La sera di Pentecoste la comunità di Castelfranco Emilia ha ricordato mons. Luigi Roncagli, nel 75° anniversario della morte.
Lo storico arciprete, ha segnato profondamente la vita civile ed ecclesiale della città nella prima metà del Novecento. Accolto dal parroco mons. Luciano Luppi, il Cardinale ha presieduto la Messa nella chiesa di Santa Maria, gremita di fedeli, autorità civili e militari e rappresentanti delle realtà ecclesiali del territorio.
Nel suo saluto iniziale mons. Luppi ha ricordato come Roncagli sia stato «un punto di riferimento per tutti, al di là degli steccati ideologici e politici», tanto che ancora oggi molti anziani lo definiscono spontaneamente «un grande prete», «un grande uomo», «un santo». Al termine della celebrazione, la processione ha raggiunto la chiesa di San Giacomo, dove il Cardinale Zuppi ha benedetto la nuova tomba di mons. Roncagli. Una collocazione significativa, come ha spiegato mons. Luppi, perché proprio Roncagli unificò nel 1924 le parrocchie di Santa Maria e San Giacomo e ne promosse il restauro. La nuova sepoltura si trova accanto a quella del Servo di Dio mons. Vincenzo Tarozzi, figura alla quale Roncagli fu profondamente legato e dalla quale ereditò l’ideale di un sacerdozio umile, povero e totalmente dedicato alla Chiesa e al popolo di Dio.
Nato a Mascarino nel 1881 e ordinato sacerdote nel 1904, don Luigi arrivò giovanissimo a Castelfranco Emilia come cappellano. Dopo pochi anni, il Cardinale Giacomo Della Chiesa, futuro Papa Benedetto XV, gli affidò la guida della parrocchia. Da allora e per oltre quarant’anni condivise la vita della sua gente attraversando due guerre mondiali, la povertà del dopoguerra e le tensioni sociali del tempo. Fu parroco instancabile e uomo di profonda carità. Curò il rinnovamento delle chiese, promosse l’Azione Cattolica e lo scoutismo, sostenne la nascita dell’ospedale cittadino e soprattutto dedicò la sua vita agli orfani e ai giovani, fondando un orfanotrofio (oggi casa famiglia affidata alla Minime di Santa Clelia) e creando spazi educativi e sportivi da cui nacque anche la Virtus che ancora porta il suo nome.
Ma ciò che colpiva maggiormente era il suo stile evangelico: una vita poverissima, segnata dalla condivisione concreta con i più bisognosi. Distribuiva il pane ai poveri, rinunciava al necessario per aiutare gli altri e viveva con essenzialità radicale, fino a essere ricordato come un autentico “prete secondo il Vangelo”.

