Messa in preparazione alla Pasqua per studenti, docenti e personale amministrativo dell’Università di Bologna

La Quaresima è un tempo per noi per trovare il cuore, per liberarci dell’apparenza e per non aver più bisogno delle maschere, e con povertà e semplicità essere noi stessi. Non perché troviamo noi stessi da soli, ma perché troviamo l’Altro, Dio e il prossimo. La Quaresima ci fa cercare la casa, ci fa sentire l’abbraccio del Padre che ci restituisce la dignità e la speranza. Nella Quaresima curiamo la dimensione spirituale, quella che ci fa amare le cose invisibili – quelle essenziali – per amare quelle visibili. La Quaresima prepara la primavera, vede i germogli, è attesa, non stiamo ad aspettare Godot ma la vita nuova, il compimento della nostra vita, la vita che non finisce. Questo compimento non lo capiremo mai pienamente e non lo vedremo mai tutto insieme, ma lo possiamo riconoscere nei piccoli segni, nei riflessi della luce, nella goccia che fa capire l’oceano, nel seme che contiene già il frutto, nel germoglio che mostra la vita che va avanti, nella stella del mattino che anticipa la luce del giorno. La formazione è coltivare se stessi, imparare per capire, per vivere, per aiutare e per continuare a capire, a vivere, ad aiutare, nell’infinita varietà della vita, del cuore e della mente, degli incontri e delle situazioni in cui vi troverete. Nell’educazione c’è sempre tanta speranza, gusto del futuro, e desiderio di cercare quello che ancora non c’è e di sapere quello che non so. Il Signore ha speranza: «Ecco, io creo nuovi cieli e nuova terra; non si ricorderà più il passato, non verrà più in mente, poiché si godrà e si gioirà sempre di quello che sto per creare». Non è cancellare la memoria, ma di riconciliarci. È proprio la libertà dal passato, che sappiamo quanto ci condiziona, diventa diffidenza, condanna, paura, cinismo. «Fabbricheranno case e le abiteranno, pianteranno vigne e ne mangeranno il frutto». Il Signore ci chiede: mi aiutate a costruire un mondo così, nuovo, con uomini nuovi? Il futuro inizia oggi e inizia da me, come la pace, che tanto cerchiamo e di cui il mondo ha enorme bisogno.

Gesù torna a Cana. Incontra e incontra di nuovo. Non si nasconde. Si lascia avvicinare facilmente. Non mette distanze: le annulla! Non fa aspettare: si fa trovare subito! A domanda, risponde. Avvenne così a quella donna peccatrice che lo toccò suscitando, immediatamente, il giudizio del fariseo che lo ospitava e che mormorava contro Gesù. Come facciamo anche noi quando, invece di cambiare la trave, guardiamo la pagliuzza negli occhi degli altri. Si arriva così ad offendere anche la Chiesa stessa, proprio come i farisei, pensando di difendere la legge e, in realtà, seminando solo divisione e incredulità.

Questo funzionario si presenta improvvisamente, perché travolto lui stesso da un imprevisto, come avviene sempre nella vita vera: suo figlio era malato, molto. Quando Gesù incontra le persone, cambia il suo itinerario. Ad esempio, quando fece fermare tutti per aspettare il cieco che strillava la sua sofferenza, quando affrontò il rischio di essere ucciso tornando in Giudea per il suo amico Lazzaro. Ma non tutti gli incontri sono uguali! Sono però tutti originali, e tutti pieni di amore! Gesù mette alla prova: perché non dobbiamo cercare i segni per credere, ma crediamo per vedere e per mostrare i segni della sua presenza. Tommaso vuole prima vedere per credere, così come facciamo anche noi, sempre alla ricerca di prove sufficienti, di sicurezze! È ciò che la nostra generazione, diffidente e fragile, pensa indispensabile: trovare prima tutte le risposte e sicurezze e poi affidarsi. Gesù, invece, a quel funzionario angosciato che gli diceva vieni prima che mio figlio muoia, e ad ognuno di noi, chiede di mettersi in cammino solo per la sua parola. In cammino perché abbiamo trovato Lui, per fede. E fede non è avere capito tutto, ma affidarsi alla sua Parola di amore. Credere per vedere, affidarsi per raggiungere, iniziare senza risposta per trovare la risposta. «Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino».

Non speriamo perché abbiamo trovato tutte le certezze, ma speriamo perché sappiamo che le troveremo. Crediamo nella luce quando siamo nel buio, nella pace quando c’è la guerra, nella guarigione quando c’è la malattia. La nostra speranza ci fa affrontare con rigore lo studio, per non essere pericolosamente approssimativi. Affrontiamo le questioni vere con l’intelligenza dell’amore, che non si accontenta e cerca sempre di migliorarsi. Semplifichiamo la complessità entrando in essa, non credendo di capirla perché ci polarizziamo. Dobbiamo vincere la pigrizia intellettuale e l’atrofia spirituale, perché, se siamo forti nello spirito sapremo affrontare le inevitabili difficoltà del crescere, del costruirci e del costruire. Cercate sempre dei legami di amicizia, che per noi sono sempre di amore. Cercateli per seguire Gesù, che è l’unico che ci insegna a volerci bene, perché impariamo a voler bene a Lui e al prossimo.

Lo spirituale, cioè il cuore, l’interiorità, è fondamentale. Se crediamo alle apparenze, o al calcolo, non lo capiamo. Papa Leone XIV ha ricordato il fascino dell’individualismo che appare «come chiave per una vita riuscita» e, quindi, porta «alla promozione di se stessi, alimenta il primato dell’io, scambia il servizio di responsabilità con una “leadership solitaria”». (FT105) «L’individualismo radicale è il virus più difficile da sconfiggere. Inganna. Ci fa credere che tutto consiste nel dare briglia sciolta alle proprie ambizioni, come se accumulando ambizioni e sicurezze individuali potessimo costruire il bene comune». Come lo vinciamo e come proteggerci e come farlo noi in questo tempo di educazione, di formazione? Ascoltando la Parola, che ci insegna ad amare e a vedere il prossimo, costruendo legami di vera fraternità tra noi, imparando a volerci bene per essere costruttori di un mondo nuovo, solidale e fraterno che il Signore ci affida con il suo Vangelo. Non legami finti, effimeri e, spesso, illusori ma amicizia sincera, e un amore genuino come solo l’essere amici del Signore fa trovare! Amarci nel comune amore per il Signore ci fa trovare ciò ci unisce. E ci fa trovare la speranza, forte, che ci fa cercare il futuro con la determinazione e con la forza che solo l’amore può darci.

La speranza è una nostra responsabilità. Siamo chiamare Disarmare il cuore dall’arroganza, dall’indifferenza, dalla cupidigia che ci fa possedere e credere di essere contenti per questo, tanto che l’interesse economico condiziona tutto. Ma, allora, per chi studiare? Per servire altri con competenza e con l’unica autorevolezza che è l’amore gratuito. «Prima di chiederci se studiare serve a qualcosa, preoccupiamoci di servire qualcuno». «Abbiate perciò il coraggio di sostituire le paure con i sogni». Aiutiamoci. La Comunità è la nostra forza, serviamoci gli uni gli altri per capire che servire è amare. Così il mondo risorge e possiamo attendere e vedere la luce della Pasqua.

Bologna, chiesa di Santa Maria della Carità
16/03/2026
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