Messa nella Cena del Signore

“Desiderio desideravi”. “Ho desiderato tanto mangiare questa Pasqua con voi”. “Li amò sino alla fine”. Ecco i sentimenti di chi ci invita. Ecco come Gesù prepara questa Pasqua che è sua ma è tutta per noi. Non è un invito qualsiasi. Un amore così commuove, rassicura, perché ci fa capire quanto è preziosa la nostra vita non per la nostra forza, ma perché amata da Lui. Il suo è amore, quindi è senza riserve e condizioni. A qualcuno un amore così appare eccessivo e limitante. Siamo, infatti, ingannati da un amore epidermico, scelto per convenienza, che finisce quando non conviene più, confuso con il possesso, ridotto ad esperienza momentanea tanto che non ci deve mai legare perché altrimenti abbiamo paura di perderci. Gesù celebra la sua Pasqua per legarsi definitivamente con noi e perché ci sia una Pasqua per ognuno.

Ci ama sapendo che non gli conviene; ci sceglie sapendo che lo tradiamo! L’amore è un legame vero perché circolare. Questa è l’Eucarestia, il ringraziamento per un amore così! Gesù ci insegna ad amare amandoci, donando tutto se stesso. Non ci fa una lezione, non offre l’ennesima interpretazione: ci ama. Dona perché anche noi possiamo donare, non qualcosa, un avanzo, un’avventura, ma l’amore. Non dona un amore virtuale, ineffabile, sfuggente e quindi imprevedibile: è corpo, pane del cielo che nutre l’anima e che ci fa essere uomini della terra. Gesù si pensa per noi e lo fa quando siamo, e purtroppo anche restiamo, lontani, diffidenti, traditori. Ci difendiamo da Lui e ci consegniamo invece al divisore che ci inganna, facendoci cercare una forza che dà sicurezza, che risolva i problemi senza avere problemi, che ci fa credere di salvare noi stessi. Il divisore arriva alla bestemmia di usare il nome di Dio per benedire la morte. Quando i suoi tirano fuori la spada, per difendere Lui oltretutto, Gesù li ammonisce severamente, perché chi di spada ferisce sarà vittima della stessa spada.

La violenza produce violenza e si ritorce sempre contro chi la usa, anche se pensa di avere sicurezza e di vincere. Gesù nella violenza è sempre la vittima e Lui, che può chiamare dodici legioni di angeli e distruggere il potere di Pilato, affronta il male totalmente disarmato. Solo l’amore salva il mondo e Dio è onnipotente solo di amore. In un mondo segnato drammaticamente dalla divisione e dalla violenza, dai banchetti della morte, dai brindisi della violenza, siamo invitati alla cena di un amore pieno, personale, e che è per tutti. Il male distrugge la casa comune e il tempio di Dio che è ogni persona, stordisce tanto che non proviamo compassione per chi muore o, addirittura, giudichiamo le vittime come dei nemici. Diciannove persone sono morte di freddo nel mare Mediterraneo. Di freddo. Tra loro una donna incinta. Quando l’umanitario è giudicato un pericolo, tanto che non si salva la vita delle persone, vuol dire che siamo induriti e accecati. Ma questo atteggiamento deve preoccupare tutti, perché naufraghi della vita lo possiamo diventare tutti. La Presenza eucaristica è la stessa nel fratello, ad iniziare da quello più piccolo di Gesù e, quindi, nostro: l’affamato, l’assetato, il nudo, il forestiero, il malato, il carcerato. A mensa con Lui impariamo ad accoglierci l’un l’altro e ad amarci lavando i piedi al fratello.

Da come ci amiamo saremo riconosciuti. Gesù chiarisce cos’è amore: comunione e servizio, dono umile di sé. Saremo beati se mettiamo in pratica il suo esempio, cioè capiamo in questa vita quello che conta e che non finisce. Tutti possiamo servire, regalare qualcosa, anzitutto dando in elemosina il cuore, cioè volendo bene. La felicità vera è servire più che essere serviti, perché “si è più beati nel dare che nel ricevere”. Viviamo in un tempo in cui si calcola tutto, in cui il forte consuma ma non si lascia consumare, possiede ma non dona. Il servizio è legato alla mensa eucaristica, perché chi si nutre del corpo di Cristo si fa nutrimento di amicizia per il prossimo ad iniziare dai suoi fratelli più piccoli. Nutriti dal pane del cielo spezziamo il pane terreno, altrimenti lo svuotiamo di significato o ne facciamo solo un tranquillante e non amore.

Gesù che lava i piedi ci insegna ad accorgerci del bisogno degli altri, a servirli anche quando non chiedono niente, solo perché hanno bisogno. L’amore vede le povertà. «Chi ha poca carità vede pochi poveri; chi ha molta carità vede molti poveri; chi non ha nessuna carità non vede nessuno», scrisse don Mazzolari.  E aggiunse: «Chi conosce il povero, conosce il fratello: chi vede il fratello vede Cristo, chi vede Cristo vede la vita e la sua vera poesia, perché la carità è la poesia del cielo portata sulla terra».  In questo tempo della forza, dell’odio, della polarizzazione che arma i cuori, le menti e le mani, tra le Nazioni ma anche per strada o nei corridoi di casa, Gesù ci insegna la via della semplicità, i gesti della pace e della comunione. «Senza esempi e senza vita vera il Vangelo diventa una verità lontana che non scalda il cuore di nessuno, un riferimento morale che non entusiasma i cuori», disse Papa Benedetto XVI.

Gesù che dona se stesso fino alla fine è un uomo che sta per morire. Fa parte del Giovedì Santo anche la notte oscura del Monte degli Ulivi. Quella comunione diventa presto solitudine, angoscia, tristezza. Ma Gesù non smette di amare. «L’amore è vero soltanto se disarmato, ha bisogno di pochi ingombri, di nessuna ostentazione, custodisce delicatamente debolezza e nudità», ha detto Papa Leone XIV chiedendo a noi di essere testimoni che si avvicinano “in punta di piedi», «che hanno per metodo la condivisione della vita, il servizio disinteressato, la rinuncia a qualunque strategia di calcolo, il dialogo, il rispetto».

Grazie Signore invisibile che ti mostri, ti fai pane per aprire gli occhi del nostro cuore e ci doni il tuo corpo per non avere paura di donare la nostra vita.

Messa nella Cena del Signore
02/04/2026
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