Messa della II Domenica del Tempo ordinario con candidatura di un Diacono permanente

“Io ti renderò luce delle nazioni, perché porti la mia salvezza fino all’estremità della terra”. È questa luce che ci è affidata e che possiamo aiutare a splendere nelle tenebre del mondo. Per questo siamo santi, come ricorda l’apostolo Paolo. Santi per essere nel mondo luce che mostra a tanti che lo cercano la presenza di Gesù nella loro vita. Giovanni vede Gesù venire verso di lui e dice: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!”. Sono le parole che vengono ripetute per ricordare che l’Eucarestia è la presenza di Gesù nel mistero del Suo corpo e del Suo sangue. Dovremmo ripeterle anche all’inizio della lettura del Vangelo: “Ecco l’agnello di Dio che parla, che si rivolge a te oggi. Ascoltatelo!”. Noi facilmente cerchiamo le cose importanti in quelle che si impongono, esibite, come avviene in questa nostra stagione della forza e dell’apparenza, forza che è anticristiana perché schiaccia i piccoli, divide, uccide la persona e quindi Dio che è in ognuno. È una forza che semina odio e inimicizia con il linguaggio, con gli atteggiamenti, con i toni aggressivi e irridenti. È una forza che arriva a elogiare l’arte della guerra, a costringere ad esercitarsi in questa, disprezzando l’arte cristiana e umana della pace, come fosse un sogno fuori dalla storia. Giovanni Battista parla di Gesù come di un Agnello, colui che protegge, via del cielo e via per rendere il deserto un giardino.

Gesù è un Agnello e disarmato disarma. Viene incontro. Non resta fermo ad aspettare siano gli altri a cercarlo, come facciamo per dimostrare le nostre ragioni, per sentirci importanti, per banale orgoglio, tanto che non facciamo mai il primo passo, non chiediamo scusa.  Ci viene incontro perché mite e umile di cuore, perché Pastore buono che non aspetta che la pecora smarrita torni e che non le attribuisce la colpa. Ci viene incontro come un Agnello perché tutti possiamo accoglierlo e imparare da Lui a non diventare rapaci, possessivi, violenti, come il male di questo mondo insegna. Giovanni Battista lo indica presente e il ruolo della comunità cristiana è proprio questo. Riconoscerlo e indicarlo. Scegliamo anche noi di andare incontro al prossimo, cioè a tutti, con mitezza e umiltà, senza paura, fidandoci e dando fiducia! C’è tanto bisogno di uomini così. Sono questi che cambiano la terra e liberano dal male. Iniziamo a farlo cambiando il nostro volto, non rispondendo con aggressività; manifestando affetto e cortesia che mettono a proprio agio l’altro e permettono al prossimo di aprirsi. Sappiamo quanto è facile diventare lupi, anche solo con una risposta data in fretta, uno sguardo duro, con l’ira che ci possiede davanti ad una situazione difficile, con il rancore che rivela la nostra capacità di fare il male.

Basta solo non vivere da agnelli che si diventa lupi!  Siamo chiamati ad essere santi e lo siamo non per merito ma perché chiamati. Non siamo chiamati perché santi ma santi perché chiamati! Chiamati a riflettere il Suo amore e questo è possibile solo con l’umiltà. Umiltà significa non farsi un’idea alta di sé, perché l’orgoglio è il contrario dell’umiltà, radice di tutti i peccati. L’orgoglio persuade di verificare sempre, subordina al personale riconoscimento, esibisce la prestazione, sentirsi qualcuno, vantarsi, affannarsi per essere accettati dagli altri, mettere l’io al centro di tutto. L’umile sa, al contrario, che proprio quando è debole che è forte, perché scopre la sua vera forza che è l’amore ricevuto e donato. Per questo chi vuole piacere a Dio ama gli uomini perché Dio ama e chiede questo. Senza umiltà ci dividiamo facilmente perché l’orgoglio porta, inevitabilmente, ad affermare se stessi, e a non pensarsi insieme. Questo Agnello ci chiede di non essere indifferenti di fronte al male ma di combatterlo volendo bene.

Carissimi, oggi si presenta un nostro fratello che chiede di essere ammesso tra i candidati al sacramento del Diaconato. Il diacono serve. Gesù è il servo (Mc 10,45), tanto da mettersi il grembiule perché questo è l’unico potere del cristiano. Il diacono vive e suscita il senso del servizio, soprattutto verso ciò che nessuno vuole fare. Non sarà mai un titolo, perché è solo servizio e quindi dono, gratuità. Caro Mauro, vivi sempre nella casa della comunità, e cresci nella costruzione umile di una casa, perché la Chiesa è famiglia, non azienda, ne parliamo sempre con rispetto e togliendoci i calzari, mai offendendola con la presunzione. La vera preparazione sia questa e il tuo servizio sia sempre legato ad una comunità di persone, da amare così come sono, e per cambiare, tutti cercando di essere santi e facendolo volentieri, perché Dio ama chi dona con gioia.

E dona con gioia chi lo fa per amore, non per calcolo o convenienza. Caro Mauro, cura la devozione alla Parola, perché non c’è adorazione all’Eucarestia senza quella al Verbo che in essa si fa carne, senza l’adorazione alla Parola. “La Chiesa ha sempre venerato le divine Scritture come ha fatto per il Corpo stesso di Cristo, non mancando mai, soprattutto nella sacra liturgia, di nutrirsi del pane di vita dalla mensa sia della parola di Dio che del Corpo di Cristo, e di porgerlo ai fedeli” (DV21). Ascolta il Signore, perdici tempo per non perdere tempo. Papa Giovanni XXIII coltivava questo ricerca dell’umiltà “ad ogni costo, a rischio di parere e di essere giudicato un dappoco, un dannulla. Questo senso della mia pochezza che mi accompagna sempre, e mi preserva dall’invanirmi, è una grande grazia del Signore: mi conserva in semplicità e mi dispensa dal divenire ridicolo. Non rifuggirei dal divenirlo, quando anche il ridicolo dovesse essere un contributo alla affermazione profonda che ho, e che ripeterò finché viva, che il Vangelo è immutabile, e che l’insegnamento di Gesù nel Vangelo è la mitezza e l’umiltà; naturalmente, non la debolezza e la dabbenaggine. Tutto ciò che ha pretesa e tono di imposizione personale, non è che egoismo ed insuccesso”.  “Saper trattare bene la gente: questo è tutto, e costa così poco”, suggeriva. Umile e mite di cuore, come questo Agnello che vince il peccato del mondo, che lo prende su di sé amando fino alla fine e che prepara i tempi nuovi che tutti attendono con ansia. Sia così.

Cattedrale di San Pietro, Bologna
18/01/2026
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