La celebrazione presieduta dall’Arcivescovo è stata trasmessa anche in diretta streaming
Giovedì 1 gennaio 2026 in Cattedrale l’Arcivescovo ha presieduto la Messa nella Festa di Maria Madre di Dio nella 59ª Giornata Mondiale della Pace ed ha consegnato il Messaggio del Papa dal titolo «La pace sia con tutti voi: verso una pace disarmata e disarmante» ad alcuni rappresentanti delle aggregazioni laicali, del mondo del lavoro e di gruppi impegnati nella promozione della pace.
«Impariamo a mettere in pratica il Vangelo vivendo l’arte della pace, del dialogo, dell’incontro – ha detto il Cardinale in un passaggio dell’omelia -. Impariamo a vivere insieme e mai più gli uni contro gli altri. Iniziamo il nuovo anno insieme a Maria, Madre di Dio: abbiamo bisogno di questa Madre da amare e difendere sempre».
«Fare pace significa pregare, accogliere, essere solidali con tutti coloro che sono vittime della violenza della guerra – ha proseguito -. La pace inizia lì e cresce quando disarmiamo il cuore dal banale vivere per sé stessi, dall’illusione di una felicità individuale, dall’idea che star bene ed occuparsi di sé richieda annullare il prossimo. Solo un cuore in pace e non violenti vince la violenza e può beffare il divisore».
«Servono comunità di pace – ha concluso – cristiani di pace, architetti della pace. Possa Possa questo essere un frutto del Giubileo della Speranza, che ha sollecitato milioni di esseri umani a riscoprirsi pellegrini e ad avviare in sé stessi quel disarmo del cuore e della mente cui Dio non tarderà a rispondere adempiendo le sue promesse».
Leggi l’omelia integrale dell’Arcivescovo
Prima della celebrazione, il cardinale è intervenuto in Piazza VIII Agosto all’”Appello per la convivenza: pace, diritti umani, democrazia” nell’ambito della 10ª Marcia della Pace e della Accoglienza “Dalla parte delle vittime. Disarmati e disarmanti” proposta dal Portico della Pace, insieme al Sindaco, Matteo Lepore, Abu Bakr Moretta, presidente della Comunità religiosa islamica italiana ed il presidente della Comunità ebraica di Bologna, Daniele de Paz.
Nel suo intervento, l’Arcivescovo ha citato un passaggio dell'”Appello interreligioso alle Istituzioni, ai cittadini e ai credenti in Italia”, sottoscritto lo scorso settembre da Noemi Di Segni, Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (Ucei), Yassine Lafram
Presidente dell’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia (Ucoii), Abu Bakr Moretta, Presidente del Comunità Religiosa Islamica Italiana (Coreis), Naim Nasrollah, Presidente della Moschea di Roma, Yahya Pallavicini, Comunità Religiosa Islamica Italiana (Coreis) e dallo stesso cardinale Matteo Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI)
«La coscienza dei tempi oscuri che stiamo attraversando e del potere di illusione che soffia anche sulla tragedia in corso in Medio Oriente – ha letto l’Arcivescovo – ci richiama, come leader di comunità religiose, come credenti e come cittadini, a denunciare l’insinuarsi di pericolose generalizzazioni e dannose confusioni tra identità politiche, nazionali e religiose e ci spinge a richiamare alla cautela nello scambio di informazioni e alla pacatezza nei toni e nelle azioni.
L’abuso della religione per la sopraffazione altrui ci costringe ad assistere a una polarizzazione che si nutre di un fanatismo travestito da servizio verso il nostro comune Dio e il bene dei fedeli, assecondando una falsa giustizia superiore e nascondendosi dietro una finta fratellanza.
Il giustizialismo populista, una folle prospettiva suprematista e la mediatizzazione di un vittimismo sordo alle ragioni della responsabilità ci obbligano a denunciare una strumentalizzazione anche della politica: si tratta di un male che si nasconde dietro il paravento della “maggior ingiustizia dell’altro”, e che mira solo a rendere tutte le parti in gioco pedine inconsapevoli della distruzione del mondo ricostruito e ricostituito nel secondo dopoguerra».
Foto di Roberto Bevilacqua
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