Dal 6 all’8 maggio si è svolto il congresso annuale dell’Ufficio Nazionale per i beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto della CEI.
Il tema del convegno è stato “Rintocchi e risonanze. Campane e campanili tra tradizione e architettura”. L’incontro ospitato nella Biblioteca del Convento Patriarcale di San Domenico si è tenuto in collaborazione con l’Arcidiocesi di Bologna e la rivista scientifica IN_BO dell’Università di Bologna.
Al centro dei lavori, i temi della conoscenza e della catalogazione delle campane, insieme alle problematiche della prevenzione sismica, del consolidamento strutturale e del restauro dei campanili, con una particolare attenzione al legame tra questi beni e le tradizioni vive delle comunità che li custodiscono.
Tra i protagonisti anche la campaneria bolognese. Nella prima giornata del convegno Pietro Pandolfini, consigliere dell’Unione Campanari Bolognesi, insieme a Davide Zanasi, presidente dell’Unione Campanari Modenesi, hanno presentato una relazione dedicata alla vita dei campanari, alla storicità di questa tradizione e alla sua attualità. Nel loro intervento è stato sottolineato anche il valore delle collaborazioni istituzionali tra realtà locali, Chiesa e Soprintendenza, che rendono l’esperienza bolognese un modello avanzato di tutela e valorizzazione.
Il convegno era stato introdotto da un prezioso evento culturale nella basilica di Santa Maria Maggiore: “Eya Mater”, meditazioni tra rintocchi melodici del XIII e XIV secolo. Nel pomeriggio di giovedì i partecipanti hanno preso parte alla Santa Messa presieduta dal Cardinale Zuppi in Cattedrale e concelebrata dai direttori diocesani presenti. L’Arcivescovo ha richiamato l’immagine del suono delle campane che raggiunge tutti, ha ricordato che la Chiesa non esclude nessuno: “Per la Chiesa nessuno è estraneo, nessuno è lontano”, perché il Vangelo è un invito universale rivolto ad ogni persona”.
I lavori si sono conclusi con la consapevolezza condivisa dell’urgenza di salvaguardare e valorizzare il patrimonio campanario italiano, non soltanto come bene storico e artistico, ma anche come espressione viva di identità, memoria e partecipazione comunitaria.


