Secondo incontro di "Vite in dialogo"

Dove andrà il lavoro?

Al Centro civico Borgatti della Beverara

BOLOGNA – Dove andrà il Lavoro?  Racconti di viaggi per lavoro o studio. E’ il tema del secondo incontro dell’iniziative di “Vite in dialogo. Storie di viaggio”.

L’iniziativa tenutasi in Sala Piazza al Centro Civico Borgatti in via Marco Polo 51 è promossa dalla parrocchia di San Bartolomeo della Beverara e dall’Oratorio Davide Marcheselli, in collaborazione con l’Ufficio ecumenismo e dialogo interreligioso della Chiesa di Bologna, con il patrocinio del Quartiere Navile e del Comune di Bologna.

Federica e Daniele Cantini hanno pendolato tra Egitto, Tunisia e Germania mossi dalla “scelta,  entusiasmo e interesse” per il loro lavoro di ricerca diventando capaci di “sentirsi a casa dove ci si trova”, sia Il Cairo o Ginevra. Youlsa Tangara, maliano, partito “senza il tempo di scegliere” la meta, racconta la storia del suo viaggio e farlo “rende la mia vita importante”; scappato “per salvarmi”, ha scelto tra “morire nel mar Mediterraneo o nell’inferno degli uomini”.

Ma il suo vero viaggio non si percorre un passo dopo l’altro, ma rimboccandosi le maniche a Bologna per la “responsabilità di costruire una città integrata in cui non ci si stupisce a vedermi passare o lavorare”. C’è lo studente eritreo dell’Ateneo di Bologna arrivato con un corridoio umanitario universitario trovando quella libertà di poter studiare che in patria non aveva; ha scoperto che “i soldi non risolvono tutto” e quel che serve è “una famiglia che ti accoglie, ti insegna la lingua, i valori italiani e scoprirli è stato fantastico”. Studia intelligenza artificiale convinto che servirà a creare tanti lavori per altri. A lui è stata data “non un’opportunità di studio, ma di vita.

Senza sarei dovuto venire in mare e lì le chance sono diverse”. C’è Jessica Comi dalla Calabria per studio a Bologna e da qui ripartita con “Gocce” e poi Medici senza frontiere per non fermarsi più; “ho trasformato il viaggio per lavoro ed esperienza professionale” in approdi in terre di “persone che vorrebbero una vita normale ma sono offuscate da guerre, disastri, calamità naturali”, e ogni volta ha “conosciuto culture, parole nuove, competenze che nascono solo dalla relazione”.

Sono i racconti di viaggio per studio o lavoro del secondo incontro di Vite in dialogo ospitato al Centro Borgatti e aperto dalla rappresentazione di una pericolosa traversata (“Mamma sto partendo” di Hamed Fofana): un incrocio di storie e itinerari che diventa inno a più voci all’importanza di “accettare di far parte di un contesto”, per dirla con Federica e Daniele. Loro non hanno fatto gli “italiani all’estero”, hanno accettato la sfida della necessaria “flessibilità”, ma non finiscono di ringraziare “chi ha cercato di capirci”. Youlsa ricorda chi gli disse “sei il benvenuto”.

Non cercava lavoro, ma di poter vivere; oggi si batte perchè “domani i miei figli non debbano andare in piazza a giustificarsi di essere qui”. In viaggio ha scoperto “di non poter odiare chi era con me”, meglio “fratelli più che amici”. Ora sa che “qualcuno che non ci vuole ci potrà essere, ma ci sarà anche chi ci vuole. E io devo fare in modo di non essere vissuto come un pericolo: adattarmi, imparare lingua, cultura, legge: è così che nascono amicizie e si trova lavoro. E quando succede la gente si apre a te”. È  quel tipo di viaggio che “cambia il modo di approcciare le persone”,  chiosa Jessica.

Francesco Mattioli

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