La Quaresima è un cammino. Non si arriva subito. È opportuno ricordarlo perché noi, al contrario, vogliamo faticare poco, spiritualmente ancora meno, crediamo più “vere” le cose facili e istintive, spesso però sono le più pericolose. Nel cammino facilmente ci rassegniamo, ci sembra inutile cercare, ci fermiamo alla prima umiliante caduta, quando cioè troviamo quelli di sempre e ci accomodiamo dove appare più facile. Siamo privi di pazienza e così siamo catturati dall’emozione presente. È bello potersi mettere in cammino, cambiare e farlo personalmente sapendo che non siamo soli, che siamo insieme. È questo l’esercizio di sinodalità più prezioso, che permette l’indispensabile camminare insieme! Ci mettiamo in cammino verso la casa del Padre, quella del cielo, l’ultima e quella che ci aiuta a cercarla e a “vederla” in questo mondo. Quando sentiamo la durezza del peccato, come il figliolo giovane che si accorge della carestia e che vivere senza legami significava che la sua vita valeva meno di quella dei porci, ci mettiamo in
cammino verso la casa del Padre. Lo può fare anche il fratello maggiore, ed è ugualmente difficile, forse ancor di più, quando si vergogna del giudizio pieno di livore e acidità con cui apostrofa il fratello piccolo, e forse ancor di più apostrofa lo stesso padre colpevole di accoglierlo e di fare festa. Torniamo alla casa del Padre se il rancore e la durezza si sciolgono davanti all’amore di un Padre che riunisce la sua famiglia, che ricostruisce la fraternità con la sua infinita misericordia di cui hanno bisogno tutti e due i suoi figli. La Quaresima è trovare l’abbraccio del Padre e con lui la gioia di essere insieme, casa di amore per tutti. È lotta contro il male e guarigione dalle ferite che questo causa nei cuori e nelle relazioni, perché troviamo il pane in abbondanza che sazia la nostra vera fame. Vogliamo che questa casa sia la Chiesa ma sia anche il mondo dove la famiglia umana, per non distruggersi, deve combattere il male che semina divisione, violenza, odio, inimicizia, razzismo, morte. Quanta sofferenza nel mondo! E quanto c’è bisogno di cristiani che cambiano il mondo con il loro amore!
Noi giustamente curiamo il corpo – attenti, però, alle fissazioni per questo, perché poi ci fa male pensare di essere quello che appariamo! – ma non curiamo adeguatamente l’anima perché, in realtà, è questa che ci aiuta a usare bene il nostro corpo. Se non lo facciamo non è senza conseguenze! Quante malattie spirituali ci fanno stare male! La Quaresima è, allora, un grande invito alla speranza: puoi cambiare, può accadere nelle varie stagioni della vita, lo puoi fare, e vale sempre la pena farlo, perché non sei mai il tuo peccato! Puoi sempre cercare luce, trasformazione, quello che non finisce! È lotta per la vita perché un mondo senz’anima finisce per cercarla in un tesoro che la perde, quello del benessere, della forza, del potere, dei soldi. Un mondo così si distrugge. L’anima ha bisogno di Dio e del prossimo per stare bene e il frutto
della Quaresima è trovare se stessi, imparare a riconoscere il prossimo e ad esserlo noi per gli altri. Solo così finisce l’inferno dell’amore solo per sé, frutto del peccato che è sempre l’orgoglio. La Quaresima significa che si può vincere, possiamo essere diversi e il mondo può cambiare. Ricordo che se io cambio cambia il mondo. Però mi chiedo: lo crediamo per davvero che valga la pena cambiare e che io posso cambiare il mondo? Viviamo tanto nella globalizzazione dell’impotenza, vogliamo vedere, verificare, essere sicuri. Ecco perché Gesù ci raccomanda di non cercare oggi la nostra ricompensa, perché altrimenti se la possiedi, o pensi di capire l’importanza di quello che fai in base ad essa, perdi tutto, non rimane nulla, perché il segreto lo vede Dio e quello che facciamo non si misura perché sappiamo che darà frutto per noi e per il mondo. E se diventiamo interiori siamo liberi dall’apparenza e sappiamo vedere “nel segreto” il nostro fratello, capirne il cuore, amarlo. Resta quello che perdi, voler bene solo per voler bene, senza interesse. Siamo umili, questo la Quaresima ci ricorda con l’austero segno delle ceneri. La Quaresima non ci umilia ma ci esalta! Siamo grandi perché proprio questa cenere – consapevolezza dalla quale partire o da scoprire sempre nel nostro cammino – è amata e questa consapevolezza ci rende capaci di amore. Siamo fragili! Nella fragilità scopriamo che siamo uguali e impariamo quanto è importante fare agli altri quello che vogliamo sia fatto a noi. Capire questo, ricordarcelo, non scandalizzarci della fragilità che è anche il nostro peccato, non fare finta di essere forti, non cercare risposte che spieghino tutto, ma un amore che tutto comprende, ecco questo è già l’inizio della guarigione. Troviamo la forza che ci libera dal quella sguaiata, ignorante e pericolosa del mondo, che tanto si sta imponendo e condiziona, come si vede nelle nostre relazioni dure, incapaci di ascolto e dialogo, polarizzate, violente, che creano divisione o indifferenza e inimicizia dove non c’è. La logica del “o con me o contro di me” porta a dividere il mondo e non ad unirlo, ad accusare per vincere, a giudicare in maniera impietosa con il banale parlar male, frutto del pensar male e del vedere l’inimicizia e non quello che unisce. Disarmiamoci per disarmare un mondo pericolosamente in riarmo. Facciamolo perché, come ha detto Papa Leone XIV al termine dell’Anno giubilare, vediamo la ricerca spirituale dei nostri contemporanei molto più ricca di quanto forse possiamo comprendere. Sono tanti che “in un mondo travagliato come il nostro, per molti aspetti respingente e pericoloso, sentono l’esigenza di andare, di cercare”. Sento questo impegno, che è anzitutto personale, importante e decisivo anche per le nostre comunità. Occorre liberarle da tutto ciò che indebolisce la comunione, fa crescere il pregiudizio, semina divisione, favorisce una lettura mondana e malevola della Chiesa, con categorie che non le appartengono, politiche o, miseramente, da pettegolezzo. La Quaresima è il tempo opportuno per cercare l’unità, per riconciliarci, per liberarci dalla presunzione che fa giudicare senza amare, o da credere di difendere la Chiesa offendendola, colpendola con ossessione pagana perché senza la grazia o, semplicemente, sottraendosi alla comunione isolandosi. Non c’è pace senza unità. Ne abbiamo la responsabilità. Quella di essere cristiani oggi, in un mondo come questo, ed esserlo con la forza del Vangelo non con quella degli uomini.
Ascolto, digiuno, insieme, è ciò che ci chiede Papa Leone XIV. Cerchiamo di dare spazio nelle nostre giornate, e nel nostro cuore, alla Parola attraverso l’ascolto, “poiché la disponibilità ad ascoltare è il primo segno con cui si manifesta il desiderio di entrare in relazione con l’altro”. Lasciamoci istruire oggi da Dio ad ascoltare come Lui, fino a riconoscere che «la condizione dei poveri rappresenta un grido che, nella storia dell’umanità, interpella costantemente la nostra vita, le nostre società, i sistemi politici ed economici e, non da ultimo, anche la Chiesa». Chi ascolta la Parola, ascolta il suo prossimo e la voce dei fratelli più piccoli di Gesù. Leggiamo, per esempio, le letture quotidiane proposte dalla Liturgia della Chiesa.
Digiuniamo dalle tante parole che ci fanno parlare senza cuore, comprese quelle digitali. Non basta non farlo, perché conviene esercitarci al contrario come, ad esempio, fare complimenti invece che offese e scoprire qualcosa che ci faccia amare l’altro. Serve, quindi, a discernere e ordinare gli “appetiti”, a mantenere vigile la fame e la sete di giustizia, sottraendola alla rassegnazione, istruendola perché si faccia preghiera e responsabilità verso il prossimo. Papa Leone XIV ha chiesto di digiunare dalle “parole che percuotono e feriscono il nostro prossimo”. “Cominciamo a disarmare il linguaggio, rinunciando alle parole taglienti, al giudizio immediato, al parlar male di chi è assente e non può difendersi, alle calunnie. Sforziamoci invece di imparare a misurare
le parole e a coltivare la gentilezza: in famiglia, tra gli amici, nei luoghi di lavoro, nei social media, nei dibattiti politici, nei mezzi di comunicazione, nelle comunità cristiane. Allora tante parole di odio lasceranno il posto a parole di speranza e di pace”.
Insieme. Ecco uno dei frutti della Quaresima. Insieme a Dio e alla sua famiglia. Scopriamo la bellezza di esserlo, di ricostruire le relazioni e in questo far circolare la comunione, l’amore di Dio. Dice Papa Leone XIV: “Se non ridurremo a monumenti le nostre chiese, se saranno case le nostre comunità, se resisteremo uniti alle lusinghe dei potenti, allora saremo la generazione dell’aurora”. Non il tramonto, ma l’aurora che tanti, nell’angoscia della notte e della disperazione, cercano.
Signore ascolta e perdona. Signore insegnaci ad ascoltare con il
cuore, a digiunare da tutto ciò che ferisce il prossimo, lo umilia, lasciandolo solo, rendendolo nemico o inesistente. Insegnaci a pensarci insieme, a vincere ogni divisione nel cuore, nella mente. Come Tu sei. Come Tu Padre sei insieme al Figlio e allo Spirito Santo, insieme come vuoi siamo tutti, uniti nel tuo amore che solo rende bella, preziosa, piena la povera vita di ogni uomo.
