Omelia nella festa della Sacra Famiglia

Parrocchia Sacra Famiglia, Bologna
29-12-2019

La prima domenica dopo Natale non a caso è dedicato alla Santa Famiglia! Dio genera cristiani e la famiglia dei cristiani. Non si è mai cristiani da soli! Gesù stesso è un figlio che non vuole essere figlio unico! E’ un fratello che ci vuole con Lui a godere dell’unico padre e ci insegna a capirlo, a volergli bene, ad essere suoi, a sentire il suo amore e a “fare” la sua volontà. Dio è un Padre che adotta anche noi, ci sceglie e ci ama come dice l’Apostolo, perché il Figlio non è geloso, anzi, regala quello che è e per questo ci rende come Lui.

Dio ci ha creato a sua immagine e somiglianza e ricostruisce quello che si era rotto con il peccato: vuole che ci fidiamo di Lui, senza la malizia diffidente del peccato e ricostruisce la fraternità tra gli uomini quella che portò Caino ad assecondare il suo istinto, tanto che non riconosce più in Abele il suo fratello, lo tratta come un nemico. Oggi, il nostro istinto è accarezzato e sedotto dal mondo virtuale, che ci comanda molto più di quanto noi pensiamo. Tutti noi vogliamo essere noi stessi. Senza gli altri non possiamo essere noi stessi e senza Dio facilmente ci pensiamo onnipotenti. Essere se stessi significa prendere sul serio quella immagine e somiglianza di Dio di cui siamo fatti, vivendo come figlio suo e non come orfano che deve affermare se stesso perché non ha nessuno a cui rassomigliare.

Siamo la sua famiglia! Non è poco ed è un orgoglio e una responsabilità. E’ generata non dal sangue ma dallo Spirito, che è il vero sangue di Dio, quello che ci fa scoprire uniti al prossimo perché uomini, fratelli di altri uomini. Gesù ci ha chiamato personalmente ma ci dona di fare parte della sua famiglia e ci chiama per insegnarci ad amarci gli uni gli altri. Gli altri? Noi pensiamo facilmente: quello è un estraneo, non lo conosco, non mi assomiglia, non mi convince! Invece i “nostri” sono tutti, ad iniziare da coloro che sono malati, prigionieri, stranieri, invisibili, scarti, insomma le persone che penseremmo non avere niente a che fare con noi. Sono i nostri familiari. Abbiamo verso di loro e tra di noi un modo “familiare”?

Chi ama Dio impara ad amare il prossimo e questo ci aiuta ad esserlo anche con quelli di casa nostra! Ecco perché essere familiari di Dio ci aiuta ad esserlo con tutti, ad iniziare dalle nostre case. Chi vive nella famiglia di Dio, cioè la Chiesa, come un figlio, un fratello, una sorella, un padre, madre, saprà esserlo anche nella sua famiglia! Ecco, allora, chi è un cristiano! Un uomo che era solo, che scopre il cento volte tanto in fratelli, sorelle, padri e madri ed impara ad esserlo con i suoi. Il vero sostegno alla famiglia, il primo, è vivere la Chiesa come la nostra famiglia. Ne abbiamo tanto bisogno, perché da soli siamo deboli e molto condizionati dalla logica del mondo! La famiglia non è sicura, è esposta al rischio, minacciata. Perché Erode è il male e il male ha il volto brutale del dolore, della morte, dell’ingiustizia, di tanto insopportabile dolore, come i cristiani uccisi in Nigeria da bestemmiatori del loro Dio o i morti nell’attentato a Mogadiscio.  C’è però, un Erode meno cruento, come l’individualismo che pesa sulle nostre famiglie, che rende i rapporti superficiali e legati al personale benessere. L’individualismo porta, al contrario di quanto suggerito dal Siracide, a non essere indulgenti e a disprezzare quando perde il senno nostro padre.

Quando accade a volte diventa un peso perché la pornografia della vita ci fa credere possibile evitare le difficoltà e non affrontarle e vincerle con l’arte dell’amore. Quando tutto gira intorno a noi non sappiamo amare, perché l’amore è dono, non possesso. La vita non dipende solo da quello che hai tanto che non ti accorgi di Dio che ti viene incontro e di chi ti sta accanto. Finendo di vivere “di cose e non si sa più per cosa”. “Si hanno tanti beni, ma non si fa più il bene” e “le case si riempiono di cose, ma si svuotano di figli”, “si butta via il tempo nei passatempi, ma non si ha tempo per Dio e per gli altri”. Ecco perché il consumismo e l’individualismo sono una falsa risposta che rovinano l’individuo e le famiglie.

La sua famiglia è di quanti ascoltano e mettono in pratica, fanno quello che Lui dice, imparano da Lui a capire cosa vuole da noi.

E’ una grazia essere suoi. San Paolo indica alcuni sentimenti che devono segnare i nostri legami familiari: la tenerezza, invece del disprezzo, della rozzezza e della insensibilità; la bontà, invece della cattiveria e del piegare all’utile personale e al calcolo delle convenienze; l’umiltà, invece della superbia e della presunzione per cui sentiamo sempre qualcuno di importante; la mansuetudine, invece della arroganza, della prepotenza e del paternalismo per cui facciamo cadere dall’alto, la magnanimità invece della piccineria e di un cuore meschino, segnato dall’interesse personale immediato. La nostra famiglia vuole avere queste caratteristiche! Ci aiutiamo a viverle? Se la Parola di Dio abita tra noi, se la carità é la nostra regola, e tra noi diventa normale amarci così ecco, sì che siamo riconosciuti e aiuteremo le nostre famiglie ad essere più forti delle difficoltà, a costruirle perché piene dell’amore di Dio e capaci di amarsi, a sostenerci tra di noi. Possiamo sopportarci a vicenda, portando gli uni i pesi degli altri, sapendo che ognuno di noi è un peso per gli altri, ma se diventa leggero – perché amare ci rende leggeri mentre l’orgoglio ci rende terribilmente pesanti – sarà più facile difendere i nostri legami, aiutarci a migliorare, essere pazienti! L’amore ripara quello che le inevitabili debolezze lacera. Quante ferite che poi induriscono e ci separano dagli altri! Dobbiamo avere tanta cura per il delicatissimo corpo che è la comunità ed è la famiglia! Non esiste una famiglia ideale ma ogni famiglia lo realizza pur nella sua debolezza perché in essa c’è la presenza di Dio.

Chiediamo noi scusa, salutiamo sempre, esprimiamo il nostro grazie, domandiamo permesso con la delicatezza che ricorda che tutto è una grazia e l’altro va sempre onorato. Viviamo la Chiesa come la nostra famiglia e saremo più forti per esserlo nelle nostre case. Il Signore ci protegga e ci doni di crescere anche noi in santità e grazia. E protegga le nostre famiglia e la Chiesa dall’Erode del divisore, che rende sterili e prigionieri del proprio io. O Dio, nostro Padre, che nella santa Famiglia ci hai dato un vero modello di vita, fa’ che nelle nostre famiglie fioriscano le stesse virtù e lo stesso amore, perché, riuniti insieme nella tua casa, possiamo godere la gioia senza fine.

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