Qualche volta ci vengono pensieri che non vorremmo, soprattutto se ci confrontiamo con avversità tanto più grandi di noi, che durano a lungo e sembrano senza soluzione. È proprio quello che accadde al profeta Geremia. Sembra che la colpa delle cose che non vanno, della violenza che deve affrontare e svelare, sia del Signore. Forse non ne poteva più, e così finì per pensare che il problema non fosse la violenza ma il Signore che lo aveva inviato a contrastarla. Ma dentro Geremia, come in ognuno di noi, c’è un fuoco di amore, che brucia la delusione, le incomprensioni, la solitudine, che ci fa capire quanto il Signore ci ama e vuole il nostro bene e, soprattutto, ci sta vicino nelle difficoltà, nelle avversità. Ed è questo che ci dà forza per non arrenderci di fronte a un mondo così segnato dalla cattiveria, folle, che sceglie le armi invece del dialogo che uccide, chiunque, solo per uccidere e per fare male.
Le vittime non contano nulla: sono effetti collaterali. Ecco perché non conformarsi a un mondo così. Lo possiamo fare quando capiamo la volontà di Dio, quello che “è buono, a Lui gradito e perfetto”. Lo diciamo nel Padre Nostro: “Sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra”. La terra inizia a diventare un po’ un pezzo di cielo quando “facciamo” la sua volontà, cioè la mettiamo in pratica. In cielo sarà piena la volontà di Dio e finalmente le persone impareranno ad amarsi, piangeranno insieme e rideranno insieme, non ci sarà bisogno di chiedersi perdono perché il male non ci sarà più, semmai faranno a gara a chiedere perdono, si abbracceranno, insomma si vorranno bene pienamente, donando tutto e ricevendo tutto.
Possiamo cominciare già oggi? Sì! Questo Villaggio senza Barriere ne è la prova! Le divisioni sono sempre frutto del male e questo Villaggio – senza barriere e senza confini come la simpatia e l’amicizia – ci insegna ad abbatterle. Quanta consolazione, quante lacrime asciugate, quanta solitudine vinta! Gesù è in mezzo a noi e ci aiuta a fare la volontà di Dio, perché questa è la comunità.
Gesù confida il segreto più grande, quello che probabilmente lo preoccupava. Per se stesso e per i suoi discepoli – ricorderete che nell’Orto degli Ulivi provò tristezza e angoscia, soffrì molto –, perché sapeva bene che loro sarebbero rimasti male e “turbati” della sua sconfitta e avrebbero fatto fatica a capirla. Gesù doveva andare a Gerusalemme, soffrire, venire ucciso e risorgere il terzo giorno. Questa parte finale i discepoli proprio non la capiscono. Così anche noi. Crediamo poco che dopo la sofferenza c’è e ci sarà la resurrezione, la vittoria sul male e crediamo così poco che per risorgere bisogna prima morire, affrontare il male fino alla fine, proprio come fa Gesù.
Pietro addirittura rimprovera Gesù! Non si rende conto, perde le proporzioni, rimprovera il maestro! Come è possibile? Pietro ama Gesù e pensa che lui è il Messia, il Salvatore. E pensa, quindi, che il Messia debba vincere, ma come fa il mondo, con la potenza del mondo, come fanno i grandi della terra che dominano sulle Nazioni e impongono loro il volere. Come è possibile che Gesù, che è il figlio di Dio, che comanda su tutto, muoia? Lui condanna, non è condannato, così pensa Pietro, che ragiona secondo il mondo, senza amore! Lui deve vincere, non può essere sconfitto! Questo scandalizza Pietro, e il mondo ancora oggi.
Per il mondo il limite è una sconfitta inaccettabile. Tutto ciò che appare come “limite” – incapacità, malattia, vecchiaia, sofferenza, vulnerabilità – tende a essere letto anzitutto come difetto da correggere più che luogo in cui l’umano matura e si apre alla relazione. Dobbiamo, invece, ricordare che l’umano non fiorisce malgrado il limite, ma spesso attraverso il limite. È a partire dall’esperienza che si fa del limite “che trovano spazio la compassione, la sincera inquietudine di fronte ai bisogni degli altri, la generosità che sorprende anche in mezzo all’oscurità e al fallimento, l’esperienza spirituale e l’adorazione di Dio”.
Lo vediamo in tanti momenti in cui il limite si fa concreto nella nostra vita, quando riceviamo un rifiuto, quando soffriamo per la malattia o la morte di una persona amata, quando sperimentiamo l’incapacità o il fallimento. Proprio in questi frangenti, misteriosamente, possiamo trovare una saggezza nuova, toccare con mano l’affetto delle persone e sperimentare la presenza del Signore. Ciò che salva l’umano non è l’autosufficienza potenziata, ma una relazione che libera, una comunione che trasforma. È l’amicizia.
Pietro fa il super uomo. Gesù gli insegna ad essere umano. Pietro pensa di salvarlo dicendogli: “Pensa per te”, e proprio non lo capisce perché non ha ancora capito il suo amore. Quando lo capisce cambia tutto, si mette a piangere anche per il suo poco amore, e cambia perché capisce quanto Gesù lo ama così per quello che è. Pensare secondo Dio è pensare con amore. Pensare secondo gli uomini è pensare con la forza. Chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. Voler bene non è buttarla via, annullarla, non ricordarsi dove l’abbiamo messa. Anzi, qui la troviamo e siamo contenti di dare tutto e ricevere tutto, gratuitamente come è l’amore, con un solo interesse: che gli altri stiano bene, che incontrino l’amore, quello nostro e quello di Gesù, che ci ha amati e ci insegna ad amare.
Perdere la propria vita significa regalarla. È la gratuità. Te lo do non perché mi conviene, ma perché ti amo e ti regalo del tempo, dell’intelligenza, dalle parole, dei gesti! Quando uno al contrario vuole guadagnare il mondo intero, cioè vuole possedere, prendere, fare suo, fa la guerra, si impone, e fa di tutto per impadronirsi. Chi si preoccupa solo di sé e del proprio mondo, difendendosi dagli altri, si perderà. E finirà per ragionare secondo il male, che ci vuole divisi, ognuno per sé, incapaci di volersi bene, di quel bene per cui quello che è suo è anche mio, perché lo amo e sono contento di quello che ha e l’altro è contento di quello che ho io.
Non basta guadagnare, non basta consumare, la felicità non sta nel possedere. Non troviamo lì la felicità. Non vogliamo essere come quelli che pensano che i soldi siano più importanti delle persone, o come coloro che amano solo quelli come loro perché non sanno amare! Non vogliamo conformarci a un mondo cattivo e violento, perché la violenza rende tutti più cattivi. Che gioia aiutarci assieme. E qui sarebbe strano non aiutarsi, non abbracciarsi, non stare insieme! A qualcuno sembra strano che l’aiuto arrivi senza chiedere nulla! Sì.
Ma è strano, in realtà, uno che non sa amare, perché siamo fatti per questo! Il mondo pensa alla cultura della potenza. Noi pensiamo alla civiltà dell’amore. E che inizia da me. Infatti, solo chi si dona riceve la sua vita. Con altre parole possiamo anche dire: solo colui che ama trova la vita. Ecco dove nascono la simpatia e l’amicizia! Simpatia, cioè emozionarsi insieme, provare gli stessi sentimenti, fare miei i tuoi. Ecco l’amore. E amico è colui che si ama, è l’amato. E Gesù ci chiama amici e non servi.
