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Paura, rabbia, ma soprattutto bisogno di essere ascoltati.
Sono questi i sentimenti emersi dall’incontro “Con il coltello in tasca”, svoltosi nei giorni scorsi nel Giardino delle Popolarissime di Bologna, dove circa settecento studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado si sono confrontati sul tema della crescente violenza tra i giovanissimi.
L’idea viene da Radioimmaginaria il network europeo realizzato e condotto da adolescenti tra gli 11 e i 17 anni, nato nel 2012 nel territorio bolognese per dare voce ai ragazzi e offrire uno spazio di confronto sui temi che riguardano la loro vita e il loro futuro. Una formula insolita per questo evento: gli adulti, insegnanti compresi, sono rimasti in secondo piano, lasciando spazio alle testimonianze e alle domande dei ragazzi. Attraverso interventi anche anonimi, gli studenti hanno raccontato paure, fragilità e insicurezze, spiegando come, dietro certi comportamenti, si nascondano spesso il bisogno di sentirsi protetti e la difficoltà di trovare punti di riferimento.
Al confronto hanno partecipato il cardinale Matteo Zuppi, Gino Cecchettin, don Claudio Burgio, fondatore della comunità Kayrós e cappellano dell’Istituto penale minorile Beccaria di Milano, insieme agli attori Greta Esposito e Romano Reggiani, protagonisti della serie Mare Fuori.
Dopo aver ascoltato il dibattito tra gli studenti, gli ospiti hanno risposto alle loro domande. Il Cardinale ha invitato a non semplificare il disagio adolescenziale, ricordando che l’adolescenza è un’età complessa che pone domande profonde alle quali anche la Chiesa è chiamata a rispondere con presenza, ascolto e capacità educativa. Al centro della riflessione è risuonata anche l’espressione “Non esistono ragazzi cattivi”, da anni al cuore dell’esperienza educativa di don Burgio. Il sacerdote ha sottolineato l’importanza di comprendere le storie che stanno dietro agli errori e di promuovere una giustizia capace di riparare le ferite, più che limitarsi a punire. Un richiamo condiviso anche da Gino Cecchettin, che ha evidenziato la responsabilità degli adulti nel proporre modelli educativi fondati sul rispetto e sulla relazione. La prevenzione, ha osservato, non può limitarsi a strumenti di controllo come i metal detector, ma deve intervenire sulle cause profonde del disagio, a partire dall’ambiente educativo e culturale in cui i giovani crescono.
L’incontro, realizzato in collaborazione con il Comune di Bologna, ha mostrato quanto sia urgente creare occasioni di ascolto autentico, nelle quali i ragazzi possano esprimere le proprie paure e trovare adulti disposti ad accompagnarli nella costruzione di relazioni più sane e responsabili.


