Messa della III domenica di Avvento a Calderino per il 25° della dedicazione della chiesa e dei dipinti

Oggi ricordiamo, dopo venticinque anni, l’inaugurazione della chiesa arricchita dalla pittura di Alexander Chevel. L’artista regala sempre qualcosa di sé, che poi diventa di tutti. La bellezza tocca il cuore e completa le parole, esprime l’indicibile, ci aiuta a conoscere facendoci capire qualcosa che non è frutto solo della deduzione razionale. La bellezza porta a Dio, l’autore della bellezza. Papa Benedetto XVI diceva che “immagine e parola s’illuminano così a vicenda. L’arte parla sempre del divino, della bellezza infinita di Dio, riflessa nell’Icona per eccellenza: Cristo Signore, Immagine del Dio invisibile”. “La bellezza… proprio per la sua caratteristica di aprire e allargare gli orizzonti della coscienza umana, di rimandarla oltre se stessa, di affacciarla sull’abisso dell’Infinito, può diventare una via verso il Trascendente, verso il Mistero ultimo, verso Dio”. Il cardinale Biffi scrisse che “è sempre un riflesso di Dio”.

Ogni opera d’arte è un’epifania della bellezza o, quanto meno, una nostalgia della bellezza. Era da tempo che don Marino Tabellini desiderava per la sua chiesa una rappresentazione del messaggio biblico attraverso immagini e figure che fossero di popolare comprensione. In passato questo si chiamava la Biblia Pauperum. Siamo tutti poveri di fronte alla bellezza, ma tutti la possiamo contemplare. È un modo per donare il mistero e per fare entrare nel mistero di Dio e del suo amore. Ogni domenica è un ringraziamento a Dio che ci aiuta a vivere i nostri giorni con sapienza, a contarli. Karin Hussy, persona sensibile ed anima creativa di tanti eventi culturali della nostra comunità, ospitò Alexander Chevel nella propria casa durante i lavori, condividendo con lui le ansie tipiche di chi nell’arte sta affrontando un’epica impresa. Nella raffigurazione dell’eucarestia c’è il volto di Davide Borsarini, a ricordo del giovane scomparso nel fiore dei suoi anni (20.04.1975- 25.12.1993). Ci aiuta a capire l’incarnazione di Gesù e che noi oggi siamo i personaggi di quello che Gesù continua a compiere con la nostra vita.

È luogo della comunità, e della preghiera personale unita alla comunità, ma anche sempre individuale. La persona e la comunità hanno bisogno l’uno dell’altra.  Vedere e sentire l’amore di Dio, stare con Lui, abbandonarci nell’immensità del suo amore, di farci cercare l’altro sentendolo vicino! “Questo arcobaleno di colori e la leggerezza delle immagini suscitano un’inconsapevole speranza dell’incontro con una presenza che si estende all’infinito, ed esercitano un invito al silenzio”, che è il presupposto per restare nel profondo di se stessi, per ospitarlo nella casa del nostro cuore, per imparare a stare a casa con i fratelli, e a casa nel mondo. “Dio vede e Dio provvede” diceva sempre con fiducia indiscussa la mamma di don Marino. E la fede è indiscussa. Anche l’uomo se si sente visto sa di essere amato, provvede a se stesso, e guarda con gli occhi di Dio, quelli di Gesù, il mondo e se stesso.

Cambia tutto! Davvero Dio vede e provvede. Lo capiamo pienamente nella celebrazione dell’eucarestia, fonte e culmine. In realtà Dio ci insegna a vedere, e anche a provvedere: nessuno è così povero da non poter aiutare qualcuno più povero di lui. Dio si fa commensale ma noi restiamo spesso con il cuore altrove! Dio ci ama e ci parla, e ci insegna a farlo tra di noi. Oggi è la domenica della gioia. Tutte le domeniche sono della gioia, perché ci fanno gustare, anche nelle difficoltà, l’amore di Dio. Isaia, addirittura invita il deserto e la terra arida a rallegrarsi, perché si sta aprendo una strada che conduce al mondo nuovo, ove lo zoppo salterà come un cervo e il muto griderà di gioia. Noi sentiamo la stanchezza, i pericoli. Qualche volta ci passa la voglia, e la speranza sembra un’ipotesi lontana, non raggiungibile, e quindi non ci va, non abbiamo la passione di chi invece è pieno di speranza. Coraggio, non temete. E invita tutti: “irrobustite le mani fiacche, rendete salde le ginocchia vacillanti”. Non ce lo dice restando lontano, ma amandoci. Altrimenti sarebbe una beffa. Anche noi, però, non diciamo a qualcuno che ha freddo “vai in pace”, ma diamogli da scaldarsi perché l’amore è umile e concreto! Per questo l’invito a essere costanti è il contrario delle mille emozioni dalle quali ci facciamo trasportare, che ci stordiscono o che ci fanno sentire vuoti, e che non portano da nessuna parte. In realtà siamo tutti agricoltori! La speranza non si compie subito, ma sappiamo che si compie, che non delude.

Possiamo sperimentare la fatica, essere attraversati da dubbi, anche terribili, ma la speranza si realizza! Dobbiamo saper aspettare, noi che siamo impazienti, che abbiamo paura perché abbiamo poca fede, e che non pensiamo che Dio vede e provvede ma pensiamo che allora dobbiamo fare tutto noi, per di più non fidandoci del prossimo che allontaniamo con malevolenza. Saper aspettare il prezioso frutto della terra. La domenica della gioia con la comunione tra i fratelli si deve vedere come in questi dipinti, e tutti noi possiamo essere artisti di questa bellezza con il nostro amore! Facciamo vedere l’amore attraverso le nostre parole, i nostri gesti, il nostro volto. Volto che se è brutto, perché spento, non comunica niente ma se invece è acceso, perché accogliente, trasmette amore anche senza parole! Rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina. E per questo non passiamo la vita a lamentarci! Gioiamo di quello che abbiamo, impariamo ad accontentarci. Quando vengono i dubbi non ci spaventiamo! Non sono la prova che non crediamo! Significa che cerchiamo la risposta di cui abbiamo bisogno.

Anche Giovanni Battista si interroga e interroga Gesù: “Sei tu che devi venire o dobbiamo aspettarne un altro?”. Tanti lo chiedono, imprigionati come sono nella malattia, che rovina il corpo e ne rivela una fragilità insopportabile, che cambia tutto e non riconosci più quello che sei. Tanti imprigionati nella guerra o nella solitudine: sei tu che devi venire? Chi dobbiamo aspettare? Quando finirà questo inferno? Quando inizierà la pace? La risposta di Gesù non è evasiva ma rassicurante. Ecco i segni del mondo che cambia: i ciechi recuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l’udito, i morti risorgono e ai poveri è annunziata la Buona Novella.

La vita cambia, ma dobbiamo saperla vedere. È il miracolo di chi non ha speranza e la ritrova perché sente l’amore di Dio, e lo vede in qualche fratello che lo ama. Come fare a vederlo e a farlo vedere? Amandoci! E aggiunge: “Beato chi non si scandalizza di me”, chi riconosce nella sua umanità la forza di Dio, chi non disprezza il suo amore umile che non salva se stesso ma salva gli altri. Dio si fa debole perché noi possiamo capire la vera forza, altrimenti la cerchiamo nell’esibizione di sé, nel lusso. Gesù, come dice Giovanni, non è un’emozione in più. Non è un potente da corteggiare per ottenere qualcosa, un ricco da ammirare. È la salvezza, è l’amore possibile a tutti, che riveste di amore chi lo accoglie e rende prezioso chi mette in pratica la sua parola. In realtà, è proprio quello che cerchiamo! E che gli altri cercano. Lo abbiamo! E lo dobbiamo donare! Attraverso gesti di accoglienza, misericordiosi, umili, concreti, possibili a tutti. È questa la via santa, la via che apre il deserto, la via dell’amore per i più poveri, quella che ogni generazione cristiana, anche la nostra, è chiamata a percorrere.

Non ci scandalizziamo di Gesù perché debole, servo, come invece fece Pietro che addirittura lo rimproverò. Se cerchiamo uno che metta a posto tutto e che non ci faccia pensare, cambiare, amare, affidarci, non lo troviamo qui. Ma se cerchiamo uno che ci ama, chi più di Gesù che dà la vita per noi? È il Verbo, cioè la Parola di Dio, che nasce proprio nella nostra debolezza. Debole ma onnipotente, perché Lui onnipotente si fa fragile per farci capire qual è la sua e la nostra forza: l’amore. Solo questo, perché solo questo conta e resta, solo questo è eterno. È la bellezza della nostra vita così com’è, solo questo ci rende belli e fa conoscere l’autore a tanti che cercano e sono nel buio. Questo è Natale, il Dio con noi. Vieni, Signore Gesù. Ne abbiamo tanto bisogno. Il mondo ne ha bisogno! Senza di te siamo nelle tenebre. Vieni nostra luce, luce di amore che non finisce.

Chiesa della Beata Vergine del Rosario di Calderino
14/12/2025
condividi su