza. Si ferma, parla, stende la sua mano ed invita quel cieco a lavarsi nella piscina di Siloe. Non lo guarisce subito. Gli chiede di fidarsi proprio della sua Parola. Il cieco “vi andò, si lavò e tornò che ci vedeva”. Come ritroviamo la vista? Come quell’uomo: ascoltando il Vangelo, prendendo sul serio la sua Parola, mettendola in pratica come dei bambini. La piscina è questa Quaresima che ci aiuta a capire quello che il Signore vuole da noi. Gli occhi si aprono e siamo chiamati a testimoniare la nostra fede, luce che orienta e scalda.

Chiesa di San Biagio, Casalecchio di Reno
14/03/2026
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