Celebriamo questa eucarestia di preparazione alla Pasqua in un momento così difficile per tutti e, per certi versi, ancor più per chi come voi ha il compito, il dovere, il servizio della difesa. Siamo nella tempesta di conflitti, di guerre in corso che non finiscono mai, catturati dalla logica della forza, con interessi e teorie che le giustificano e che diventano quella spirale che apre voragini, come evocato da Papa Leone XIV e che nessuno, in realtà, può controllare. È una logica che umilia il diritto, tanto che lo irride da farlo apparire inefficace e, quindi, da evitare, e che vuole dimostrare l’inutilità degli organismi internazionali e multilaterali che pur nel disordine del mondo e nella colpevole mancanza di riforma – la guerra, purtroppo, non è mai stata ripudiata dopo la Seconda guerra mondiale, anzi, le guerre non sono mai finite – tali organismi garantivano comunque un luogo di confronto e di speranza, di giustizia internazionale, di regole del gioco da poter prendere sul serio. Senza questi la regola diventa una persona o una forza.
Papa Leone XIV ha ricordato, in occasione del recente centenario dell’Ordinariato Militare, e preoccupato per la perdita di memoria, che è la coscienza viva che genera profezia, cioè futuro: «Voi siete chiamati a difendere i deboli, a tutelare gli onesti, a favorire la pacifica convivenza dei popoli. A ciascuno di voi si addice il ruolo di sentinella, che guarda lontano per scongiurare il pericolo e promuovere dappertutto la giustizia e la pace». La storia insegna, ma bisogna andare a lezione o bisogna almeno riguardarsi gli appunti, altrimenti la ricordiamo poco! E siamo condannati a ripetere le tragedie del passato. Quanto è importante la difesa, ma perché questa sia efficace, va sempre accompagnata dall’intesa, perché la forza non basta come deterrente se non è moderata e accompagnata dal dialogo, dall’incontro, dal pensarsi insieme, dall’arte di risolvere i conflitti con il diritto! Recentemente Papa Leone XIV, purtroppo inascoltato dai responsabili delle nazioni – ed è preoccupante che i cristiani, tutti, specialmente i cattolici, non prendano sul serio i suoi appelli per il cessate il fuoco, non lo sostengano pubblicamente e ancor più non lo seguano nelle loro scelte – ha affermato: «Le strategie di potenze economiche e militari – ce lo insegna la storia – non danno futuro all’umanità. Il futuro sta nel rispetto e nella fratellanza tra i popoli».
La sua voce raccoglie sempre le voci delle vittime, presenti e passate, e anche le attese degli uomini e delle donne di buona volontà. E l’aspirazione più profonda che gli interessi, i calcoli, non considerano, ma che è nel cuore di tutti: la pace. Il Papa serve questa Madre che è la Chiesa, voce libera e spesso isolata e incompresa, indebolita anche da chi non ne difende l’unità e, quale sia la ragione, così la perde e semina divisione. Per questo Papa Leone XIV ha ricordato come a causa della ripresa del conflitto in Medio Oriente «migliaia di persone innocenti sono state uccise e moltissime altre costrette ad abbandonare le proprie case». Con forza ha chiesto ai responsabili di questo conflitto: «Cessate il fuoco! Si riaprano percorsi di dialogo! La violenza non potrà mai portare alla giustizia, alla stabilità e alla pace che i popoli attendono». «La stabilità e la pace non si costruiscono con minacce reciproche, né con le armi, che seminano distruzione, dolore e morte, ma solo attraverso un dialogo ragionevole, autentico e responsabile», perché si assumano «la responsabilità morale di fermare la spirale della violenza prima che diventi una voragine irreparabile! Che la diplomazia ritrovi il suo ruolo e sia promosso il bene dei popoli, che anelano a una convivenza pacifica, fondata sulla giustizia».
Nelle Interforze oggi vediamo i tanti lati, tutti importanti e necessari, che difendono la nostra casa comune dalle diverse minacce. E la vera difesa è proprio quella che resta tale e non usa la guerra, ma la evita garantendo l’applicazione della legge per risolvere i conflitti. Ecco la Pasqua che invochiamo in questa Quaresima che ci fa affrontare il deserto di vita, l’aridità dei cuori, la tentazione delle idolatrie e del materialismo pratico. Noi abbiamo bisogno di quest’acqua di cui parla il Libro dell’Apocalisse, acque che risanano, che generano vita e vita in abbondanza, che permettono di dare frutti che non cesseranno e saranno medicine.
Non è forse proprio questa la pace, che risana le divisioni e non finisce? Gesù è la nostra pace perché ha messo pace tra la terra e il cielo, ha abbattuto il muro di divisione, ci ha insegnato a riconoscere sempre nell’altro il nostro prossimo, non un estraneo da tollerare, ma un fratello da amare. Questo significa essere cristiani. Quell’acqua è il battesimo che ci ha reso fratelli di Gesù, suoi e ha guarito la nostra vita. Gesù non si rassegna, non si abitua, perché sa che, in realtà, l’attesa di ognuno è di trovare pace, pienezza. La sua Parola cambia la nostra vita, ci fa alzare da noi stessi, guarisce l’anima e il corpo, ci restituisce a noi stessi perché Parola di amore. Era sabato.
I moralisti senza morale, quelli che non hanno capito cosa significa che Dio vuole misericordia e non sacrifici, che giudicano con zelo ma senza amore e tradiscono così la legge che pensano di difendere, perseguitano Gesù perché faceva tali cose di sabato. Gesù ricorda che è il sabato per l’uomo e non l’uomo per il sabato. Al centro di tutto ci sia sempre la persona, che siete chiamati a difendere, verso la quale avere uno sguardo attento, che sa cogliere e affrontare i pericoli che incombono sulla vita, chiamati a dare sicurezza facendo sentire compresi e protetti. Ecco la Pasqua. Inizia dentro ognuno di noi.
E chiediamo a Dio che possiate svolgere la vostra missione, che a ben vedere è proprio la tutela della pace, la difesa dei nostri Paesi, l’impegno per la sicurezza, la custodia della legalità e della giustizia, la presenza nelle case di reclusione, la lotta alla criminalità e alle diverse forme di violenza che rischiano di turbare la pace sociale. E ricordo anche quanti offrono il loro importante servizio nelle calamità naturali, per la salvaguardia del creato, per il salvataggio delle vite in mare, per i più fragili, per la promozione della pace. Gesù affronta la sua Pasqua per accendere sempre la speranza anche quando tutto sembra perduto, perché la vita ricominci. Il bene vince, significa giustizia, lealtà, passione civile, per creare un mondo più umano, più giusto e più fraterno, nonostante le forze contrarie del male. Che sia sconfitta la logica dell’odio, che divide il mondo in amici da difendere e nemici da combattere. Siate testimoni coraggiosi dell’amore di Dio Padre, che ci vuole fratelli tutti. Venga presto la Pasqua della vita che rinasce e della pace più forte del conflitto.
