Messa funebre per la clarissa Suor Giacinta

“Non temere, io ti vengo in aiuto. Tu, invece, gioirai nel Signore, ti vanterai del Santo d’Israele. I miseri e i poveri cercano acqua ma non c’è; io, Dio d’Israele, non li abbandonerò. Farò scaturire fiumi su brulle colline, fontane in mezzo alle valli; cambierò il deserto in un lago d’acqua, la terra arida in zona di sorgenti. Ecco la promessa del Signore che si compie oggi e che aspettiamo per il nostro futuro”. Riconosciamo la presenza del Signore e guardiamo al futuro, per non perdere altre opportunità. Contempliamo e prendiamo in braccio il Bambino, che è la sua Parola, il Verbo, come fece Caterina, per essere pieni della sua presenza e per attendere l’Avvento ultimo e provare a comunicare tanta soavità e dolcezza. Suor Giacinta l’ha fatto nella sua lunga vita, dove le preoccupazioni e le amarezze sono state vissute sempre con tanta letizia francescana, come quella di lasciare ultranovantenne il monastero di Bologna, con tanto insospettabile adattamento. Una vita che è già una benedizione: avrebbe infatti compiuto 98 anni il prossimo 27 dicembre.

Con lei si conclude l’ultima generazione di Clarisse veramente bolognesi di nascita e, come sempre accade nei monasteri e nelle case del Signore, e specialmente a Bologna, bolognesi si diventa per adozione, facilmente, proprio per il carattere di accoglienza e di crocevia, tipico della città. Iolanda, nome di battesimo di suor Giacinta, fu accolta qui il 3 maggio 1959 e la sua professione solenne fu nel 1954. Settant’anni e più. La portineria, per lei, fu sempre importante. Nei lunghi anni trascorsi nel servizio di portinaia, infatti, non si stancava di offrire un ascolto cordiale a chiunque suonasse, dispensando sorrisi e parole di consolazione per chi veniva a depositare fardelli pesanti di dolori e sofferenze. Nei tempi di attesa tra un campanello e l’altro, la si vedeva intenta nel confezionare centinaia di “bravini” (che a Bologna vengono chiamati “fèrmati!”) cuciti a mano con dentro la reliquia della Santa, dei quali lei andava orgogliosa, perché erano sempre molto richiesti dai fedeli e dai pellegrini, sia nella cappella di S. Caterina che in portineria! Per le reliquie lavorava insieme a tanti sacerdoti, per i quali pregava, e che accompagnava, appunto, pregando continuamente.

Tutte le consorelle sapevano che ogni fine anno, quando arrivava l’Annuario con le foto dei seminaristi e qualche riga di presentazione da parte del Rettore del Seminario, dovevano al più presto passarlo a lei, che spesso ritagliava la foto dei seminaristi e la collocava in un luogo ben visibile della portineria dove li “teneva d’occhio”, con l’offerta della preghiera, più volte durante il giorno. Suor Giacinta era una piccola, ma piccolo non vuol dire affatto mediocre o modesto. Anzi. Ci sono tanti grandi che, in realtà, sono modesti e mediocri. Piccolo vuol dire umile, affettuoso, semplice. Le sue radici sono quelle della montagna, lei ha sempre conservato lo stile della genuina accoglienza e il sorriso cordiale e affabile. Anche da molto anziana aveva mantenuto un animo fanciullo, a volte un po’ goffo e schivo, più spesso birichino e simpaticamente furbo, con un pizzico di ironia per stare alle battute delle sorelle.

Seguiva con attenzione ciò che accadeva in monastero e, quando non capiva bene, chiedeva spiegazioni, pur affidandosi con docilità alle decisioni prese dalle Madri lungo gli anni. Nella sua gratitudine e stupore – i piccoli entrano nel Regno proprio perché vedono quello che i sapienti e gli intelligenti non sanno vedere e capire, pieni di presunzione – mi ha colpito che sentiva tanto l’urgenza di convertirsi, chiedeva aiuto, combatteva la guerra contro il male. Se non si combatte ci si arrende e vince il male. Giacinta vinceva il male con la mitezza, la vera arma che disinnesca ogni malvagità e dona la capacità di perdonare. Gustava la conversazione e la compagnia delle sorelle, sia nei momenti ricreativi che in refettorio. Non aveva smesso di accogliere, specie chi aveva devozione particolare per Santa Caterina e per il Santuario del Corpus Domini. Ha custodito fino alla fine un cuore grato.

Quanto è vero che la gratitudine, la consapevolezza di essere amati, rende forti! Negli anni dell’anzianità, quando ormai aveva bisogno di tutto, la si sentiva spesso ringraziare per ogni piccolo servizio che le veniva prestato. Non meraviglia, dunque, ciò che ha detto Madre Stefania del monastero di Ferrara e cioè che suor Giacinta, fino agli ultimi giorni, quando già era allettata e grave, alla domanda: “Come stai?” rispondeva: “Bene”. Ecco, l’Avvento, l’attesa non finisce ma si realizza, e significa anche attendere l’incontro dell’altro, oltre che l’arrivo di Gesù e riconoscerlo nella relazione, nei segni della sua presenza. Il male, così, è sconfitto. È questa la lotta che ci è chiesta. Il combattimento significa che non si scende a compromessi ma si lotta, perché con il male non ci si mette d’accordo. I “violenti” sono quelli che esercitano violenza su se stessi, come ha fatto Giacinta, che non ha mai smesso di voler cambiare. Il Signore non è un narcotico rassicurante ma chiede di vincere le proprie paure. “Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra: sono venuto a portare non pace, ma spada!” (Mt 10,34). I violenti non sono quelli che occupano uno spazio, che esibiscono la fede, che si affermano sugli altri, che devono mostrare la propria identità, perché non sanno parlare, o che pensano che dialogare equivalga a cedere.

Gesù dialogava con tutti, senza imporsi; cambiava i cuori e seminava la sua presenza, perché solo un cuore disarmato disarma l’altro, anzitutto il male. I cristiani ingaggiano una lotta contro il male, sfidandolo apertamente e subendone anche la violenza. Siate contenti «di non avere in questo mondo alcun piacere né diletto e non vi rincresca la fatica di rinnegare la propria volontà, ricordandovi di ciò che disse il nostro patriarca S. Francesco, cioè che il dono più grande ed eccellente che il servo di Dio possa da Lui ricevere in questo mondo è di vincere se stesso, rinnegando la propria volontà. Pertanto, dilettissime sorelle, siate forti e costanti, perseverando nell’operare il bene solo per puro amore del nostro Signore Dio e sperate fermamente nei beni del Paradiso, affinché possiate finalmente pervenire ad essi, dicendo insieme col nostro serafico San Francesco: “I giusti mi attendono fino al tempo in cui tu mi ricompenserai”».  Ecco che vediamo la gloria, quella del Natale, quella del cielo, che sarà piena. Et gloria eius in te videbitur. «Ihesu quel bel bambino per lo populo meschino de la vergene Maria. Stella parturisse el solle, eterna luce splendore. Ozi è nato el Salvatore de la vergene Maria. Per trarce de morte eterna, darce vita sempiterna, nato è chi el mondo guberna de la vergene Maria.  Ozi apparve quella stella che re luce sopra terra per condurce a vita eterna de la Vergene Maria. Cristo piccolino – te me aiuti in sto camino. O dolce mio bambino – doname del tuo amore fino. Amen. O Cristo picolino – amore mio verace – trame di questo camino – e con meco fa la pace. Amen”.

Raccomandiamo Suor Giacinta, con la parole di San Francesco di “Audite Poverelle”: “Audite, poverelle dal Signore vocate, / ke de multe parte e provincie sete adunate: / vivate sempre en veritate / ke en obedienzia moriate. / Non guardate a la vita de fore, / ka quella dello spirito è migliore. / Io ve prego per grand’amore / k’aiate discrezione de le lemosene ke ve dà el Segnore. / Quelle ke sunt aggravate de infirmitate / et l’altre ke per loro suò affatigate, / tutte quante lo sostengate en pace, / ka multo venderite cara questa fatiga, / ka ciascuna serà regina / en celo coronata cum la Vergene Maria”.

Santuario del Corpus Domini, Bologna
11/12/2025
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