Messa III Domenica di Quaresima – Visita pastorale a Casalecchio

Camminiamo insieme. Chi? Noi, le nostre persone, ognuno di noi con il dono che è. Ci ricordiamo anche di coloro che sono vissuti prima di noi, ai quali dobbiamo tanto, perché hanno seminato quanto noi raccogliamo, come dice Gesù. Guai a pensare che “mi sono fatto da solo”, perché è la dimostrazione che non hai capito quanto sei stato amato e quanto l’amore di Dio e dei fratelli ti ha formato. Camminano con noi i tanti che ci precedono nella via del Regno, che celebrano con noi nella liturgia del cielo. Ricordo don Bruno e don Duilio, e con loro tutti i nostri cari che hanno amato queste nostre comunità. Penso anche a chi è lontano fisicamente ma vicino con il cuore, come don Roberto, don Luigi e don Lino. Hanno lasciato il loro cuore e ci portano nel cuore. Rimane quello che lasciamo!

Ognuno è, e quindi ha, un dono, ma per capirlo deve regalarlo, amando. Qualche volta lo teniamo per noi, come se regalarlo significasse perderlo. Invece è esattamente il contrario. Altre volte pensiamo di non essere più un dono per la comunità, che lo eravamo prima, come se il dono fosse misurabile con le cose che facciamo e non con l’amore che mettiamo. Possiamo fare tante cose e coltivare, quindi, l’illusione di essere importanti o generosi, ma senza l’amore tutto ciò non serve a niente. Altre volte pensiamo che – come abbiamo detto ieri con i giovani – il corpo sono solo io, che sono importante se faccio da solo, arrivando a vergognarsi di avere bisogno del resto del corpo. Ecco, insieme vuol dir pensarsi gli uni per gli altri, pensarsi con gli altri, per la comunità e per la grande messe dove il Signore ci manda. Senza confini, a cominciare da quelli dei nostri giudizi.

Tutti noi – e io lo faccio per primo – dobbiamo ringraziare perché siamo parte di questo corpo, chiamati dal Signore che vuole gioia, vita, luce. Abbiamo un nemico, anzi, il nemico, che persuade esattamente del contrario: divide invece di unire, fa credere importanti se siamo al centro, con la prestazione solo per l’io ma non per il noi del corpo. Camminare insieme non solo non toglie mai l’identità di ciascuno, o delle comunità, ma ci fa capire quanto siamo importanti proprio perché insieme, comunità. Non è facile camminare insieme, specialmente quando non ascoltiamo il Padre, perché siamo come quei due fratelli dei quali uno pensa di star bene se sta da solo, e l’altro fa tutto ma senza amore. Camminiamo insieme quando ascoltiamo la Parola del Padre che ci ricorda sempre che siamo figli e fratelli, e ci insegna, in tutte le stagioni e condizioni, ad amarci e a sentirci amati, senza preferenza o, meglio, ognuno preferito non perché unico o più importante ma solamente perché figlio. Camminiamo insieme se andiamo dietro a Gesù.

Incontreremo tanti che cercano acqua, acqua buona, che hanno sete di amore vero, di speranza, di futuro. Mi avete parlato tanto di solitudine, quella fisica di non incontrare più nessuno e di sentirsi inutili, non interessanti, ma anche quella di chi ha tante connessioni ma poco amore vero. Ecco il tempo opportuno. Spesso rimandiamo la scelta perché cerchiamo una sicurezza che non troveremo mai. La vera sicurezza è l’amore di Gesù nella comunione con i suoi figli e nostri fratelli. È Lui la speranza che non delude, non perché ci preserva dalla fatica e dalle delusioni, ma perché sappiamo che è Parola di vita che non finisce e che niente ci può separare dal suo amore. Ascoltate oggi la voce del Signore: non indurite il vostro cuore. Il cuore si indurisce facilmente, senza accorgersene, specialmente se non lo curiamo, non lo liberiamo, come ho visto scritto in un cartellone del catechismo dei bambini, ma vale per tutti, da quello che lo rende di pietra: la presunzione, l’orgoglio, il possesso, l’odio, il pregiudizio. “La speranza non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato”. Dio non aspetta, e ci sceglie Lui amandoci “mentre eravamo ancora peccatori”. Non è che amiamo a condizione di vedere prima i frutti, ma vedremo i frutti se amiamo! Non amiamo con una misura avara, non amiamo solo quelli che pensiamo lo meritino, solo coloro abbiamo già vicino, e che ci danno sicurezza. Amiamo tutti. Gesù aspetta proprio noi. Anche noi andiamo incontro agli altri, non contro e non vicino senza considerarli. Il cristiano ha interesse per chi incontra: è il suo prossimo. Con i bambini abbiamo detto che la prima cosa che non dobbiamo fare è essere violenti, con le mani e con le parole.

E la prima che invece dobbiamo fare è essere gentili. Gesù parla con quella donna. Un incontro impossibile, tanto che la reazione della donna samaritana è aggressiva, dura, diffidente come chi deve difendersi, chi si sente presa in giro o vuole capire. La diffidenza che deve sempre vedere qualcosa dietro e così alla fine non crede a niente, nemmeno a ciò che ha davanti! In ogni ambito si usa sempre di più un linguaggio aggressivo, in modo gratuito, accusando sempre gli altri di essere aggressivi! Eppure Gesù chiede proprio a lei, a quella donna e senza problemi: “Dammi da bere”. Perché Lui ama ogni persona, la incontra, vuole suscitare nel nostro cuore il desiderio del dono dell’acqua che toglie la sete, quella vera, quella sete di bene, di verità e di bellezza! Perché è proprio vero che solo il suo amore disseta l’anima che, come scriveva Sant’Agostino, è inquieta e insoddisfatta, piena di nostalgia “finché non riposa in Dio”. È bello ascoltare questo Vangelo nel giorno in cui tanti celebrano la Giornata della donna. E come non pensare a quante di loro sono tragicamente vittime di violenza e di ingiustizie.

Gesù ama e sa che abbiamo sete di acqua viva, che riceviamo, e che doniamo perché rende noi stessi una sorgente capace di amare gli altri di amore gratuito, perché suo. Gesù sa che in ognuno di noi c’è una sete di infinito e che non stiamo mai bene se non troviamo la risposta. Una sete ancora più forte quando c’è tanto deserto ed è proprio in questo deserto che c’è bisogno di persone di fede che, con la loro vita, donino amore e speranza. Ecco cosa siamo chiamati a vivere e ad essere insieme. Gesù parla, la donna si apre, poco alla volta capisce. Gesù non giudica, non fa finta, le dice tutta la verità, con amore, ma solo dopo che ha iniziato il dialogo e non come condizione per iniziarlo! Le parla senza umiliarla, senza condannare, anzi, aiutando la donna a riconciliarsi con se stessa e con la sua difficile storia. La verità che le ha detto Gesù è il suo amore che fa sentire compresi e liberati. “Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?”. Quello che ha fatto è talmente riconciliato che ne parla a tutti perché se ne sente liberata, non è più una condanna. Mancano quattro mesi alla mietitura. Eppure Gesù ci chiede di guardare bene e di vedere il futuro che inizia già oggi. I campi biondeggiano adesso. Guarda bene, guarda con gli occhi della speranza. La speranza vede oggi quello che sarà. La vita che non finisce inizia oggi, nella nostra vita concreta, negli incontri che sembrano ordinari ma che rivelano l’amore pieno di Gesù. Camminiamo insieme seguendo Gesù, ascoltando e mettendo in pratica il suo Vangelo di amore per tutti, Vangelo che ci fa trovare l’amore che cerchiamo e che non finisce.

Casalecchio, chiesa di San Giovanni Battista
08/03/2026
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