Omelia Veglia di Pasqua

Bologna, cattedrale
03-04-2021

La luce viene nel mondo per splendere nelle tenebre. Gesù ha affrontato dolorosamente le tenebre. Un duello terribile, lungo, faticoso, perché le tenebre sono forti, hanno tante complicità, producono un contagio di morte, inquietante, sorprendente, proprio come quello che vediamo nella pandemia.

In questi mesi tutti abbiamo compreso la forza e il pericolo del male con una vivezza che viene purtroppo solo dopo che ci coinvolge direttamente. Una cosa è parlare della malattia e una cosa è essere malati. Una cosa è descrivere una tempesta un’altra è starci dentro, sentirsi perduti e essere raggiunti dalle onde che sommergono la fragilissima barca. La compassione dovrebbe farci vivere la condizione dell’altro come la nostra, ma spesso restiamo troppo asimmetrici, al di sopra o distanti dal prossimo; continuiamo a pensare che per noi è diverso e non capiamo che siamo davvero tutti uguali, fratelli nella debolezza umana.

Solo chi ama “sente” come suo il dolore dell’altro. In questi mesi, lunghi – e quanto lunghi! – difficili, abbiamo capito la sfida che il male rappresenta e la sofferenza che ha prodotto. Non la vogliamo dimenticare. Abbiamo bisogno di luce. Il buio della croce – quello che si fece su tutta la terra, perché chi uccide un uomo uccide il mondo intero, chi perde l’amato perde tutto – entra dagli occhi e va nel cuore e produce dolore e spegne la speranza. Spesso anche i cristiani restano senza parole, in questo lungo sabato santo di assenza, di vita sospesa, di evidenza del male, nel quale restiamo storditi misurando la sua definitività. 

La Pasqua non è il tagliando dell’assicurazione che “andrà tutto bene”, per cui pensiamo “non avrò più problemi, non dovrò combattere più”. Quando la riduciamo ad un prodotto per il benessere individuale torna facilmente la delusione e nasce la recriminazione, perché le difficoltà si ripresentano.

Pasqua non è una cura palliativa per ridurre gli effetti del male. Pasqua è l’annuncio entusiasmante che il male è sconfitto da quel Gesù, che era stato crocifisso, che era morto e sepolto e che il terzo giorno è risorto dai morti. Risorgono Adamo ed Eva, come nelle raffigurazioni bizantine, tirati su da Cristo che è disceso negli inferi. Un inno immagina il dialogo tra lui e Adamo: “Sono io il tuo Dio, svegliati, esci, ritorna ad amare, torna a Colui che da sempre ti cerca. Seguimi ora e risorgi dai morti, guarda la gloria a cui sei innalzato: pronta è la mensa, allestita la sala, è spalancato il regno dei cieli”.

Questa è la notte, abbiamo cantato, che salva dall’oscurità e dal peccato e dalla corruzione del mondo e ci unisce alla comunione dei santi, spezza i vincoli della morte, sconfigge il male, lava le colpe, restituisce l’innocenza ai peccatori, la gioia agli afflitti, dissipa l’odio, piega la durezza dei potenti, promuove concordia e pace. Noi risorgiamo con Lui dalla tristezza, dalla paura, dall’inedia, da un amore mediocre che ha paura di generare vita, dal nostro peccato. È la fede che risorgeremo quando sperimenteremo anche noi la croce della morte. Ed è questa la speranza che illumina il doloroso ricordo di chi non c’è più. La Pasqua non rende i discepoli vincitori senza la fatica di gettare poveramente il seme della loro vita nel mondo, come Gesù, ma sappiamo che quel frutto non finirà mai. Ecco la debole forza della Pasqua.

La resurrezione la vedono solo quelle donne, resistenti perché non smettono di amare e per questo non restano chiuse in casa, come gli uomini, ma vanno al sepolcro. Non hanno forza e sanno di non averla.

Si interrogano su chi rotolerà via il masso dal sepolcro. Non è che non si rendono conto delle difficoltà: scelgono di andare lo stesso! Il masso sarebbe stato motivo sufficiente per non andare, per aspettare di avere prima chiaro tutto, per cercare sicurezze, elaborare un programma oppure per giustificarsi e nascondere la paura e la pigrizia. Vanno con fretta, perché l’amore non può attendere.

Non possono fare a meno dell’amato. Amano più Lui delle loro paure e dubbi. Chi ci solleverà dai tanti problemi della pandemia? Ci interroghiamo. Chi ama il Signore troverà quel masso rimosso, perché l‘amore è più forte! Il cristiano non aspetta la soluzione: intanto cerca Gesù. Sono loro che vedono la resurrezione. Amano anche quando sembra non valga la pena, solo per amare, per compiere un gesto gratuito che poteva apparire inutile al realismo degli uomini. Arrivano e trovano l’angelo che le aiuta a capire quello che cercano. “Voi cercate Gesù, il nazareno”.

Ecco chi siete, chi è un cristiano: quelli che cercano Gesù e non smettono di amarlo. Spiega loro chi sono e indica la risposta a quello che cercano, cioè dove sta Gesù. L’angelo le libera dalle paure profonde, dalle impronte del male che ci chiudono in noi stessi, quelle che scendono dopo avere visto la violenza, che paralizzano il cuore, che sconsigliano di credere ancora che valga la pena.

E proprio loro sono mandate a dire “È risorto” ai discepoli. È l’amore di Cristo che rende forte il debole, innocente il colpevole, ricco il povero, felice l’afflitto. Delle donne deboli diventano testimoni della forza più grande, avviano il contagio di amore e di luce che vince il male. “Andate in Galilea”. La resurrezione trasforma la vita di sempre, da dove venivano i discepoli. La vita inizia di nuovo, è sempre qualcosa di nuovo! La Galilea era la periferia di Israele. Sì, incontreremo Gesù in un amore nuovo verso i tanti poveri da aiutare, nei soli da visitare, nei colpiti dal male da consolare, nelle tante sofferenze prodotte da questa e da tutte le pandemie che chiedono vicinanza e “cuore”. Il mondo chiede di risorgere alla speranza, ha bisogno di testimoni dell’amore che non smettono di amare, che preparano il futuro, che combattono il male, tutte le pandemie. Cristo è risorto dai morti e io, il prossimo, il mondo risorgiamo con Lui. Il Vangelo è seme di vita eterna, illumina questa pandemia, trasforma il male in opportunità di amore e ci dà la forza perché l’impossibile diventi possibile.

Rapisca, ti prego, o Signore l’ardente e dolce forza del tuo amore la mente mia da tutte le cose che sono sotto il cielo, perché io muoia per amore dell’amor tuo, come tu ti sei degnato morire per amore dell’amor mio. Il suo ha vinto il male e noi con Lui. Cristo è risorto, veramente è risorto. 

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