Ascoltiamo Madre Teresa, le sue parole, scritte con la sua vita, testimonianza ferma e umile, piccola e grande, semplice e piena di sfumature, universale come deve essere sempre l’amore. Ma che amore è quello che vale solo per chi è uguale a me? Non è amore e, certamente, non è cristiano! Ricordiamoci che tutti siamo chiamati a essere santi. Non a sacrificarsi per essere ciò che non siamo ma a cercare di essere quello per cui il Signore ci ha voluto su questa terra, per cui siamo quello che siamo e che non riusciamo a capire. Così interroghiamo continuamente lo specchio – come Narciso – con i suoi tanti interpreti e indicatori, ma è solo specchiandoci e perdendoci nell’altro, cioè nel prossimo e in quel primo e ultimo prossimo che è Dio, che troviamo chi siamo.
Siamo noi a Sua immagine e non Lui alla nostra, ed è vedendo Lui che capiamo il pezzo unico che abbiamo dentro di noi. A volte facciamo dire al Signore quello che vogliamo noi e finiamo per diventare idolatri del nostro io. Se siamo qui, così, con la nostra storia, con i nostri limiti – il santo non ha cercato la perfezione, ha cercato di amare più che poteva e di amare fino alla fine e soprattutto con tutto se stesso – capiamo scegliendo di amare, iniziando a farlo, continuando a farlo e cercando sempre di migliorare. Madre Teresa ha speso la sua vita per servire. Quanto aveva ragione Papa Francesco quando diceva che se uno non vive per servire non vive, non serve a niente o finisce per servire il nemico dell’amore, l’invidioso della vita, il male!
Il profeta Isaia ci indica qualcosa di decisivo che se, lo prendessimo sul serio, ci cambierebbe la vita! Altro che tranquillanti, eccitanti, droghe per mantenere la prestazione, per farsi forti! Se dividi il pane con l’affamato, introduci in casa i miseri, senza tetto, se vesti uno che vedi nudo, – senza trascurare i tuoi parenti, cioè non farlo contro i tuoi ma fallo come se tutti fossero tuoi parenti, compresi quelli di sangue! – allora, se fai questo, ma prima devi farlo, “la tua luce sorgerà come l’aurora, la tua ferita si rimarginerà presto”. Mi ha sempre colpito questa affermazione del profeta, così vera e che ci aiuta a capire l’indicazione evangelica: se perdi trovi, se regali avrai, se ami sarai amato. Se aprirai il tuo cuore all’affamato, se sazierai l’afflitto di cuore, allora brillerà fra le tenebre la tua luce, la tua tenebra sarà come il meriggio, sarai come un giardino irrigato e come una sorgente le cui acque non inaridiscono.
Che vogliamo di più? Altro che centri di bellezza! Il tuo tramonto sarà un’aurora e il tuo deserto un giardino! Se ami il prossimo ti amerai e troverai amore, speranza, senso. Capiamo e conosciamo Dio solo se amiamo. Per questo i piccoli lo conoscono e i sapientoni no. Perché non amano. Se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l’amore di Lui è perfetto in noi. Una sintesi semplice è quella che sottolinea che si dovrebbe pensare più a far bene che a star bene, e così si finirebbe anche a star meglio. Investiamo nell’amore per i poveri? Chi è?
Continuiamo a domandarci. Se ami lo scopri. Il primo amore è l’ascolto, prendere sul serio, liberarsi dai pregiudizi, dall’indifferenza, per cui non incontriamo, non guardiamo negli occhi, non pensiamo che l’altro ha bisogno. Guardiamo con amore e scopriamo tanta sofferenza, tante opportunità per amare, l’amore è un sentimento forte, che deve mandare via il male. Ma non è una lezione, un giudizio da dare: è amore. Ad iniziare da quello per i più poveri, non sappiamo perché uno di loro ha fame, non ci interroghiamo se è stata colpa sua. Ha fame e dobbiamo dare da mangiare. Poi se ami toglierai la causa della fame. Ma solo amandolo.
Madre Teresa ebbe due chiamate. Dopo essere entrata nelle Suore di Loreto avvenne la seconda. “Il 10 settembre 1946, mentre ero in treno diretta a Darjeeling per fare gli esercizi spirituali, sentii la ‘chiamata dentro la chiamata’. Gesù, dentro di me, mi chiedeva la disponibilità a lasciare tutto e a fare il suo lavoro nei sobborghi, per servire i più poveri. Io provai ad avanzare perplessità: ‘Mio Gesù, quello che mi chiedi è troppo grande per me. Riesco a malapena a comprendere la metà delle cose che desideri. Non sono degna, sono peccatrice, sono debole. Vai, Gesù, e cerca un’anima più degna e più generosa’. Ma più pregavo, più diventava chiara la voce nel mio cuore. Essa mi diceva: Hai sempre affermato: fa’ di me ciò che vuoi! Ora voglio agire. Lasciami fare, mia piccola sposa, mia piccola cara. Non temere, io sarò sempre con te … Lasciami agire, non respingermi. Confida in me con amore, confida in me ciecamente. Fu una chiamata in seno alla mia vocazione, una seconda chiamata. Sapevo che quella era la Sua volontà e che dovevo seguirLo. Non c’era dubbio che quella sarebbe stata la Sua opera”. Dio ha per ciascuno un disegno ben preciso, un progetto da realizzare: il discorso sulla vocazione è per tutti e non solo per preti e suore, e solo nella risposta a questa chiamata l’uomo realizza pienamente se stesso.
Madre Teresa ci offre alcune indicazioni molto concrete: “Non permettere mai che qualcuno venga a te e vada via senza essere migliore e più contento. Sii l’espressione della bontà di Dio. Bontà sul tuo volto e nei tuoi occhi, bontà nel tuo sorriso e nel tuo saluto. Ai bambini, ai poveri, a tutti coloro che soffrono nella carne e nello spirito offri sempre un sorriso gioioso. Dai a loro non solo le tue cure ma anche il tuo cuore. La peggiore malattia oggi è il non sentirsi desiderati né amati, il sentirsi abbandonati. Vi sono molte persone al mondo che muoiono di fame, ma un numero ancora maggiore muore per mancanza d’amore. Ognuno ha bisogno di amore. Ognuno deve sapere di essere desiderato, di essere amato, e di essere importante per Dio. Vi è fame d’amore, e vi è fame di Dio”.
Grazie Madre Teresa e insegnaci a donare con gioia.
