Nell’ultima domenica della Tredicina di Sant’Antonio, il Cardinale Zuppi ha presieduto nella Basilica di Padova la celebrazione del Corpus Domini.
Un appuntamento inserito in un anno particolarmente significativo, segnato dall’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi, legato ad Antonio da un rapporto di profonda stima e amicizia spirituale. Partendo dalle parole del Vangelo di Giovanni – «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui» – il Cardinale ha ricordato come l’Eucaristia non sia una protezione dalle difficoltà della vita, ma la presenza dell’amore di Cristo che accompagna dentro la Storia. «L’Eucaristia non evita la storia – ha detto – anzi, ci fa entrare nel profondo della vita personale e del mondo». Un pane che può essere riconosciuto soltanto attraverso gli occhi della fede e dell’amore. Il Corpus Domini, ha spiegato Zuppi, invita a riscoprire la gratitudine per i doni quotidiani e a vivere la condivisione.
Richiamando un passaggio della Magnifica humanitas di Papa Leone XIV, ha sottolineato che l’unione con Cristo è inseparabile dall’unione con gli altri. «Se condividiamo il pane del cielo condividiamo il pane della terra», perché l’Eucaristia non è mai «pane di solitudine», ma costruisce fraternità. L’omelia ha poi intrecciato la figura di Sant’Antonio con quella di San Francesco. Zuppi ha ricordato la celebre lettera con cui il Poverello autorizzava Antonio a insegnare teologia, raccomandandogli di non spegnere mai «lo spirito dell’orazione e della devozione».
Un richiamo attuale anche per la Chiesa di oggi: annunciare il Vangelo in modo diretto e comprensibile, capace di toccare i cuori e di incidere nella vita sociale. Proprio la predicazione di Antonio, ha ricordato il Cardinale, contribuì a cambiare la società del suo tempo, favorendo provvedimenti più giusti verso i debitori e contrastando l’usura. Di lui si diceva che riconciliava i discordi, liberava gli oppressi e restituiva dignità agli emarginati. L’Eucaristia, dunque, deve diventare vita concreta e amore operoso. Per questo Zuppi ha concluso con una preghiera di Sant’Antonio, chiedendo a Cristo di entrare nella coscienza di ciascuno, di donare «il sabato della pace e del riposo» e di nutrire tutti con il pane della sua volontà, perché il Vangelo continui a generare pace, fraternità e speranza.

