“Beato l’uomo che si dedica alla sapienza e riflette con la sua intelligenza”. La propria intelligenza, non quella degli altri e tanto meno quella artificiale. Solo se funziona la nostra sapienza siamo in grado di usare bene l’altra, altrimenti finiremo artificiali anche noi! La sapienza di cui parla la Parola di Dio è molto umana, la più umana, possibile a tutti, è quella per la quale dovremmo non vivere come bruti, e che non si studia nei libri ma leggendo e vivendo il libro dell’amore che è il Vangelo. È la sapienza di chi ama, quella che fa esultare Gesù, perché è quella dei piccoli e non dei dotti e degli intelligenti. È la sapienza dei cristiani, sapienza dell’incontro che vede il prossimo, e lo rende tale perché lo guarda con amore; sapienza della vera rivoluzione copernicana che è pensarsi in relazione con l’altro e non tutto in relazione a sé; sapienza di amare e non di possedere; di servire e non di imporsi; di rendere grandi gli altri e non di umiliarli per sentirsi importanti.
È la sapienza di ringraziare per i doni ricevuti e non di pensare che tutto sia un nostro diritto, perché solo quando tutto è grazia tutto dà gioia! Sapienza di sapersi accontentare di quello che si ha, proprio per vivere la continua ricerca del nuovo e di amare sempre di più; di non giudicare per non diventare prigionieri dei propri giudizi. La Parola di Dio, nell’incertezza e nella confusione del mondo e della nostra vita, ci aiuta a trovare noi stessi e ci indica una prospettiva bellissima, davvero un sogno che diventa realtà e rende la realtà un sogno. Il Signore non ci fa entrare in un’altra dimensione ma ci fa entrare nella storia. Impariamo a vedere nel seme i suoi frutti, a riconoscere oggi quello che sarà domani, a sperimentare nel buio terribile della croce la luce tenera della Resurrezione.
La Parola di Dio vuole dare risposta vera a quella inquietudine, a quella nostalgia di Dio, a quella domanda di senso che ognuno di noi porta dentro di sé. E non dimentichiamo che anche il nostro prossimo cerca quello che non finisce e che ha tanto bisogno di speranza, di fiducia, di amicizia vera e disinteressata, di protezione, di cura e non di morte, insomma di un amore che non deluda e inganni. Gli Atti degli Apostoli – li continuiamo a scrivere anche noi oggi – ci descrivono i frutti del Vangelo: la comunità di persone che si amano e si pensano insieme, in comunione, anticipo di quella del cielo, quando saremo una cosa sola, senza paure, diaframmi, divisioni, confronti, sospetti, classifiche. La Casa del Padre inizia quando tutto quello che è suo è mio e quindi nostro.
Il male, invece, ci mette sempre gli uni contro gli altri, ci rovina perché siamo fatti per stare insieme, ci fa arrendere alle prime difficoltà. L’individualismo, di singoli o di gruppi, produce suprematismo, arroganza, distrugge la persona così come il nazionalismo distrugge le Nazioni. I credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune. Ognuno desidera pensarsi insieme ed essere parte di un tutto e non un’isola, capirne il valore perché gli altri ti riconoscono. Tutto insieme e tutti insieme, perché quando ci amiamo scopriamo che siamo fatti gli uni per gli altri. Non tutti uguali, ma tutti insieme.
Diceva Papa Benedetto XVI: “Nell’Eucaristia Gesù ci nutre, ci unisce con Sé, con il Padre, con lo Spirito Santo e tra di noi, e questa rete di unità che abbraccia il mondo è un’anticipazione del mondo futuro in questo nostro tempo. La comunione è un dono anche con conseguenze molto reali, ci fa uscire dalle nostre solitudini, dalle chiusure in noi stessi, e ci rende partecipi dell’amore che ci unisce a Dio e fra di noi. La ‘comunione’ è veramente la buona novella, il rimedio donatoci dal Signore contro la solitudine che oggi minaccia tutti, il dono prezioso che ci fa sentire accolti e amati in Dio. Nella Chiesa il Signore rimane sempre contemporaneo con noi. La Scrittura non è una cosa del passato. Il Signore non parla nel passato ma parla nel presente, parla oggi con noi, ci dà luce, ci mostra la strada della vita, ci dà comunione e così ci prepara e ci apre alla pace”.
Ma questo richiede una scelta: vendere le loro proprietà e sostanze, che poi significa usarle per il bene di tutti. Non rinunciare, ma condividere “secondo il bisogno di ciascuno”, capendo quello che serve, perché non ci sia chi è senza e chi ha troppo. Vivessimo la Chiesa come comunità! Se metti al centro Dio e il prossimo tutti troviamo quello che serve! Ecco, questo è il sale della terra, perché il sale è l’amore che ci unisce, che rende tutto saporito, anche le difficoltà. Non è un imperativo, ma un indicativo: noi lo siamo già! Il sale dona il sapore, diventa insignificante proprio quando non si perde. È il sapore che doni al prossimo che resta con te e con noi! Noi, accesi dall’amore del Signore, siamo la luce, cioè la speranza che illumina il buio, lo spiraglio che penetra l’oscurità, a volte terribile, della notte. Non mettiamo la nostra luce sotto il moggio per paura, per rinuncia, per illuminare solo il nostro piccolo, per mediocrità. L’amore vero non è mai mediocre e non si misura con la prestazione del mondo!
Quando vogliamo bene siamo luminosi, anche fisicamente! E risplende la nostra luce, gli altri vedono le nostre opere buone e rendono gloria al Padre nostro che è nei cieli. “Fare le cose” per il Signore ci fa essere noi stessi, ci unisce, ci rende forti e ci libera dalla tentazione dell’individualismo. Ecco, San Marino continua a dare luce e speranza e ci chiede di aiutarlo, iniziando ad aiutare chi è più povero, quei fratelli più piccoli di Gesù che sono nella necessità. I santi non sono i perfetti – quelli sono i farisei che si riempiono di meriti e apparenze – ma chi ama, come può e con tutto se stesso, cioè con il cuore. Amano Dio e per questo amano il prossimo, sono gentili, non si rassegnano per le inevitabili difficoltà o per le personali contraddizioni.
Non sono superiori, anzi sono quelli che si sono fatti inferiori, più piccoli, che non hanno una considerazione alta di sé, che non hanno cercato la ricompensa o la convenienza, e donano quello che hanno con gioia e per questo sono diventati ricchi, proprio perché padroni di quel tesoro che non lo porta via nessuno dal nostro cuore, perché depositato nel cuore degli altri e nel cuore di Dio. Ecco cosa cercava e viveva San Marino. È il tesoro più prezioso che avete, in un luogo e con un nome di un santo che da sempre vi unisce e vi definisce. Cosa ci chiede oggi San Marino? La città ha bisogno di persone che amano e si pensano insieme, non che discutono dell’amore o si fanno padroni! Ve lo ha ricordato Papa Leone XIV, nella sua bellissima e recente visita, riconoscendo il primato di essere la più antica Repubblica del mondo.
Ci sarà un motivo se siete nati intorno a un uomo di Dio, siete stati uniti da lui perché lui vi ha unito a Cristo. La fraternità cristiana, e umana, è sempre universale. Da uomo libero, perché amante di Cristo amore, ci ha lasciato la libertà. Liberi perché uniti, non liberi perché sciolti e, quindi, legati alla catena più soffocante e infernale che è quella del vivere per se stessi. Libertà e comunione stanno o cadono insieme. San Marino è sempre raffigurato in modo da tenere stretta tra le sue mani, e vicina al suo cuore, la città, e così la unisce, insegna a volersi bene, a rispettarsi, ad aiutarsi, insomma, a pensarsi insieme. Comunione, non uniformità, con «l’armonia che nasce quando ciascuno si assume la propria parte e tutto il popolo riconosce che la sua forza viene dal Signore». Un attestato, che è anche una responsabilità, “della laboriosità e dell’ingegno di questo popolo e di questa terra”. Siete piccoli e per questo capaci di cose grandi per voi e per aiutare il mondo.
Papa Leone XIV ha parlato della diplomazia e del multilateralismo, come vie privilegiate per coltivare le relazioni internazionali e promuovere l’intesa tra le Nazioni. La diplomazia può costruire ponti di conoscenza e di collaborazione. Ricordo che nella vostra stessa Costituzione avete recepito la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, la Costituzione del pensarsi insieme nell’unica famiglia umana. Ce n’è un enorme bisogno! Qui da voi le decisioni sono prese in comune. Siete liberi perché vi pensate insieme, non pensate tutti le stesse cose, ma insieme. C’è un rapporto stretto tra la cultura della potenza, e il riarmo che questa richiede, con la debolezza delle istituzioni che dovrebbero unire, con il saper parlarsi, spiegarsi, darsi fiducia. Il cuore si riempie di paura e rabbia, di indolenza egoistica e di riarmo. Non ci si pensa in comunità, ma solo in isole contrapposte.
Quanto odio abbiamo versato e quanto veleno nei pozzi d’acqua! Chi li purifica e come ci si riconcilia? Liberi per costruire la pace, ed essere operatori di pace significa attenzione ai deboli, specialmente ai più poveri, la promozione per la pace e il dialogo, l’edificazione di una fraternità universale e l’attenzione ai diritti umani. Si torna a preparare la guerra, non la pace! È molto diverso, vuol dire che non si è ripudiata la guerra, non si è riposta la spada nel fodero. Costruire un ponte, come sappiamo, è ben più difficile che tirare su un muro. Richiede coraggio, vedere quello che unisce anche quando non c’è nulla, rischiare. Ogni guerra si nutre invece della demonizzazione dell’altro, di risentimenti, di torti reali o presunti accumulatisi in anni e decenni di odio. San Marino non a caso era un esule, cioè un forestiero, e vi ha reso familiari tra voi e verso tutti. Quanti esuli, rifugiati politici, perseguitati, la Repubblica del Titano, sull’esempio del suo fondatore, cristiano in fuga dalla grande persecuzione di Diocleziano, ha accolto nel suo pur limitato territorio? Lo faceva perché cristiano.
O glorioso San Marino, che con fede incrollabile e coraggio hai donato libertà a questa terra, ascolta la preghiera dei tuoi figli devoti. Veglia su di noi e sulla nostra amata Repubblica, fa’ che il tuo esempio di santità e dedizione ispiri i nostri cuori. Rendi vivo in noi l’amore per la patria, la passione per la giustizia e la fedeltà ai valori della libertà. Guidaci nel cammino quotidiano, affinché rispettiamo sempre le leggi divine e umane, e custodiamo con impegno la pace e la concordia. Concedici la tua protezione, perché, sotto il tuo sguardo benevolo, possiamo prosperare nell’armonia e nella fratellanza, onorando il tuo nome e seguendo il tuo esempio eterno. Amen.
