Presentata in questi giorni ” Magnifica Humanitas” la prima Enciclica di Papa Leone XIV.
La lettera pastorale del Pontefice non propone semplicemente una riflessione sull’intelligenza artificiale ma prova piuttosto a fare per la rivoluzione digitale ciò che fece il precedente papa Leone con Rerum novarum per la rivoluzione industriale.
Il Papa definisce l’IA una res nova, una “cosa nuova”. Non è un’espressione retorica: alla fine dell’Ottocento Rerum novarum di Papa Leone XIII, raccolse le istanze di profonda trasformazione sociale provocate dalla rivoluzione industriale e dalla questione operaia. Per Leone XIV, dunque siamo davanti ad una trasformazione storica e sociale altrettanto radicale. L’IA non è soltanto una tecnologia avanzata: sta concretamente e diffusamente cambiando il lavoro, la politica, la comunicazione, l’economia e persino il modo di comprendere l’essere umano.
Per questo il Papa usa un’altra espressione molto forte: “disarmare l’IA”. Non significa fermare la ricerca tecnologica o demonizzare gli strumenti digitali. Il Papa vuol mobilitare le coscienze perché l’IA non diventi un dispositivo di dominio. “Disarmare l’IA” vuol dire sottrarla alla logica della guerra, della manipolazione e del controllo totale. Il Papa pensa certamente alle armi sempre più automatiche e ai sistemi militari cosiddetti intelligenti, ma pensa anche a qualcosa di più quotidiano e vicino alla vita delle persone.
Nell’enciclica usa il termine di “colonizzazione algoritmica”. Molto più di quanto percepiamo nella realtà, sono gli algoritmi – cioè i sistemi automatici di organizzazione di scelte e contenuti – a decidere ogni giorno cosa leggiamo, cosa compriamo, quali notizie vediamo, quali contenuti ci vengono suggeriti. Gli algoritmi influenzano il credito bancario, la selezione del personale, i consumi, le relazioni sociali. Il rischio è che poche piattaforme globali finiscano per orientare silenziosamente desideri, opinioni e comportamenti collettivi. Di fronte a questo scenario, Magnifica Humanitas rimette al centro la persona umana. L’uomo è “magnifico” — dice il Papa — non perché potente o tecnologicamente perfetto, ma perché capace di relazione, libertà, amore e apertura a Dio. Il limite umano non è affatto un difetto da cancellare: è proprio esso invece il luogo nel quale nascono la relazione, la solidarietà e il bisogno dell’altro. Nessuna macchina può sostituire la coscienza morale o la responsabilità personale. Emerge qui uno dei punti più originali del documento: la critica del transumanesimo.

