Omelia nella Messa con ordinazione di otto nuovi Diaconi permanenti

Quanta gioia e quanta Chiesa questa sera! Non smettiamo di contemplarla, per amarla sempre di più, e amarla ce la fa contemplare. Accompagniamo oggi questi nostri fratelli futuri diaconi. Sono diversi, con storie e comunità diverse, come siamo tutti noi. La comunione esalta le differenze ma le unisce nell’unico amore. Puliamo i nostri occhi e il nostro cuore dalla scontatezza, dalle abitudini e dal banale ma prepotente pensare a sé, che mette sempre al centro se stessi. Sento la grazia di una casa che ci contiene tutti e che ci aiuta a far sì che le nostre comunità siamo case di pace, di non violenza, di riconciliazione. Qui vediamo la gioia di mettersi al servizio, di donare tutto noi stessi. Ci aiutiamo, e ci aiuteremo, a mettere al centro la Parola che si fa carne, che ci fa ardere il cuore nel petto, che continua ad aprirci gli occhi e a riconoscere quello che diventa visibile nella nostra vita, per vedere e amare la carne del Signore nella Sua presenza eucaristica e nei suoi fratelli più poveri. Questo è il compimento della legge che è anche compimento della nostra vita. Il compimento della legge è l’amore donato fino alla fine, perché tutto è e sia amore, che non finisce e che ci porta dentro al cuore di Dio. “Ma io vi dico…”. Ecco la forza di Dio e della Sua Parola. Non ci asseconda affatto con il falso rispetto di chi non si prende cura ma ci libera.

“Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei non entrerete nel regno dei cieli”. Non si mette contro di noi e nemmeno contro la legge. Anzi, ce ne rivela il segreto, che è nascosto nella nostra anima e che ci aiuta a vivere tutta la vita, e perché tutta la nostra vita – come in realtà desideriamo – sia piena e non finisca. Gesù è il compimento delle nostre mancanze, di quello che sembra perso, di quello che abbiamo e che siamo. È la vera sapienza che spiega e che libera da quella del mondo che vuole dominare, che ci rende sapienti perché tutto serve per amare e che ci fa trovare la nostra vera gloria. E anche perché possiamo vedere nella nostra parzialità, nell’inadeguatezza, cosa compie nella nostra vita liberandoci dall’insoddisfazione, dal possedere, dalla visibilità, dalla prestazione che non ci fa mai sentire sazi. Il compimento della legge è l’amore. Amore che non ha limiti, non perché eccessivo, impossibile, eroico. No.  Semplicemente perché è amore, e l’amore supera i limiti. Tutti possono viverlo e possono viverlo tutto. Questo i piccoli lo capiscono bene, i sapienti no. L’amore di Gesù ha superato il limite del cielo ed è entrato nella nostra storia. La sapienza del mondo, quella di cui parla l’Apostolo, è quella della forza, dell’affermazione di sé per cui si crede di star bene per le ricompense, per i primi posti, per i giudizi, per il possesso non dando nulla in prestito e piegando tutto alla propria concupiscenza. Queste affermazioni di Gesù le capiamo solo con l’amore. Altrimenti sono impossibili. Posso amare mio fratello dopo avergli detto pazzo? Ma posso anche non dire pazzo? L’odio, l’istinto di Caino, non viene dominato dall’autocontrollo ma dall’amore, che lo modera, mette in relazione, e rivela che Abele non è il mio concorrente ma mio fratello. La logica della forza anche se piccola non basta a non uccidere. È possibile solo pensandosi insieme e liberandosi da ciò che divide. L’amore è l’unica regola. “Se tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia tutto e vatti a riconciliare”, perché non serve a niente stare davanti all’altare di Dio se porti nel cuore ciò che ti allontana e divide. L’orgoglio ci persuade a difendere le nostre ragioni, a non fare mai il primo passo verso il fratello ma ad aspettare che sia lui a farlo, difendendo così fino alla fine le nostre ragioni. L’unica ragione è l’amore. Togli il motivo di divisione e mettiti d’accordo con l’avversario per scoprire che è un fratello e non un nemico, altrimenti finisci nella prigione dell’odio, della divisione, dalla quale è poi così difficile uscire.

Il rabbino Neusner disse che Gesù non tralasciò nulla della legge e non ha aggiunto nulla alla legge di Mosè. Si interrogò: “Che cosa ha aggiunto allora?”. “Se stesso”. Non è, quindi, una legge più esigente, una morale più alta, ma il rapporto di amore con Gesù Cristo, Figlio di Dio, che cambia tutto e porta tutto a compimento. Ecco cosa possiamo vedere e come dice l’Apostolo: “Quelle cose che occhio non vide né orecchio udì né mai entrarono in cuore di uomo, Dio le ha preparate per coloro che lo amano. E a noi le ha rivelate per mezzo dello Spirito”, cioè l’ispirazione dell’amore.

Il diacono è configurato a Cristo servo e così diventa segno vivo di un amore che non resta alla superficie ma come ha scritto Papa Leone XIV: “Si china, ascolta e si dona”. “Il servizio, discreto ma essenziale, di uomini dediti alla carità ci ricorda che la missione non si compie con grandi gesti ma uniti dalla passione per il Regno e con la fedeltà quotidiana al Vangelo”. Siate sempre fratelli tra i fratelli, camminando insieme al Vescovo, ai presbiteri, a tutto il popolo che il Signore ci dona di amare e servire. Liberiamo la comunione da tutto ciò che la limita. Lo faremo perché ce lo chiede Gesù e perché non possiamo perdere tempo nelle discussioni tra noi su chi è il più grande, perché siamo già resi grandi dall’amore e dobbiamo andare incontro a tutti. Non troviamo la nostra identità indagando introspettivamente ma solo uscendo da noi stessi per dare ciò che ci è stato affidato.  Papa Leone XIV ci mette in guardia dal rischio di una mentalità efficientista “per cui il valore di ciascuno si misura dalle prestazioni, cioè dalla quantità di attività e progetti realizzati e la seconda tentazione, all’opposto, è una sorta di quietismo: spaventati dal contesto, ci si ritira in sé stessi rifiutando la sfida dell’evangelizzazione e assumendo un approccio pigro e disfattista”. Curate un ministero gioioso e appassionato – nonostante tutte le debolezze umane e aiutati dalla nostra comunità, condividete nella nostra famiglia per cambiare il mondo con la forza dell’amore, “perché tutto sia ricapitolato in Cristo” (cfr Ef 1,10). Siate testimoni con una vita sobria e casta, che vuol dire libera dalla concupiscenza che cerca solo il possesso e quindi davvero libera di amare, per rispondere alla grande fame di relazioni autentiche e sincere, vere, gratuite, testimoniando una Chiesa che sia “lievito, nutrimento. Tanti sentono l’esigenza di risposte, anche chi non le cerca più preso dalla paura. Siamo vite in cammino e questo appare così faticoso, minaccioso.  In un mondo della forza amiamo la pace, cerchiamo la pace, cioè proteggiamo ciò che è santo e proprio per questo è nascente: piccolo, delicato, fragile come un bambino. Il modo in cui Gesù ha incontrato tutti, e da tutti si è lasciato avvicinare, ci insegna a stimare il segreto dei cuori che Lui solo sa leggere. Con Lui impariamo a cogliere i segni dei tempi”. È bello essere pellegrini di speranza, continuare ad esserlo, insieme! La fedeltà di Dio ci stupirà ancora. “Se non ridurremo a monumenti le nostre chiese, se saranno case le nostre comunità, se resisteremo uniti alle lusinghe dei potenti, allora saremo la generazione dell’aurora”.

Maria, Stella del mattino, camminerà sempre davanti a noi! “Nel suo Figlio contempleremo e serviremo una magnifica umanità, trasformata non da deliri di onnipotenza, ma dal Dio che per amore si è fatto carne”. “Ma io vi dico…”. E noi vediamo e viviamo.

Cattedrale di San Pietro - Bologna
15/02/2026
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