Celebriamo oggi la Domenica della Parola. Non si può essere cristiani senza venerare la Parola di Dio e, quindi, ascoltarla, leggerla, metterla in pratica. Cosa succede quando, al contrario, si pensa di essere cristiani senza ascoltare Dio che parla? Finiamo per ascoltare la parola del mondo o per attribuire al Signore quelle che sono le nostre convinzioni e tradizioni umane. È la tentazione dei farisei o del fratello maggiore che non ascolta il Padre e anzi lo rimprovera con la sua giustizia senza amore.
Veneriamola come il Corpo stesso di Cristo, per prima cosa nutrendoci del pane di vita dall’unica mensa che è insieme della Parola di Dio e del Corpo di Cristo. Senza la Sua lampada i nostri passi si fanno incerti e non troviamo il cammino nella complicata e minacciosa vita di ogni giorno. La fede stessa viene dall’ascolto e se non leggiamo la Parola anche essa diventa tiepida e scontata. Chi ascolta la Parola e la mette in pratica diventa familiare di Gesù.
La Parola è un seme che, perché possa dare frutto, ha bisogno del terreno buono del nostro cuore. Quando questo avviene siamo gioiosi perché troviamo la bellezza e la forza della nostra povera vita. La Parola di Dio è Parola di vita eterna cioè di una vita bella, che scopre quello che conta e che non finisce. Ma è anche vero il contrario: il nostro cuore rimane sterile se non accoglie il seme buono!
La Parola non è una regola da osservare, ma è la storia di amore di Dio che si rinnova oggi e che possiamo vivere. Non è memoria del passato ma amore che oggi bussa alla porta del cuore. Non si impone, tanto che resta fuori dalla porta se non gli apriamo. È Parola di Dio, Sua, ma è sempre anche nostra, che ispira le nostre parole se l’ascoltiamo come un bambino che impara a parlare proprio ascoltando il padre.
E ci insegna a parlare con amore. Ci insegna a “essere tutti unanimi nel parlare”, perché chi ascolta mette Gesù al centro. Unanimità non significa affatto pensare le stesse cose. Sarebbe impossibile e anche pericoloso! Unanimi perché l’amore di Gesù unisce le nostre voci che, con timbri diversi, parlano dello stesso infinito amore. Quando non ascoltiamo facciamo vincere la logica umana della divisione, della malevolenza, dell’affermazione di sé senza gli altri o contro di loro. «Io sono di Paolo», «Io invece sono di Apollo», «Io invece di Cefa». Cristo unisce non divide.
E sappiamo, al termine della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, quanto è dolorosa la divisione e quanto è faticoso mettere da parte quello che divide e ritrovare quello che unisce. Divisi siamo tutti più deboli perché vince il male, che isola e fa le differenze, contrappone o esclude, che fa credere di imporre le proprie ragioni, dimenticando l’unica ragione che è la Parola di Dio. La Parola di Dio ci aiuta a ritrovare noi stessi proprio perché i Suoi pensieri non sono i nostri pensieri ma ci fanno capire il Suo amore! Tutto cambia e tutto può cambiare, molto più di quello che crediamo possibile e che la nostra rassegnata impotenza vede possibile, perché è Parola di vita, di amore di Dio, e questo cambia i cuori. Non abbiamo capito tutto, ma capiamo che è Parola di amore e questo ci fa capire poco alla volta il mistero della vita.
Viviamo nel tempo della forza, di una violenza che provoca e giustifica violenza, e che sembra l’unico modo per affrontare i problemi. La violenza non genera vita, la perde. E quando si pensa di combattere la violenza con la violenza se ne diventa semplicemente complici e la facciamo crescere pensando di combatterla. Davanti a tanta violenza, nel cuore e nella testa, e quindi inevitabilmente nelle mani, siamo chiamati a non restare in silenzio ma a parlare il vangelo della pace, disarmando il cuore e la lingua.
Le prime parole di Gesù sono di conversione. Chiede di cambiare vita, come ai quattro pescatori che lasciano il lavoro e la famiglia per seguirlo. Nella confusione della nostra generazione, dove tutto è uguale, possibile, fluido, la Parola sembra lontana, addirittura poco umana o troppo esigente. La Parola cambia la vita perché è amore che parla, che insegna, amando, ad amare. Chiede di seguire Gesù perché risponde al desiderio che portiamo nel cuore e ci fa sentire amati da Lui.
«Convertitevi, perché il Regno dei cieli è vicino». Se non ci convertiamo, cioè andiamo verso di essa, il Regno dei cieli resta lontano, irraggiungibile. Tutti cerchiamo il regno di pace, la vita che non finisce, il cielo che rende piena la terra. La conversione è volgersi verso la luce, noi che stiamo nelle tenebre. Spesso abbiamo pensato la conversione come rinuncia, e il mondo ci fa credere che abbiamo infinite possibilità per poi invece umiliarci condannandoci al non senso.
Ciò che serve è la luce che ci libera dalle tenebre. La Parola non è un accessorio per qualche specialista, ma è amore che capiscono i piccoli e non i sapienti, gli umili e non i presuntuosi. Gregorio Magno faceva notare: “Chi ascolta comincia ad essere ciò che non era e smette di essere ciò che era”. La Chiesa è una comunità di fratelli e sorelle che si ritrova intorno a questa mensa spezzando il pane buono della Parola e del Corpo di Cristo. Riuniamoci insieme per aiutarci ad ascoltarla, a conoscerla, a farci cambiare da essa. In questo tempo nel quale è difficile avere speranza, e appare difficile vivere insieme e non isolati, la Parola di Dio ci dona l’intelligenza per capire e il cuore per amarci e rispettarci. Sì, la Bibbia ridona il cuore a chi l’ascolta, cuore che perdiamo facilmente. Non basta ascoltarla una volta, perché non è una lezione: cammina e cresce con noi e ci aiuta a non perderci nelle strade, a volte così difficili, della vita. Gesù percorre tutta la Galilea, andando incontro agli altri, annunciando il Vangelo del regno e guarendo nel popolo ogni sorta di malattia e infermità. L’amore, solo l’amore guarisce i cuori e accende la speranza.
La Sua Parola, cari fratelli che oggi ricevete il ministero, vi impegna a leggerla personalmente, a masticarla, a ruminarla, e ad annunciarla soprattutto con la vita. Apparecchiate tante mense della Parola – anche dove capita! – e saranno luoghi di fraternità e amicizia. Spezzatela con rispetto e con tanta umanità. Date carne, con la vostra vita, alla Parola che ci è affidata, luce che si rivela anche con la vostra luce. Tanti che camminano nelle tenebre della solitudine, della tristezza, della paura, della presunzione, dell’istinto, incontrandovi riconosceranno nella vostra luce quella di Dio, la stessa che ci accoglierà in cielo e che non finisce.
