Ringraziamento al cardinale Semeraro e al Papa per la Beatificazione di don Ubaldo Marchioni, don Elia Comini e padre Martino Capelli

Don Ubaldo, Padre Martino e don Elia. Caro Cardinale Semeraro la prego di voler esprimere al Santo Padre, Papa Leone XIV, la gratitudine della Chiesa di Bologna, delle famiglie religiose Salesiana, Dehoniana per la grazia di questa beatificazione. Risaliamo tutti a Monte Sole e ringrazio la Piccola Famiglia dell’Annunziata che custodisce, nel sentiero indicato e vissuto da don Giuseppe Dossetti e su mandato del Cardinal Biffi, la memoria di tutte le vittime innocenti martiri dell’odio e dell’ideologia.

Disse allora il Cardinale Biffi: “Noi affidiamo a questa comunità il compito dell’azione di suffragio per quanti hanno imporporato del loro sangue tutta la nostra regione: il compito della preghiera per la concordia dei popoli e delle fazioni, e per la conversione dei cuori”. Essa custodisce anche la pisside di don Ubaldo, che è diventata il segno dell’Eucarestia nella quale siamo invitati da Colui che ama fino alla fine, crocifisso nei crocifissi, interamente offerto che continua a nutrirci con il suo amore e la sua presenza perché anche noi impariamo a essere comunione, a spezzare l’amore e a vincere il male senza farsi contagiare da questo. Gesù rimane con noi.

Lui è il custode dei suoi fratelli in questo nostro mondo drammatico e magnifico, minaccioso ed esaltante, segnato da una sofferenza enorme frutto dell’istinto di male che non dominato ci domina. È un mondo assetato di speranza e di vita, sempre una magnifica humanitas che va scoperta e difesa. Ringrazio anche quanti hanno conservato e trasmesso la memoria di quei giorni e di quelle querce, come don Gherardi, compagno di seminario di don Giovanni Fornasini e di don Ubaldo, che seppe ascoltare e trasmettere il grido di sofferenza dei tanti Abele uccisi dal loro e nostro fratello Caino.

I nostri tre Beati, diversi tra loro per storia, sensibilità, sono uniti intimamente dall’amore per Cristo e per i fratelli loro affidati. Hanno vinto la paura per amore. Hanno dato la vita non da eroi, da superuomini, ma da inermi innamorati di Cristo e del prossimo. Come don Angelo Baldassarri, Vicario generale per la Sinodalità, ricorda spesso, non possiamo separare questi Pastori dalla loro comunità. Essi rappresentano tutta quelle comunità con cui si pensavano e che è con loro. Sono stati astri in quel buio terribile, luci di speranza cristiana e di umanità nell’ora delle tenebre.

Papa Leone XIV chiede con insistenza a tutti noi di essere artigiani di pace e che tutte le nostre comunità siano case di pace e di non violenza. Ecco perché questa beatificazione è una grazia e una responsabilità. Grazie anche a padre Carlos Luis Suárez Codorniú, Superiore generale dei Sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù e don Fabio Attard, Rettor maggiore della Società Salesiana di San Giovanni Bosco e al suo predecessore, Card. Artime. Grazie anche ai tanti confratelli venuti per la cerimonia, ai Sindaci che rappresentano le comunità, a tutti voi pellegrini, e tra questi i tanti venuti da Nembro, città che ha dato i natali a Padre Martino, e i tanti membri della famiglia salesiana e di quella dehoniana. Grazie ai postulatori Ulderico Parente, Pierluigi Cameroni e Ramon Dominguez Fraile, ma soprattutto grazie a Dio per la Chiesa madre di figli pieni di amore e madre di vittime innocenti.

Papa Leone XIV ha scritto nella Magnifica Humanitas che “L’umanità sta scivolando nella cultura violenta della potenza, dove la pace non appare più come un compito da assumere, ma come un intervallo precario tra conflitti”, in cui riemerge la tentazione di costruire l’identità collettiva contro un nemico, la semplificazione in schemi – “prima io”, “amico-nemico”, “noi-voi” – che facilita decisioni spesso irresponsabili che minano la fiducia reciproca tra le Nazioni. La costruzione della pace è passata in secondo piano. Ci sono conflitti in cui non è giusto rimanere neutrali e non basta ritenere di “non essere complici”. Non possiamo restare a livello di analisi astratte. Dobbiamo “toccare la carne” di chi soffre, guardare i volti, ascoltare le storie, riconoscere le ferite. Ecco cosa hanno fatto i nostri tre Beati e cosa ci aiutano a scegliere. Sono rimasti e hanno fatto la volontà del Padre. San Paolo VI sentiva di dover far propria insieme la voce dei morti delle guerre passate e quella dei vivi che ne portano ancora le ferite, perché il loro grido diventi appello alla pace e alla concordia e non preludio a nuovi conflitti.

Animati dalla speranza del Regno di Dio, sostenuti da questi testimoni, e da tutti i nomi che essi hanno custodito e da cui sono stati custoditi, ci impegniamo a costruire il mondo nel bene e a iniziare con la nostra vita la civiltà dell’amore. Sono e saranno semi di comunità cristiane forti e di vocazioni al sacerdozio di pastori che danno la vita per il loro gregge.

Basilica di San Petronio, Bologna
27/09/2026
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