Messa della Notte di Natale

C’è un popolo che cammina nelle tenebre. Nelle tenebre ci si perde, tutto diventa minaccioso, non si distingue più l’altro, non si è visti, ci si sente perduti e si fa di tutto per essere riconosciuti. Nelle tenebre pesa terribilmente la solitudine, e finiamo stanchi e sfiniti perché non troviamo la via della salvezza e della pace. Spesso le tenebre scendono inaspettate nel cuore, lo confondono, lo rendono incerto o aggressivo, lo avvelenano con l’amarezza che toglie il gusto della vita, e poi trascinano nella accidia oppure ispirano rabbia e la rivendicazione di sé. Nelle tenebre si perde facilmente la speranza, che appare un sogno impossibile. Ecco, la luce umanissima del Natale illumina le tenebre. Ha un nome e una presenza da riconoscere e accogliere: Gesù. È Lui il sole che viene, che sorge dall’alto, proprio per risplendere su quanti sono nelle tenebre e nell’ombra di morte (Lc 1,77). È il sole dell’amore di Dio, della sua luce, tenera e di misericordia, non accecante e giudicante, luce che illumina tutto e tutti. Le tenebre sono quelle di un mondo che vive l’età della forza, dell’arroganza, dell’affermazione violenta di sé, che disprezza il prossimo, arma le mani e i cuori, tanto che, come dice Papa Leone XIV, c’è un “tentativo di trasformare in armi persino i pensieri e le parole”. Le tenebre avvolgono interi Paesi, sono create dalle ambizioni degli uomini e dagli interessi delle armi e del potere. Le tenebre le vivono chi è sotto i bombardamenti o chi nascosto in una trincea è costretto a sparare ai propri fratelli. Sono anche le tenebre del sempre doloroso incontro con la malattia e la morte, quelle di chi ha perso un figlio e ne sente l’assenza atroce, e sono pure quelle che si nascondono nelle pieghe dei cuori e confondono il delicatissimo equilibrio dei sentimenti, tanto da non riconoscere più il mondo intorno.

Guardiamo con immensa compassione alle moltitudini di persone che soffrono, accogliendo Gesù accogliamo nel nostro cuore anche l’implorazione che sale da tante parti del mondo. La sofferenza degli uomini e delle donne, specialmente dei poveri, è nostra! Il Natale ha sempre uno sguardo universale, allarga il nostro cuore, ci pone di fronte all’orizzonte della vita e anche del mondo. Gesù viene per tutti e ci aiuta a guardare tutti con i suoi occhi, con il suo modo umile e povero. Altrimenti finiamo per credere che “essere se stessi” significhi guardarsi allo specchio e pensare a sé senza gli altri. Stanotte ci affidiamo a Gesù, al suo amore disarmato che ci conquista e ci disarma. Lui si affida a noi. La tenerezza infinita del Natale è Dio che scende nell’umiltà della nostra condizione. Un amore così ci riconcilia con la nostra fragilità e ci libera dalla forza che ci fa e fa del male. Smettiamo di scappare dalla debolezza perché Gesù la fa sua. Natale è davvero una buona notizia, ma non perché ci offre un po’ di benessere a poco prezzo, ma perché illumina il male e ci apre alla vita eterna, rivestendo di amore quella mortale. Questa è la vera buona notizia di cui abbiamo bisogno, la speranza che accende tutte le speranze.

È sempre l’Angelo della Parola che ci porta al Natale. L’Angelo parla. Nel buio si vede tanta luce e, soprattutto, si sente la sua voce. Dio non s’impone, ma ci parla e con la sua Parola ci libera dalle tenebre. Se non si ascolta la Parola di Dio e non la si legge, si resta lontani e al buio. Se la ascoltiamo come Maria, come Giuseppe, come gli angeli, i poveri e i pastori che non venivano considerati spirituali, la Parola ci mostra la presenza di Gesù, ci fa vedere il mondo in maniera diversa perché l’amore vede nel profondo, al di là delle apparenze, unisce i cuori e svela i pensieri dell’anima. In quest’anno della Parola diventiamo come quei pastori che ascoltarono e si misero in cammino. La Parola è lampada per i nostri passi, ci rende luminosi, buoni, forti, capaci di spegnere l’odio, di vincere la tentazione della vendetta, di liberare dalla solitudine, di accendere speranza. Lo possiamo diventare, tutti, non perché perfetti, ma solo perché accogliamo nel cuore, nell’interiorità, Gesù, il Verbo fatto carne. Gesù non è venuto per prendere, ma per dare, per stabilire con ognuno di noi, e tra di noi, il legame di comunione, cioè per essere una cosa sola perché anche noi possiamo dire: «Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me!». Il verbo si fa carne e lo riconosciamo nella vita vera. Chi ascolta la Parola e la mette in pratica vede la presenza di Gesù. A Greccio accadde così perché San Francesco aveva un desiderio dominante: “La sua volontà più ferma era di osservare perfettamente e sempre il santo Vangelo e di imitare fedelmente con tutta la vigilanza, con tutto l’impegno, con tutto lo slancio” (FF466). Francesco “meditava continuamente le parole del Signore e non perdeva mai di vista le sue opere” e per questo il giorno del Natale del Signore volle vedere con gli occhi del corpo i disagi fisici del bambino Gesù, “i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l’asinello”. “In quella scena commovente risplende la semplicità evangelica, si loda la povertà, si raccomanda l’umiltà. Greccio è divenuta come una nuova Betlemme” e la notte diventa “chiara come pieno giorno e dolce agli uomini e agli animali! La gente accorre e si allieta di un gaudio mai assaporato prima, davanti al nuovo mistero. La selva risuona di voci e le rupi imponenti echeggiano i cori festosi. I frati cantano scelte lodi al Signore, e la notte sembra tutta un sussulto di gioia”. Dove sono per noi quelle Betlemme e come renderle piene di luci? La Parola ce le indica: in coloro che non hanno posto, ad iniziare dai fratelli più piccoli di Gesù. Rinneghiamo “l’empietà e i desideri mondani” e viviamo in questo mondo “con sobrietà, con giustizia e con pietà”. Volete che il Natale sia buono davvero? Accogliete Gesù e imparate da Lui a essere buoni, a illuminare le tenebre dei cuori e del mondo, a essere operatori di pace. Pieghiamoci sulla vita debole, amiamo come possiamo e più che possiamo, e tutto canterà della gloria, quella del Signore che innalza gli umili e illumina le tenebre. Così avremo un Natale felice.

Tu, Gesù, Figlio di Dio, manifesti l’invisibile e ci apri gli occhi. Tu sei la nostra speranza, tu solo hai parole di vita eterna. Tu sei la via, la verità e la vita! Tu hai bisogno di essere accolto e protetto in un mondo indifferente e violento.  Se ascolto la Tua Parola e la metto in pratica, con la semplice obbedienza di Maria e Giuseppe, nascerai nel mio cuore, sarai con me, luce nelle tenebre, gioia nelle difficoltà e nei dolori della vita, forza che vince il male e la morte.

Bologna, Cattedrale
24/12/2025
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