Veglia diocesana delle Palme

Questa sera sentiamo anche noi il profumo di Maria, quello dell’amore che si spande e aiuta a credere nell’amore. Ne abbiamo bisogno, ci aiuta a vivere questi giorni di Passione, cioè di amore pieno, di un amore più grande dell’angoscia e della paura. Dilexit nos. Dilexi te.

E ci insegna a farlo perché così noi scopriamo il senso e la bellezza della nostra vita. Sono giorni in cui farci toccare, come il Centurione, da un amore così grande e per questo giorni di cambiamento, di scelta, di pianto e di lacrime asciugate, di croce e di Resurrezione, di buio e di luce, di violenza e di pace. Giorni dentro la storia, drammatica com’è, per smettere di cercare qualche benessere senza prezzo. Non è ieri. È oggi! Non è un racconto, è un incontro, è un incontro con Gesù che vuole cancellare il male e con i suoi poveri che abbiamo sempre con noi. La Parola di Dio è nel presente. È lontana quando l’abbiamo ridotta a regola, a lezione.

Viviamo oggi la Passione della Parola, che spiega da che parte stare e da che parte stiamo, perché un amore così rivela quello che abbiamo noi nel cuore, ci fa vedere la sofferenza per la quale cambiare, e ci fa smettere di rimandare, di buttarci via e di giocare. Maria ci insegna cosa significa ascoltare Gesù: ascoltare e amare. Mette in pratica la Parola amando. Il vero profumo è quello del suo amore. Molto prezioso. Non calcola.

Che interesse c’è a calcolare? È un gesto di amore gratuito, cioè libero dalle misure, un legame vero, personale, un dono pieno di sé, esagerato per le misure prudenti e povere di cuore. Quando non amiamo calcoliamo le convenienze, gli interessi e questi svuotano l’amore. Il mondo considera la vita e il dono di Cristo, e dunque la fede in Lui, un inutile spreco. Anche noi facilmente pensiamo questo. Maria aveva ancora l’odore della morte. Quanto odore di morte!

Quello acre della follia della guerra, del sangue, di quel vortice che fa sprofondare nella voragine da cui sappiamo quanto è poi difficile risalire. Le guerre durano senza fine, e sembrano senza fine perché il fine è distruggere credendo così di ottenere sicurezza o, semplicemente, potere. Chi distrugge è vittima della distruzione. Chi di spada ferisce di spada perisce. C’è odore di morte nell’affermazione volgare di sé, nelle tante violenze che regolano le relazioni, da quella raffinata dell’indifferenza alle parole di odio che diffondono il maleodorante disgusto per l’altro, la malevolenza, tanto da rendere insopportabile la presenza e impossibile l’amicizia.

È odore di morte fare del “salva te stesso” la regola che giustifica tutto, l’enfasi del protagonismo, la teatralizzazione continua del narcisismo e dell’esaltazione di sé. Il buon profumo dell’amore per il Signore anticipa quello della Resurrezione. L’amore sembra inutile perché umile, mentre è il segreto della vita e del cristiano, di colui che si libera dall’idea «muscolare» che reclama il primato della forza. Non è sprecato. Anzi, è la via umile di Gesù, re di amore, e non della forza del mondo. Chi si prende cura, accompagna, protegge, diventa riflesso della vita che non finisce. Maria non lo sa ancora ma prepara la gloria della Resurrezione, curando il corpo che sarà umiliato, ferito, crocifisso, esposto. L’unguento è anche la nostra preghiera per il bambino affamato nei campi profughi, per chi muore di fame e sete in mezzo al mare, per chi scappa dalla guerra e cerca rifugio, per l’anziano prigioniero della solitudine. Prendiamoci cura di Gesù perché in Lui vediamo la vita che non finisce.

Chiediamo che questi giorni siano solo profumo per il Signore, profumo che abbiamo e possiamo trovare, perché impariamo a restare con il Signore, a parlare con Lui, e perché tutto sia offerto solo per amare il Signore, e con Lui i poveri che abbiamo con noi, sempre, perché non sono persone “esterne” alla comunità ma fratelli e sorelle con cui condividere la sofferenza, facendolo «non con tristezza né per forza, perché Dio ama chi dona con gioia» (2 Cor 9,7). «Noi siamo infatti dinanzi a Dio il profumo di Cristo» (2 Cor 2,15).

Don Primo Mazzolari diceva: «Vorrei pregarvi di non chiedermi se ci sono dei poveri, chi sono e quanti sono, perché temo che simili domande rappresentino una distrazione o il pretesto per scantonare da una precisa indicazione della coscienza e del cuore. […] Io non li ho mai contati i poveri, perché non si possono contare: i poveri si abbracciano, non si contano”.

Padre Turoldo cantava così l’incontro con l’amore di Cristo: “Amore, che mi formasti a immagine dell’Iddio che non ha volto, Amore che sì teneramente mi ricomponesti dopo la rovina, Amore, ecco, mi arrendo: sarò il tuo splendore eterno. Amore, che mi hai eletto fin dal giorno che le tue mani plasmarono il corpo mio, Amore celato nell’umana carne, ora simile a me interamente sei, Amore, ecco, mi arrendo: sarò il tuo possesso eterno. Amore, che al tuo giogo anima e sensi, tutto m’hai piegato, Amore, tu m’involi nel gorgo tuo. Il cuore mio non resiste più, ecco, mi arrendo. Amore: mia vita ormai eterna. Amen”.

Bologna, cattedrale di San Pietro
28/03/2026
condividi su