La liturgia si è svolta domenica 28 dicembre ed è stata presieduta dal cardinale Zuppi
Domenica 28 dicembre nella Basilica di San Petronio l’arcivescovo Matteo Zuppi ha presieduto la Messa con il Rito di chiusura del Giubileo Ordinario.
All’ingresso della Basilica di San Petronio è stato collocato il Crocifisso del Beato Bartolomeo Maria Dal Monte che per tutto l’anno giubilare è stato venerato in Cattedrale accanto al Battistero.
La processione offertoriale è stata composta dalle rappresentanze delle comunità dei nove luoghi giubilari dell’Arcidiocesi: la Cattedrale, il Santuario della Madonna di San Luca, il Santuario di Boccadirio, Monte Sole, il Villaggio “Pastor Angelicus”, il Santuario de Le Budrie, Pieve di Cento, Poggio Piccolo di Castel San Pietro e Campeggio.
Quanto raccolto all’offertorio sarà devoluto ad opere di carità e andrà a integrare la raccolta dell’Avvento di Fraternità per sostenere il Centro di accoglienza di via Santa Caterina.
Al termine della liturgia il canto del Magnificat ha espresso il ringraziamento per il dono del Giubileo, ed è stato introdotto da queste parole di monsignor Federico Galli, incaricato Diocesano per il Giubileo: «Qual è la caratteristica che balza subito all’occhio di questa famiglia? L’assoluta normalità. La sua ordinarietà. Dai Vangeli sappiamo che la Famiglia di Nazareth non apparteneva agli alti livelli della società. È una famiglia del popolo. Che vive e condivide la dimensione religiosa e il sudore della fronte del pane quotidiano. Eppure, in questa normalità, accoglie la più assoluta straordinarietà: l’Emmanuele. Essere pellegrini di speranza non significa essere persone dotate di straordinari mezzi, virtù, intelligenza o caratteristiche celesti. Basta essere persone normali che provano a sperimentare e testimoniare nel loro quotidiano l’agire di Dio».
I cori parrocchiali della Diocesi, sotto la guida di quello della Cattedrale, hanno animato la liturgia.
«Si chiudono le porte del Giubileo – ha detto il Cardinale in un passaggio dell’omelia – ma devono rimanere aperte quelle delle nostre case, delle nostre chiese e delle comunità per continuare a portare speranza. Noi abbiamo il Signore che non delude. Continuiamo con Lui a costruire la pace, un’alleanza sociale della speranza, vicini a carcerati, giovani, anziani e migranti».
«Finisce il Giubileo che ci ha donato il perdono e la speranza – ha proseguito l’Arcivescovo – aprendoci la Porta dell’Amore di Dio. Ora inizia la gioia, da vivere e da donare».
Qui il testo integrale dell’omelia dell’arcivescovo
La galleria fotografica è di Luca Tentori, Marco Massironi, Elisa Bragaglia e Antonio Minnicelli
























