“Dirigere i nostri passi sulla via della pace”. È stato la parola che ci ha guidato in questi giorni in tanti incontri. Abbiamo scoperto il dono di essere insieme, di camminare, di guardare il mondo e la nostra vita personale con la speranza che ci dona il Signore. Non smette di visitarci, di parlarci, perché è ascoltando la sua Parola non come una tra le tante, ma “la” Parola, perché questa spiega tutte le parole. Dio ci insegna a trovare la nostra vita, a parlare con amore perché è amore. Cerchiamo la via della pace, non possiamo accettare di vivere senza, perché vuol dire preparare la via della guerra. Conserviamo la memoria e la responsabilità di tanto dolore che sale dalle nostre terre, la memoria ci aiuta a scegliere, a riconoscere la divisione che il male continua a seminare nei cuori. Non lo riconosciamo subito, sia per la presunzione di capire e controllare tutto noi, sia per la pigrizia del cuore. Il male si nasconde, appare innocuo, senza conseguenza, facilmente controllato da noi. Succede, invece, che il male rende irrespirabile l’aria con l’inquinamento dell’odio, dell’indifferenza, del pregiudizio. Il male innesca una reazione per cui rispondiamo sempre con il male, così poi si perdono le soluzioni, il ricordo delle responsabilità, non si riesce più a parlarsi amichevolmente.
Dirigere i nostri passi sulla via della pace perché se non siamo disarmati finiamo inevitabilmente per armarci, per chiuderci nella paura, per giustificare l’offesa al prossimo. La pace non è debolezza ma forza che richiede intelligenza, cuore, speranza, perché il tentatore non smette di far crescere la divisione, di armare le mani e le menti, di far credere di essere ineluttabile, l’unica possibilità. Vediamo i dolori nella sofferenza enorme che il male produce nel mondo, nell’ingiustizia che diventa strutturale, nella distruzione della vita, tanto che la disuguaglianza appare normale. In questo tempo di Quaresima ci sono alcuni esercizi che sono necessari per combattere il male. Oggi, delle opere della penitenza tradizionale, ricordo il digiuno. Papa Leone XIV ci ha chiesto in modo molto concreto: “Cominciamo a disarmare il linguaggio, rinunciando alle parole taglienti, al giudizio immediato, al parlar male di chi è assente e non può difendersi, alle calunnie. Sforziamoci invece di imparare a misurare le parole e a coltivare la gentilezza: in famiglia, tra gli amici, nei luoghi di lavoro, nei social media, nei dibattiti politici, nei mezzi di comunicazione, nelle comunità cristiane. Allora tante parole di odio lasceranno il posto a parole di speranza e di pace”. Così rafforziamo la pace, minacciata dal Divisore che genera inimicizia, intolleranza, morte.
Il male è sempre la stessa tentazione: rendere l’amore possesso, rovinandolo perché è sempre e solo dono ricevuto e da dare. Il male appare addirittura ineluttabile o una convenienza. Il seme della malevolenza appare furbizia, difesa, esercizio di intelligenza. Arriviamo a credere che l’attenzione protettiva di Dio verso Adamo ed Eva diventa esclusione, insinuando il dubbio che, poi, diventa scorciatoia allettante per una presunta pienezza che rovina quello che abbiamo e siamo. All’inizio con Dio non c’era la morte. La vita era piena. L’invidia del male genera la divisione. È il mistero del male che continua a rovinare la vita, mistero che ci turba e che non possiamo mai comprendere pienamente ma che, allo stesso tempo, non possiamo accettare. Il Signore ha rivelato il nuovo Adamo, Gesù, l’uomo nuovo che ci rende nuovi, perché ci dona tutta la conoscenza di cui abbiamo bisogno.
Il Suo amore spiega e illumina tutto e rende bella e preziosa la nostra vita. La illumina perché la ama e ci aiuta ad affrontare il male perché non sia mai l’ultima parola. Gesù non cancella il male, che poi è la sofferenza, il tradimento, l’incomprensione, la morte, ci mostra come si sconfigge. Possiamo sempre scegliere. L’amore non si impone, deve essere nostro perché sia davvero amore. Per questo deve combattere il suo nemico. Non è vera scelta senza affrontare la tentazione. Non si vince il male senza affrontarlo. Lui però non ci abbandona alla tentazione. Non può evitarla, non la evita, ma è sempre con noi. Non si scandalizza di questo perché il Signore sa che siamo deboli. Lui non è un fariseo: la perfezione non è nell’esteriorità, ma nel cuore. Non vergogniamoci di chiedere aiuto e perdono. Adamo ed Eva scoprono la debolezza, la fragilità. Gesù ci fa scoprire in questa la nostra forza, quella vera, per ricostruire quello che il male ha rovinato. La forza di Gesù è l’amore, il perdono, la pace. Le nostre comunità sono chiamate ad essere case di pace e di non violenza. Siamo comunità, cioè case, dove aiutarsi a vivere tra di noi l’amore che cerchiamo e che, in realtà, tutti cercano. L’amore tra noi rende concreto l’amore di Gesù e questo ci dà forza. E per questo facciamo nostro l’amore di Gesù, dandogli corpo, vita. È questo il tempo della Quaresima, tempo di scelte.
Anche Gesù è tentato. Anzi, il male lo tenterà fino alla fine della Sua vita con l’ultima tentazione: salva te stesso, fai vedere chi sei, rispondi al male maledicendo, non vedi che non serve a niente amare, i tuoi ti hanno abbandonato, sei stato tradito tanto che ora tutto appare inutile. Il male tenta quando siamo più deboli, trova spazio nella piccola insoddisfazione oppure quando ci sentiamo forti tanto tanto da credere che possiamo fare come ci pare. Quando Lui ebbe fame, il male cerca le risposte, quelle che cerca anche per noi. La tentazione si avvicina, si mostra conveniente, persuasiva, facile, ragionevole nell’incertezza. Il male sfida: “Se tu sei il figlio di Dio” fai come tutti e piega quello che serve a te, le pietre in pane.
Il materialismo si impadronisce di noi e ci fa perdere il cuore, le cose diventano più importanti delle persone, degli affetti. Diventiamo un consumatore e pensiamo di stare bene. Le cose diventano il nostro pane, pensiamo di controllare e decidere, finiamo così per mettere il cuore nei soldi, nei beni. Tutte le tentazioni mettono al centro l’io, fanno credere di esaltarlo ma senza l’altro, prendono e non donano e cercano di piegare tutto a proprio vantaggio. Quanto è vero che non di solo pane vivrà l’uomo, ma di quella Parola di amore che sazia la nostra fame vera! E poi di nuovo: se tu sei Figlio di Dio, gettati giù, facci vedere chi sei, chiedi al Padre, che è padre, di fare vedere chi è, e piega l’amore di tuo padre alla tua esaltazione personale. Quanto protagonismo ci fa rovinare anche le cose belle che facciamo, per cui invece di servire siamo attenti al nostro ruolo, alla considerazione, alla prestazione! L’ultima tentazione. Io ti do tutto se diventi figlio mio, se vendi l’anima, distruggendo te stesso e la tua identità! È l’unica in cui non lo riconosce figlio di Dio. Diventa mio e ti do tutto. Tutto è tuo se tu sei mio. Solo che il Diavolo non ama, possiede. Ci fa credere di possedere, ma poi ci possiede lui. Mentre è l’amore del Signore libertà, protezione, forza.
Alla fine gli Angeli servivano Gesù. Il mondo si popola di presenze, il cielo ci sta vicino, il deserto diventa popolato di tanto amore. Quando vinciamo il male con l’amore il mondo intorno cambia, canta, l’altro diventa riflesso dell’amore di Dio. E sappiamo vedere la bellezza della vita, sempre nella concretezza della nostra umanità. Se resisteremo uniti alle lusinghe dei potenti, allora saremo la generazione dell’aurora.
“Maria, Stella del mattino, camminerà sempre davanti a noi! Nel suo Figlio contempleremo e serviremo una magnifica umanità, trasformata non da deliri di onnipotenza, ma dal Dio che per amore si è fatto carne”.
