Veglia di preghiera per la pace e la giustizia in Terra Santa

Questo luogo fu scelto dalla Chiesa di Bologna come “casa di contemplazione e di orazione”, “per tutte le necessità degli uomini, per il mare di sofferenze e di peccati che ricopre la terra, per tutti gli animi che consapevolmente o inconsapevolmente anelano alla verità e alla salvezza”. È il compito affidato e condotto con fedeltà e fraternità universale dalla Piccola Famiglia dell’Annunziata.

Essa ci aiuta a connetterci spiritualmente a “quanti hanno imporporato del loro sangue tutta la nostra regione” unendoci alla continua invocazione delle vittime e dei credenti “per la concordia dei popoli e delle fazioni, e per la conversione dei cuori”.  Tutti. La voce del sangue dei nostri fratelli – sempre fratelli, sia Abele che Caino – grida a Dio ma anche agli uomini che non ascoltano o si abituano. La preghiera ci sveglia e aiuta a comprendere la drammaticità e l’urgenza di quel sangue che grida. Ad una generazione spesso sguaiata, compulsiva, tanto da essere volgare e distratta sugli altri perché ossessionata dall’io, questo luogo impone silenzio, sobrietà, ascolto, e chiede con delicata forza di scegliere. La prima scelta è ascoltare Dio e ricordarci che siamo custodi di nostro fratello. La seconda è quella di mettere da parte ciò che divide per cercare quello che unisce. Non è scontato farlo, perché la polarizzazione enfatizza la diversità, tanto da arrivare a perdere anche il buon senso o il civile confronto.

Ha detto Papa Leone XIV in Spagna: “Oggi, la tentazione di guadagnare popolarità soffiando sul fuoco delle polarizzazioni sembra crescere, invece di diminuire; la dignità umana non cessa di essere violata. Allora abbiamo bisogno di cultura, di interiorità, di educazione libera e di qualità, di trascendenza”. Ci deve unire la difesa della persona, qualsiasi, e qui comincia la pace. Umilmente, ma fermamente, chiediamo al Dio della pace di piegare l’orgoglio degli uomini e di ispirare a quanti hanno il potere ultimo di decidere le sorti delle Nazioni, di percorrere la via del dialogo per risolvere i problemi.

La voce di Dio ci aiuta ad ascoltare il grido, perché è un grido terribile, muto come le lacrime di un fanciullo, disperato come quello delle Rachele che non vogliono essere consolate, silenzioso come quello di un padre che guarda tanto orrore e rimane senza respiro e non sa capacitarsi. La preghiera è ascoltare questo grido insieme a Dio, ma anche ascoltare quello che Dio ci chiede: scegliere il bene, capire il peccato, che è accovacciato alla porta del nostro cuore, dominare l’istinto che purtroppo diventa un vortice di violenza che, inevitabilmente, fa precipitare più profondamente nella voragine della guerra.

Guai a chi semina morte! Guai a chi pronuncia parole di disprezzo dell’altro, di odio, di violenza e prevaricazione, che arrivano a calpestare il diritto o lasciano impunita la violenza de facto legittimandola! Guai a chi riduce Abele a un effetto collaterale, tanto da sentirsi giustificato nel farlo, a chi ritiene addirittura pericoloso condannare la violenza come se farlo fosse complicità col nemico, cedevolezza che permette al nemico di colpire! È questa la terribile logica del vortice della violenza, e quando si perde la proporzione nell’uso della difesa si generano nemici, finendo pure per disprezzare gli strumenti indispensabili per costruire il futuro di pace e giustizia, come la diplomazia e il diritto.

I credenti, i figli di Abramo, devono essere uniti nel condannare la violenza, qualsiasi essa sia, liberandosi da ideologie e visioni che non hanno niente a che fare con la fede, cancellano il prossimo o lo rendono un nemico da abbattere. È molto saggio Papa Leone XIV quando dice che “sottrarsi alla cultura della potenza e abbattere i muri che separano fra loro gli esseri umani non è mai tradire la famiglia, la città, la tradizione, ma liberarle dai loro fantasmi, da nemici inventati per paura e ignoranza, dalla violenza con cui si vorrebbe imporre il proprio piccolo ordine su una realtà che da ogni parte ci supera”. “Fidarsi di Dio è ritrovare un mondo di fratelli e sorelle da apprezzare e servire, non da sfruttare e dominare. Non un mondo da difendere, ma da abbracciare”. I credenti, se sono tali, devono cercare la via dell’unità e della riconciliazione, quelle che garantiscano i diritti dei due popoli, non accettando, però, che si parli di soluzioni senza creare soluzioni reali. Conosciamo bene la tragica catena di violenza, di odio, semi che in Terra Santa sono cresciuti nei cuori, tanto da farla diventare inestricabile.

Chi chiede pace e giustizia non è ingenuo o ha perso la memoria. Anzi, proprio perché ha memoria e non smette di commuoversi per quel grido e per ogni sopruso, sa che siamo chiamati ad un amore più forte dell’odio, capace di affrontare le inevitabili avversità nella strada della pace e della giustizia, contrastando la violenza. Altrimenti l’odio continuerà a inquinare i cuori e le relazioni, rendendoli impossibili, a caricare l’ambiente di un’elettricità tale che con un niente si scatenano reazioni istintive, quelle di Caino. Per contrastare la guerra permanente, la guerra che chiede altra guerra, la guerra all’infinito di chi non sa sapersi o non volersi più pensare in pace, occorre iniziare la pace e costruirla poco alla volta. Non siano deluse le scintille di speranza per le legittime aspirazioni del popolo israeliano e del popolo palestinese. «Non c’è pace duratura senza giustizia, ma non c’è vera giustizia se l’altro non è riconosciuto come persona, non come strumento o ostacolo».

I figli di Abramo sono chiamati ad essere per questo fratelli tutti. Dio ci sceglie ma ci chiede di rispettare la sua volontà, ricordando che siamo custodi gli uni degli altri e non superiori. Uccidere, anche con le parole, è bestemmiare Dio. Per questo oggi all’inizio della nostra Veglia abbiamo chiesto perdono. Chiediamoci perdono gli uni gli altri. Le persone davvero grandi lo sanno fare. È la premessa per uscire dal vortice della violenza. Questa sera sentiamo vicini i nostri fratelli cristiani della Terra Santa, e ringraziamo della presenza della Piccola Famiglia che fisicamente rappresenta questa comunione. Essi ci aiutano a vivere il legame che ci unisce a tutti i cristiani delle tante Chiese che soffrono e ci aiutano a fare nostro il grido di tutti gli Abele. Questa sera abbiamo ascoltato voci di tanta sofferenza. Le ricordiamo tutte, ad iniziare da quelle disperate del 7 ottobre e tutte quelle che da quel giorno sono salite al cielo. L’unica risposta è la pace, contro tutte le violenze che tolgono all’altro il diritto a esistere. Anche per questo come non condannare la violenza dei coloni che entrano nei villaggi per colpire o provocare una reazione che giustifichi un abuso maggiore?

Tra il 14 marzo e il 12 giugno 2026, secondo il Segretario Generale dell’Onu, sono state autorizzate 4.750 nuove unità abitative in Cisgiordania e Gerusalemme Est e approvati 34 insediamenti. Il parere consultivo della Corte Internazionale di Giustizia del 19 luglio 2024 afferma che Israele è tenuto a cessare immediatamente ogni nuova attività di insediamento, evacuare i coloni e porre fine quanto prima alla propria presenza illegale nei Territori occupati. Non possiamo accettare, come ha detto il Patriarca Pizzaballa che la violenza sia il criterio generale di lettura delle relazioni a Gaza, in Cisgiordania, in Israele, in Palestina. Ecco, restiamo sotto la croce per aspettare la resurrezione. Ogni morte violenta per mano di altri uomini è la notte, il sole si eclissa su tutta la terra, perché si perde il mondo intero che è quella persona. Forse per farcelo capire lo vedremo tra poco!

Commentava don Giuseppe Dossetti: “Quanto più ciascuno di noi curerà di essere pace, in questo senso profondo e continuo, [tanto più] sarà facile che ci sia anche la pace esterna tra le comunità, tra i popoli, tra le nazioni. La pace più profonda è diffusiva. Quello che l’uomo ha nel cuore a questo proposito, si diffonde. Anche il silenzio si trasmette. Ecco, la preghiera è affidare al Dio della pace le vie perché questa venga, ma è anche la scelta di essere operatori di pace. Sia incessante la nostra preghiera. La Terra Santa diventi terra santa, perché dal Santo siamo chiamati ad essere santi. Sia luogo di pace, giustizia e riconciliazione.

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12/08/2026
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