Santa Barbara, patrona dei vigili del fuoco

Bologna, Cattedrale
04-12-2020

Quella di Santa Barbara, patrona dei Vigili del Fuoco, è la festa nella quale voi ringraziate il Signore per il dono del vostro servizio, che si inserisce nell’insieme di quanti proteggono la nostra casa comune. E anche noi occasione per potervi ringraziare. Ogni servizio è importante, dobbiamo pensare indispensabile.

Se non lo facciamo o lo facciamo male, con negligenze, approssimazioni, rimandi, è tutto l’insieme che ne risente. Ringraziamo di potere servire il bene comune del quale c’è un enorme bisogno. Ce ne accorgiamo in questo periodo che in fondo è come un’emergenza continua che coinvolge tutti. Noi sappiamo dire poco grazie, soprattutto quando non viviamo tutto con il senso del servizio al prossimo. Ce ne accorgiamo quando non possiamo farlo più! 

Oggi riflettiamo sulla presenza spirituale del Signore. Dio non resta in remoto! Anzi. In fondo siamo noi che ci inventiamo il virtuale per scappare, per nasconderci, per guardare tutto e restare quelli di sempre, aspettare per capire, credendo che compromettersi sia troppo pericoloso e finendo così per perdere tante opportunità. Il virtuale è inafferrabile, verosimile ma non vero.

Dio non è virtuale, imprendibile, un’emozione, tanto che ci interroghiamo sempre dove sta, perché non ci aiuta, perché non mette le cose a posto. Dove stiamo noi è la vera domanda!  Ce lo chiedono i tanti che noi lasciamo in remoto perché nessuno li va a trovare o li aiuta! Non lo scelgono loro: siamo noi li teniamo lontani o restiamo in remoto dalla loro vita concreta! Dio si fa vedere. Fa come un pronto intervento per un’emergenza: la nostra fragilità! Si precipita, si fa carico, come voi di fronte al male.

E se vedete qualcuno in pericolo anche voi non esitate: lo aiutate! Non gli domandate se è buono o cattivo. E’ da aiutare, è il mio prossimo. Da remoto l’amore diventa in presenza, che vuol dire anche che non è virtuale! L’amore vero non resta virtuale, sospeso, incerto.

E quando non lo sentiamo fisicamente vicino se è un amore vero sappiamo che esiste, rimane una presenza nel nostro cuore, che lo orienta, consola, incoraggia! I nostri cari non ci sono, ma ne sentiamo l’affetto. Abbiamo bisogno di vederlo, sentirlo, capirlo con tutti i sensi perché quello che è il vero sesto senso, l’amore, diventi concreto nella nostra vita. 

Questo è il Natale, la bellezza ancora più immediata, semplice, chiara del Dio bambino, che non è per farci commuovere un poco e poi continuare come prima, ma scelta – pagata a caro prezzo – incomprensibile, di farsi vedere non da Dio ma da uomo.

Questo scandalizzava allora e oggi. A Dio che si mostra terribile, dispotico, puro e disumano, forte come pensiamo noi debbano essere gli uomini forti, ubbidiremmo. Si, ma non ameremmo. Dio vuole essere amato. Dio che si fa uomo possiamo disprezzarlo, ucciderlo: ma se lo amiamo capiamo quanto ci ama, se lo seguiamo capiamo anche la bellezza della nostra vita. Si è fatto come noi, così come fa una persona che ama un altro e si fa vicino e gli dona tutto quello che ha.” La vita la possediamo adesso e eternamente solo donandola”, fa quello che gli serve per farlo felice. 

Voi in fondo aiutate Gesù. Quando andate portate sicurezza, togliete dal pericolo, affrontate l’emergenza del male e, proprio come cerca di spiegare Gesù, insegnate a evitarlo, a prevenirlo e anche come uscirne, non farlo tornare, essere davvero vigilanti e vicini.

E sapete bene quanto è importante non arrivare tardi: desiderate arrivare prima possibile perché può essere che il tempo non ci sia. E poi non basta affrontare l’emergenza. C’è tanto lavoro di preparazione, prima e dopo. Il vero amore è come quel filo che non si vede eppure che cuce i vari pezzi, che intesse quello che siamo e che sappiamo toglie.

Dio fa così e chi ama per davvero si prepara, migliora, vigila perché altrimenti potrebbe fare tardi. Dio interviene! Così si possono affrontare le emergenze e se ne fa tesoro, si migliora, perché diventiamo più forti e capaci di vincerle.

E’ esattamente quello che ci è chiesto in termini spirituali nel combattimenti interiore contro il male, lo stesso che c’è chiesto nella casa comune della città degli uomini. Facendosi amico, uomo, per insegnarci ad essere uomini e per farci capire quanto ci ama. Non se ne resta tranquillo dove sta. Rischia venendo di ammalarsi. Anzi si prende la malattia della morte per noi.

La pandemia è un’emergenza per tutti. Ce ne sono tante, peraltro, e voi lo sapete bene. Imprevedibili, si dice, che dobbiamo prevedere, per le quali possiamo, prepararci! Il vostro lavoro serve per affrontare. Spesso noi e le persone intorno a noi siamo proprio come i due ciechi. Il male, la pandemia, ci nasconde il senza della nostra vita, le domande vere su quello che resta di noi, quello che c’è dopo.

Siamo ciechi di speranza, di futuro. Soprattutto chi ha perso qualcuno. Gesù si lascia avvicinare! Entrato in casa, i ciechi gli si avvicinarono. Gesù non tiene distanti, non respinge chi si avvicina a lui! Ci chiede se crediamo che lui possa farlo. La fede è questo.

Non è tentare la fortuna, ma un incontro con una presenza, con un Tu che ci fa scoprire quello che abbiamo nel cuore.  Infatti in realtà dipende da noi, non da Lui. Siamo noi che dobbiamo aprirgli il cuore! “Avvenga per voi secondo la vostra fede”. Gli chiediamo di accrescere la nostra fede, perché avvenga, perché ci sia un avvento di novità, di speranza, di vita nella tristezza della pandemia. Chi ha fede non si rassegna alle tenebre e inizia a mostrare a tutti i frutti del suo credere. “Nulla è impossibile a Dio. “Signore, io credo, aiuta la mia poca fede”. 

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