Cento anni. Ringraziamo. La nostra storia è sempre verticale e orizzontale. La dimensione verticale ci fa ringraziare per tanta fede che ci ha preceduto, per quanti hanno seminato dove noi ora raccogliamo. È una storia che non ci schiaccia ma che ci apre alla lode e alla responsabilità. È una dimensione che dobbiamo vedere per ciò che ci sarà dopo di noi. La storia non finisce mai qui con noi, non possiamo conservarla ma trasmetterla, e così anche noi, a nostra volta, seminare con larghezza perché il seme del Vangelo possa dare frutti. Guardiamo al futuro e sappiamo che la storia non solo non finisce con noi ma, soprattutto, finisce nella pienezza della vita, là dove siamo diretti, la casa del cielo.
Per questo aggiungiamo sempre “se Dio vuole”, perché tutto lo mettiamo nelle Sue mani. Partiamo da Lui e ce la mettiamo tutta, ben consapevoli che invano si affaticano i costruttori se Dio non è con loro. Poi c’è la dimensione orizzontale, questa comunità. Importante. La nostra comunione, l’amicizia, il nostro volersi bene che passa attraverso le nostre persone. È importante per capire la dimensione verticale. E questo noi riguarda soltanto noi? La comunità non è mai a numero chiuso perciò sentiamo con noi i tanti che Gesù ci indica e ai quali ci manda, la folla stanca e sfinita perché “pecore senza pastore”. Dobbiamo andare oggi a lavorare nella messe. Costruire comunità.
La nostra non è un’amicizia qualsiasi perché è intorno al Signore. Siamo figli e fratelli, non per noi ma per la Sua volontà, per il Suo amore e per amare Lui. Ci sono tante comunità, gruppi e persone che vivono insieme o che hanno qualcosa in comune, ma questa è diversa perché al centro non c’è un’idea o un fine sociale, ma c’è il Suo amore che ci fa camminare insieme perché andiamo dietro a Lui. E ci chiede proprio di essere operai del Suo amore con la nostra vita.
La Parola ci parla di sofferenza, di prove. Questo ci spaventa. Il Vangelo è così diverso dalle parole rassicuranti del mondo che, invece, non devono fare pensare e che ascoltiamo solo se ci fanno star bene. Certo, la Parola di Dio ci fa stare bene, ma non come pensiamo noi bensì affrontando la vita, con le sue inevitabili prove, non evitandole. La protezione del Signore non è renderci invulnerabili, ma forti nell’amore. Come Gesù. Affronta le umiliazioni. Si affida.
Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio, nessun tormento le toccherà. Nel giorno del loro giudizio risplenderanno, come scintille nella stoppia correranno qua e là. Pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi la ragione della speranza che è in voi. Penso ai martiri durante la guerra e oggi ai tanti martiri cristiani, tantissimi, che non smettono di amare. Sono i testimoni della speranza.
L’Apostolo ci mette in guardia a non diventare duri, a non rispondere al male con il male. Questo sia fatto, tuttavia, con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza perché nel momento stesso in cui si parla male di voi rimangano svergognati quelli che malignano sulla vostra buona condotta in Cristo. Possiamo svergognare il male – anche se ciò arriva sempre tardi – ma solo se viviamo con dolcezza e rispetto, senza farci prendere dalla logica del lupo, della forza, dell’ira. Disarmati possiamo disarmare, ma se ci armiamo e rispondiamo alle armi con le armi non cambia nulla, e finiamo come tutti. Se questa infatti è la volontà di Dio, è meglio soffrire operando il bene che facendo il male.
Rinnegare se stessi non significa annullarsi, ma dominare l’istinto di Caino, l’orgoglio che ci spinge a compiere quello che non vorremmo, che fa essere divisi, violenti, che ci fa rispondere al male con il male. La grande sapienza cristiana e umana indica che: “Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà”. Tutti vogliamo salvare la nostra vita, quello che siamo. Gesù ci svela l’inganno del conservare, del tenere per sé, del salva te stesso, della felicità individuale, di star bene io anche se intorno stanno tutti male, di prendere la parte migliore e invece di condividere lasciare qualcosa agli altri se avanza.
Quale vantaggio, infatti, ha un uomo se guadagna il mondo intero ma perde o rovina se stesso? Costruiamo questa casa pieni di gioia e anche di consapevolezza di quanto sia importante per questa generazione sola, fragile, e di tante isole. Rendiamo la casa piena di Dio, nel canto, nell’amore, nella carità, nell’amicizia tra noi. Una casa di pace perché impariamo ad essere cristiani oggi.
