Aula Magna Università Gregoriana

Zuppi e Zagrebelsky parlano di pace in Gregoriana

Credenti e non credenti sono chiamati insieme a costruire il futuro dell'umanità

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Giustizia, verità e pace in un mondo diviso.

La Pontificia Università Gregoriana ha rilasciato online la registrazione del dibattito organizzato nel mese scorso che ha messo a confronto il cardinale Matteo Zuppi e il giurista Gustavo Zagrebelsky in un dialogo dedicato alle sfide della pace nel tempo delle guerre.
Ad aprire la riflessione è stato lo storico p. Martin Morales, che ha ricordato come i concetti di pace, giustizia e verità abbiano assunto significati diversi nel corso della storia. Richiamando San Roberto Bellarmino e gli studi di Georges Duby, ha messo in guardia dal rischio di trasformare la religione e la memoria storica in strumenti per giustificare la violenza, ricordando che anche oggi il linguaggio della “guerra santa” continua a riemergere nel discorso politico.
Il professor Gustavo Zagrebelsky ha proposto una forte riflessione sul rapporto tra pace e guerra. Pur riconoscendo che la storia sembra raccontare una continua successione di conflitti, ha invitato a non considerare la guerra come una fatalità. Ha criticato la logica del si vis pacem para bellum, giudicandola incapace di garantire una pace autentica e destinata ad alimentare una corsa senza fine agli armamenti. Per il giurista, la guerra contemporanea non può più essere considerata uno strumento legittimo di soluzione dei conflitti: occorre invece costruire una cultura della pace, sostenuta dalla partecipazione civile, dalla democrazia e da un rinnovato protagonismo delle coscienze.
Nelle sue conclusioni il cardinale Matteo Zuppi ha rilanciato l’appello della Chiesa a favore della pace, osservando che la generazione nata dopo la Seconda guerra mondiale ha ricevuto in eredità non una semplice tregua, ma una vera cultura della pace, che oggi rischia di essere dispersa. «Noi abbiamo ereditato la pace e lasciamo ai nostri figli la tregua», ha affermato, esprimendo la preoccupazione per il progressivo ritorno della logica del riarmo. Richiamando l’articolo 11 della Costituzione italiana e il magistero dei Papi, da Benedetto XV a Paolo VI fino ai pontificati più recenti, Zuppi ha insistito sulla necessità di costruire “architetture di pace”: istituzioni internazionali credibili, relazioni fondate sulla cooperazione e una sicurezza che non sia “contro” gli altri, ma “con” gli altri. Ha inoltre ricordato il ruolo storico dei cristiani nella costruzione dell’Europa e la responsabilità di continuare a promuovere un umanesimo capace di prevenire i conflitti.
Il confronto si è concluso con un appello condiviso: la pace non nasce dall’equilibrio delle armi, ma dall’impegno per la verità, la giustizia, il dialogo e la responsabilità comune. Una sfida culturale e spirituale che interpella credenti e non credenti, chiamati insieme a custodire il futuro dell’umanità.
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