Alle 17.15 il dialogo dell’Arcivescovo con la giornalista Monica Mondo su «Riapertura al presente: dialoghi sulla soglia»
Mercoledì 10 giugno alle 17.15 nella Cappella Farnese di Palazzo D’Accursio (Piazza Maggiore, 6) lil cardinale Matteo Zuppi dialogherà con la giornalista Monica Mondo su “Riapertura al presente: dialoghi sulla soglia” nell’ambito della Giornata di Studio “Incontrarsi sul grande confine. I riti di passaggio dalla vita alla morte come spazio di dialogo tra culture e religioni”, proposto dal Comune e dalla Chiesa di Bologna, Euterpe, Università di Bologna, e Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna.
L’evento si aprirà con i saluti istituzionali di Massimo Fabi, Assessore regionale alle Politiche per la salute, Matteo Lepore, Sindaco di Bologna, e Pierluigi Stefanini, Presidente della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna.
Seguirà l’introduzione, affidata al direttore della Fondazione per le scienze religiose «Giovanni XXIII», Alberto Melloni, seguita dal primo panel dedicato a «Attraversare il confine: visioni religiose e interculturali del passaggio.
Alle 12.30 l’attore Alessandro Berti proporrà alcune letture da Giobbe e alle 14.30 i lavori riprenderanno con il secondo panel con focus su «Imparare a vivere sul confine: estetica del limite». Al termine, il terzo panel affronterà le «Etiche del limite, accompagnare il passaggio: cura, scelta, vulnerabilità».
L’evento si concluderà alle 18 con la rappresentazione «Con i vivi e con i morti, De Los Muertos» a cura di ZimmerFrei, con Anna de Manincor (artista e filmmaker) e Massimo Carozzi (musicista e sound designer).
«La Giornata di Studio – afferma don Andrés Bergamini, Direttore dell’Ufficio Diocesano per l’Ecumenismo e il Dialogo Interreligioso – è l’ultimo appuntamento del percorso iniziato a febbraio e che aveva come obiettivo quello di mettere in dialogo le culture e le religioni presenti in città. Dopo la rappresentazione teatrale “Simeone e Samir”, l’incontro in carcere e nelle scuole, studiosi e rappresentanti delle religioni ci aiuteranno a riflettere sul significato profondo dei riti di passaggio nelle tradizioni spirituali accompagnandoci, insieme, su quel grande confine che tutti dobbiamo attraversare».
Di seguito la riflessione di Ignazio De Francesco, della Piccola Famiglia dell’Annunziata e membro del Comitato scientifico e organizzatore della Giornata di studio.
Nel primo incontro con i diplomatici accreditati presso la Santa Sede (16 maggio 2025), papa Leone ha sottolineato la grande importanza del dialogo interreligioso, tra gli antidoti all’odierno «stato di conflitto» a livello globale. Tra le molte piste percorribili in questa direzione, quella del dialogo intorno alla dimensione rituale è forse la meno battuta, pur rappresentando una straordinaria risorsa d’incontro. In questo ambito, i riti di passaggio dalla vita alla morte meritano particolare attenzione, rappresentando un’area di oggettiva resilienza della ritualità in tempo di secolarizzazione. Se ne ha indizio leggendo il rapporto «Gli italiani e la domanda di servizi funebri» dell’Istituto Cattaneo: «In un Paese in cui solo un italiano su cinque va a Messa, la quasi totalità delle cerimonie continua a essere religiosa».
È su questo sfondo che si colloca il seminario organizzato in collaborazione tra Ufficio ecumenismo e dialogo interreligioso della Diocesi di Bologna, Comune e Università. Appuntamento mercoledì 10 giugno alle 9.30 presso la Cappella Farnese di Palazzo d’Accursio. Tredici le relazioni in programma, più due momenti di spettacolo, a fine mattina e fine pomeriggio, e l’intervento conclusivo dell’Arcivescovo, intervistato da Monica Mondo. Nella presentazione dell’evento, curato in particolare da don Andres Bergamini e Rita Monticelli, si legge: «Incontrarsi sul grande confine nasce dall’esigenza di interrogare uno dei luoghi più universali e insieme più culturalmente differenziati dell’esperienza umana: la soglia del passaggio tra vita e morte. Non una linea di separazione, ma uno spazio di relazione. Non un limite, ma un attraversamento. In un tempo segnato da conflitti, migrazioni e profonde trasformazioni, questo confine diventa anche uno spazio politico e simbolico, in cui si ridefiniscono i diritti, le appartenenze e le possibilità di riconoscimento reciproco».
Sociologi e antropologi si occupano in modo crescente di questo campo di ricerca: Clifford Geertz ha sottolineato lo straordinario paradosso operato dai rituali funebri, che «mantengono la continuità della vita umana, impedendo ai sopravvissuti di cedere all’impulso di fuggire, in preda al panico, dalla scena del defunto, o all’impulso contrario di seguire il defunto nella tomba».
Se la diversità nei rituali legati alla morte è cosa ampiamente riconosciuta tra gli studiosi di costumi socioculturali, Bronislaw Malinowski nota però che «i procedimenti funebri mostrano una sorprendente somiglianza in tutto il mondo». Anche Robert Hertz, un altro grande padre dell’antropologia, ha sottolineato l’unità profonda nella varietà, poiché «il corpo del defunto non è mai considerato come la carcassa di un animale». Similmente Thomas Laqueur, a proposito del bisogno fontale di dare un senso alla morte: malgrado si contino centinaia di gruppi etnolinguistici distinti, non è ancora stata trovata una società che non presti alcuna attenzione alla morte di un proprio membro. Il Grande Confine ci insegna dunque a essere più umani, compassionevoli, solidali.
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