L'itinerario

Prosegue il lavoro sul Manifesto condiviso alla presenza dell’Arcivescovo

Hanno aderito tutti i Sindaci dei Comuni nel territorio dell’Arcidiocesi

Ciascun Sindaco potrà ora presentare il documento al rispettivo Consiglio Comunale e coinvolgere la cittadinanza

Prosegue il lavoro sul Manifesto “Organizziamo la speranza” condiviso alla presenza dell’Arcivescovo Card. Matteo Zuppi, lo scorso 6 giugno in Seminario, e ora sottoscritto da tutti i Sindaci, appartenenti ai vari orientamenti politici, dei Comuni nel territorio dell’Arcidiocesi. Il documento è frutto dell’itinerario iniziato nel settembre 2025 fra l’Arcivescovo e i Sindaci e predisposto dalla Commissione formata da rappresentanti dell’Ufficio diocesano per la Pastorale Sociale e del Lavoro, della Facoltà Teologica dell’Emilia-Romagna, alcuni Sindaci dell’Area Metropolitana, esperti ed ex amministratori. Ciascun Sindaco firmatario potrà ora presentare il documento al proprio Consiglio Comunale e coinvolgere la cittadinanza. Sul sito dell’Arcidiocesi www.chiesadibologna.it sono disponibili documenti e altre informazioni.

A questo link è disponibile il testo integrale del Manifesto.

Qui il servizio di cronaca della presentazione del Manifesto dello scorso 6 giugno.

 

Segue il contributo di monsignor Stefano Ottani, Incaricato diocesano per l’itinerario «Organizziamo la speranza»:

Concludere per rilanciare: questa potrebbe essere la sintesi del percorso dei Sindaci che hanno sottoscritto il Manifesto “Organizziamo la speranza”.

Il percorso era partito lo scorso 27 settembre 2025 dall’invito del cardinale Matteo Maria Zuppi ad un incontro con tutti i Sindaci del territorio dell’arcidiocesi di Bologna, perché – come insegna il Magistero della Chiesa – l’azione politica e amministrativa è “la forma più alta di carità”.

Il punto di partenza è stata questa idea alta di politica e di amministrazione, a fronte di una prassi spesso polarizzata e demotivata, e mirava a promuovere la partecipazione come base di democrazia e bene comune.

Ne è scaturito un itinerario lungo e articolato, guidato da una Commissione costituita da Sindaci in carica, teologi ed esperti di ‘cose’ della politica, che ha visto momenti assembleari e lavori di gruppo, in presenza e da remoto.

Un itinerario ricco per contenuto e metodo. Anzitutto perché ha messo a fuoco la speranza quale scopo del servizio al bene comune: oggi non c’è contenuto più adeguato della speranza della pace, come insieme delle condizioni che permettono ad ogni persona di vivere e realizzare se stessa.

Una rilevante acquisizione è stata porre come struttura portante i “quattro principi relazionati a tensioni bipolari propri di ogni realtà sociale” indicati da papa Francesco nell’esortazione apostolica “Evangelii Gaudium” (il tempo superiore allo spazio; l’unità prevale sul conflitto; la realtà è più importante dell’idea; il tutto è superiore alla parte), tenendo come soggetto e destinatario la persona, non per le sue prestazioni, ma per la sua inalienabile dignità. Non ultimo valore, non solo metodologico, il lavoro comune che ha accompagnato tutto l’itinerario, manifestando la possibilità di convergenze che superano le diverse appartenenze.

Il Manifesto è stato sottoscritto lo scorso 6 giugno alla presenza del cardinale arcivescovo, decidendo contemporaneamente di dare anche a chi non era personalmente presente la possibilità di manifestare la propria adesione per via telematica. Sono state così raccolte le adesioni di tutti i sindaci dei Comuni del territorio diocesano; un numero che documenta la larga condivisione di cui l’intero itinerario ha goduto.

La soddisfazione per l’iniziativa ha portato anche a domandare che non rimanga un fatto isolato, ma che la Chiesa si faccia ancora promotrice di occasioni per una riflessione più alta, non coartata dalle ricorrenti emergenze particolari.

Ora il testo del Manifesto, che si può trovare integralmente sul sito della Chiesa di Bologna, viene affidato a ciascun Sindaco perché autonomamente decida o la semplice trasmissione informativa al proprio Consiglio comunale, oppure un più ampio coinvolgimento anche della popolazione. Questa è stata infatti una richiesta emersa nella fase finale: non accontentarsi di affermazioni di principio ma avviare percorsi esemplari modulati sulle diverse situazioni locali, mostrando anche in questo la possibilità di un’amministrazione a servizio del bene comune.

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