Via Crucis cittadina all’Osservanza

Ringrazio i monaci e le monache della Piccola Famiglia dell’Annunziata presenti a Ma’in in Giordania e ad Ain Arik in Palestina che hanno condiviso con noi le loro riflessioni e ci hanno fatto camminare nella via della sofferenza di Gesù insieme alla sofferenza della loro gente.

Preghiamo per loro, per la Parrocchia di Gaza, per il Medio Oriente, per il cardinale Pizzaballa e per ogni Paese colpito dalla violenza e dalla guerra, per l’Ucraina, perché i responsabili delle Nazioni ascoltino il grido di Papa Leone XIV, in unione con tutti i colpiti: Abbiate pietà! Deponete le armi, ricordatevi che siete fratelli! Mai usare il nome di Dio per giustificare Caino! Gesù è Abele. In un contesto dove regna la confusione, e dove la violenza sembra avere l’ultima parola, Maria ci insegna l’arte di restare. Spesso ci sentiamo impotenti, incapaci di cambiare il corso degli eventi o di sciogliere le bende del dolore che avvolgono chi vive accanto a noi. Essere presenti e testimoniare la sofferenza dell’altro senza scappare, è già un atto di amore che ridà dignità a chi è umiliato e ferito.

Quanti uomini e donne vivono oggi sotto il peso della guerra, dell’ingiustizia e dell’oppressione, in tragiche situazioni di povertà, malattia, solitudine o costretti a lasciare la propria terra, e portano l’immagine di un’umanità e una dignità ferita o calpestata! Quanta sofferenza! Il dolore attraversa il nostro tempo: madri che perdono i figli sotto le bombe, famiglie spezzate dalle migrazioni forzate, le troppe donne vittime di violenza e di ingiustizia. Le guerre con le loro tragedie lasciano le vittime nude, inermi, ferite nella loro dignità; le riduce ad oggetti, a nemici da eliminare.

Per quanto tempo il male delle persone rimarrà il più forte e trionferà la morte? Nelle piaghe di Gesù vediamo le ferite di tante donne e di tanti uomini di oggi. Abbiamo sentito il gemito di dolore di tutti coloro che sono oppressi dalla violenza e di tutte le vittime della guerra. Per questo con insistenza ripetiamo: Dio è amore! Abbiate pietà! Deponete le armi, ricordatevi che siete fratelli! E noi scegliamo di essere operatori di pace, di deporre le nostre armi ad iniziare dalla violenza delle parole e dei giudizi, per iniziare a riconciliare il mondo.

Nello spirito di San Francesco preghiamo: “Rapisca, ti prego, o Signore, / l’ardente e dolce forza del tuo amore / la mente mia da tutte le cose che sono sotto il cielo, / perché io muoia per amore dell’amor tuo, / come tu ti sei degnato di morire / per amore dell’amor mio”.

Bologna, Colle dell'Osservanza
03/04/2026
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