Introduzione all’adorazione per il Corpus Domini

Bologna, cattedrale
11-06-2020

Fermiamoci per adorare il Corpus Domini. Adoriamo la sua grandezza, misurando il poco della nostra vita e quanto siamo mendicanti di amore. Ma vorrei che l’adorazione fosse un gesto familiare. Quando si ama qualcuno e si è quindi familiari con lui usiamo l’espressione: “Ti adoro!”, cioè sono contento di te, ti sento mio, ti lodo per quello che sei non solo per quello che hai fatto a me, ti porto con me e io desidero che tu mi porti con te. Ecco, adorare il Signore è questione di cuore, è comunicazione di amore che illumina la mente, sveglia l’intelligenza, rende davvero saggi i piccoli.

Adoriamo per mettere i nostri occhi in Lui e sentiamo, senza timore, i suoi nei nostri. Adoriamo perché sentiamo il valore vero della nostra vita che è essere suoi e per liberarci da quello che ci fa resistere al seguirlo, dalle paure che ci chiudono, dall’orgoglio che ci suggerisce sempre di possedere e non di dare. Adorare Gesù ci fa capire quanto siamo amati e quindi ci dona la forza per non adorare il tentatore che non smette in tanti modi di proporre nel segreto del cuore e nell’individualismo di adorare lui in cambio dei regni del mondo e della loro gloria.

Maria, la sorella di Marta, adora Gesù, si mette ai suoi piedi, si libera dagli affanni, non è una serva ma un’amica, si appropria del suo tempo e del suo cuore, perché adorare significa ascoltare la sua parola e aprire il cuore ai suoi insegnamenti. Adorare vuol dire servire l’uomo mezzo morto, sentirsi prossimo ed essere prossimo, perché centrati su di Lui, sull’essenziale.

Come vorrei che le nostre comunità siano luoghi dove impariamo ad adorare il Signore spezzando la sua parola e il suo Corpo e che la stanza nascosta del nostro cuore sia sempre piena della sua luce, della sua parola, della sua misericordia per vedere nel fratello e nel povero il tabernacolo della stessa presenza. Adoriamo la parola ascoltandola e mettendola in pratica e adoriamo il povero servendolo.

Don Mazzolari scriveva che “L’adorazione è il pensiero che, incapace di ragionare, canta: una filosofia che, ad un certo punto, s’inginocchia: una carità che, nella propria insufficienza, si fa prestare qualcosa da tutte le creature, per offrirsi. L’adorazione è un colloquio tra l’infinito e il mio niente, cui il Padre ha regalato un cuore. Chi adora non chiede, si offre, intonandosi all’armonia divina del creato. Gesù parla di veri adoratori. Un uomo qualsiasi che si metta davanti a Dio e gli esprima con penitente sincerità, la propria povertà spirituale è un vero adoratore”. Tra l’infinito e il mio niente che con Lui diventa infinito ed eterno.

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