Messa per la II Domenica di Quaresima con Riti catecumenali

Abramo ascolta l’invito di Dio: “Vai verso la terra che ti indicherò”. È la promessa per i credenti nel Dio altissimo, unico. Ascolta e mette in pratica. Anche Gesù, che compie la promessa rivolta ad Abramo, manda noi, suoi discepoli, fino agli estremi confini della terra. Abramo credette in Dio.

Oggi riceverete le parole della nostra fede. “Io credo in Dio”. È l’affermazione fondamentale. Nessuno vi costringe. La fede è libera, è un atto personale. Nasce dall’ascolto. Dio parla, ha parlato, continua a parlare attraverso la sua Parola e il Verbo che si fa carne. La sua non è una Parola del passato, come fosse una registrazione che ascoltiamo, che fa ripetere ma non vivere. Dio parla oggi, la sua Parola è vita presente. La Parola davvero cresce con chi la legge, promessa di amore che rivela la gloria di Dio, cioè ci fa vedere la sua forza. “La fede è fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede” (Eb 11,1).

“Gli occhi della fede sono dunque capaci di vedere l’invisibile e il cuore del credente può sperare oltre ogni speranza, proprio come Abramo”, diceva Papa Benedetto XVI. Abramo si mise in cammino per fede, partì senza sapere dove andava. Non sapeva cosa sarebbe successo, ma si fidò. Quando noi diciamo “io credo in Dio”, ciò vuol dire “mi fido di Te; mi affido a Te, Signore”. Crediamo quando abbiamo tutto chiaro? No, io credo anche quando non capisco tutto. Potremmo mai capire tutto del mistero grande, infinito, di Dio, che ci fa misurare la piccolezza della nostra vita e la fragilità della nostra condizione? Credo perché sento il suo amore e mi fido di Lui.

Diceva don Oreste Benzi: “Quando il padrone dopo un po’ di tempo ritorna a casa, il suo cane gli fa festa, si muove con lui, lo lecca. Cosa capisce quel cane del suo padrone, i problemi che ha, se ha delle difficoltà? Quel cane e quell’uomo hanno una relazione affettiva. L’uomo capisce qualcosa del cane. Il cane solo lo sente. Chi è don Oreste? Quel cane accanto al mio Dio”.

Crediamo se ci conviene? Ci conviene sempre. Credere in Dio ci aiuta a credere davvero in noi stessi, non perché ci gonfiamo con l’egoismo ma perché amiamo, che è la vera forza che abbiamo. Non crediamo sempre allo stesso modo. Si possono riaffacciare i dubbi! Non si scandalizza Gesù, anzi ci insegna anche a combatterli per non restare prigionieri.

Certo, credo, e quando faccio fatica cerco di più, ho bisogno di Te. Dio lo sa, non ci abbandona nella prova, ci guida, ci sostiene. Se credo in Dio, ciò segna la mia vita. Credo perché ha parlato e parla, mi ha fatto capire e mi aiuta nelle mie scelte concrete. Chi crede in Dio sa anche che Lui ci ama e vuole vivere come Lui ci insegna. E Dio vuole una vita bella, piena di umanità, accesa di amore perché corrisponde al motivo per cui Lui ci ha creato.

Ci sostiene la Madre Chiesa, la comunità dei fratelli e delle sorelle, con la sua sapienza e la sua tradizione che ci aiutano a comprendere il contenuto della fede, a nutrirla, come una madre che ci ricorda quello che ancora non sappiamo e che siamo tutti figli. Ma siamo anche chiamati – affidandocela Gesù – ad esserne custodi di questa nostra Madre.

Se siamo figli sapremo anche prenderci cura di Lei. Come Abramo siamo chiamati ad obbedire a Dio. Prendiamolo sul serio. Senza Dio l’uomo pensa di essere al centro, senza diventa lui Dio, finisce per credere a tutto e si lascia conquistare dalle ideologie pagane. Crediamo in Gesù, suo figlio, che è nato da Maria, ha parlato, ha mostrato la sua gloria, che è sua e nostra. Crediamo che è di Dio ed è dell’uomo, che rivela le cose più belle che siamo, mentre quella degli uomini diventa affermazione di sé, esibizione, possesso, violenza fisica.

Gesù è morto ed è risorto dai morti, perché tutti noi attraversiamo, come Lui, il duro passaggio della morte per essere sollevati alla luce e alla pace dell’amore che non finisce.  Gesù ci prende con sé e ci fa salire il monte alto, quello della conoscenza, verso il cielo. Fu trasfigurato. Vediamo in Lui, uomo, e nella nostra realtà la luce della presenza di Dio. È vedere con gli occhi del cuore, quelli spirituali. E questa fa cambiare quelli carnali. Lo spirituale non significa vedere le cose che non esistono.

Chi si apre al Signore Gesù sperimenta la bellezza e la forza della sua presenza, come un innamorato conquistato dall’amore che suscita amore, che fa sentire bella e preziosa la vita, che aiuta a cambiare. La voce del cielo indica Gesù, conferma che è il Figlio amato e che tutto ha posto in Lui ma che deve essere ascoltato. Non serve fare una tenda. Gesù è nel cuore e la sua luce è quella che egli accende nella nostra vita con il suo amore. Anche i discepoli sono presi da timore di fronte a Dio, ad una luce così grande.

Il suo amore vince per sempre la paura di essere di fronte a Dio. Dio ci cerca e noi non ci nascondiamo più. Non abbiamo più paura di Lui. Quella luce c’è quando vediamo l’amore, quando amiamo come Dio ci chiede, quando amiamo anche i nostri nemici, gratuitamente, donando come fa Lui. Davanti alle tenebre fitte che avvolgono la terra, a quello che sta accadendo in Ucraina, in Medio Oriente e in Iran, sentiamo necessaria la luce.

Luce che significa fermare la spirale della violenza prima che diventi un’ineluttabile devastazione. “La stabilità e la pace non si costruiscono con minacce reciproche, né con le armi, che seminano distruzione, dolore e morte, ma solo attraverso un dialogo ragionevole, autentico e responsabile” ha ammonito Papa Leone XIV. Gesù vuole che la sua luce illumini i nostri cuori, sempre, specialmente quando ci dobbiamo confrontare con il buio, quello del peccato, della solitudine, del non amore, ma anche quello della malattia, del male, della violenza, della morte.

Gesù non ci farà mai stare senza luce. Nella notte più oscura, Gesù è la lampada che non si spegne mai. Quella luce è un riflesso. Un anticipo. Nulla sarà perduto, nulla diventa insignificante, perché tutto è e sarà amato. Niente andrà perduto, neanche i capelli del nostro capo.

Cattedrale di San Pietro, Bologna
01/03/2026
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