Ci ritroviamo come discepoli di Gesù in comunione tra noi e con Papa Leone XIV che presiede questa comunione universale che ci rende universali. Il cristiano non si chiude in recinti e non si sistema in tane: è a casa ovunque, e per chiunque è casa. In questa casa comune, davanti al Dio crocifisso e risorto, Re della vita, imploriamo la resurrezione della pace per i sepolcri di violenza e di guerra. Ogni violenza è sempre tra fratelli, perché siamo fratelli tutti, anche se lo dimentichiamo. Ogni volta che si è presi dal vortice delle incomprensioni e delle divisioni, delle parole retoriche dell’ignoranza e dell’inimicizia, del riarmo per colpire l’avversario e per affermare le proprie convinzioni, si genera un vortice di morte che fa sprofondare nella voragine della violenza e, infine, della guerra, dalla quale è poi difficile tornare indietro. Così quello che nella vita ordinaria è una follia, o semplicemente un delitto, un furto, un’ingiustizia, diventa permesso o addirittura necessario nella logica spietata della guerra che, alla fine, è sempre tragicamente la stessa: mors tua vita mea. È possibile uscire dalla voragine solo con l’aiuto di altri. Ma è possibile, anzitutto, fermarsi. Fermatevi! Le cause della guerra non si risolvono con la guerra e le risposte ai problemi non si raggiungono con la violenza. Erasmo da Rotterdam giustamente diceva: “Chi ama la guerra non l’ha vista in faccia”. “Al giorno d’oggi è un fenomeno così largamente recepito che chi lo mette in discussione passa per stravagante. La guerra è circondata di tanta considerazione, che chi la condanna passa per irreligioso, come se non si trattasse dell’iniziativa più scellerata e al tempo stesso più calamitosa che ci sia”.
La pace è un dono di Dio, ma gli uomini devono riceverlo e custodirlo. Lui ce l’ha affidata perché possiamo viverla già oggi. Gesù l’ha portata e ci vuole operatori di pace perché non si vive senza. «La pace vuole e può abitarci, ha il mite potere di illuminare e allargare l’intelligenza, resiste alla violenza e la vince. La pace ha il respiro dell’eterno: mentre al male si grida “basta”, alla pace si sussurra “per sempre”. In questo orizzonte ci ha introdotti il Risorto», ha detto Papa Leone XIV. Questa sera portiamo nel cuore quell’enorme sofferenza, dolente, che invoca la pace, grido che sale dai tanti pezzi di guerra come il sangue di Abele. È il lamento dei feriti, il pianto dei bambini, il futuro rubato, il dolore delle madri, l’angoscia di chi deve affrontare il nemico o di chi sa di esserlo quando vorrebbe soltanto tornare a casa. È un dolore immenso, che vogliamo trovi un amore immenso, a cominciare dal nostro piccolo amore. La vera forza umana è il dialogo, non è quella di uccidere l’altro. Tutti possiamo concorrere. «Ogni membro della comunità internazionale ha una responsabilità morale: fermare la tragedia della guerra prima che essa diventi una voragine irreparabile», chiese con forza Papa Leone XIV. «Che la diplomazia faccia tacere le armi, che le nazioni traccino il loro futuro con opere di pace, non con la violenza e conflitti sanguinosi». Sentiamo queste parole rivolte in particolare alla nostra Unione Europea, nata sulle ceneri della Prima e della Seconda guerra mondiale. Ma quando finisce una guerra? Lo chiede la vittima che si interroga sul perché è diventata bersaglio o perché il suo palazzo venisse distrutto. Chi decide che una persona diventi un oggetto senza dignità e senza nome, un danno collaterale del quale non ci si vergogna e non si chiede perdono? Per la giustizia è chiaramente un massacro. Per Dio la violazione del comandamento “non uccidere”. Spesso, lo sappiamo, a decidere in realtà è un algoritmo, nascosto in un drone o in un programma che determina le operazioni militari, eseguite sempre più spesso senza alcun preavviso. Come è possibile che vengano uccisi gli interlocutori con i quali si dovrebbe negoziare? Se si dialoga, con successo, per la tregua, perché non dialogare per la pace duratura? Certo, lo sappiamo che non è facile, che è retorica penosa pensare di imporla o di credere di poter arrivare a soluzioni in poco tempo, ma certamente è possibile ed è sempre meglio della distruzione e dell’uccisione di persone. Non si deve, con intelligenza e consapevolezza, cercare un’architettura di pace capace di permettere alleanze, rassicurazioni reciproche, collaborazione tra Nazioni diverse e non più nemiche? È un sogno questo o è l’unica via per non distruggersi? “Immemore dei drammi del passato, l’umanità è sottoposta a una nuova e difficile prova che vede tante popolazioni oppresse dalla brutalità della violenza. È troppo sognare che le armi tacciano e smettano di portare distruzione e morte? L’esigenza della pace interpella tutti e impone di perseguire progetti concreti. Non venga a mancare l’impegno della diplomazia per costruire con coraggio e creatività spazi di trattativa finalizzati a una pace duratura.” (SNC 8) Ecco come finisce la guerra e come non farle iniziare.
Il Signore risorto ci dona la pace e ci impegna a viverla già oggi, perché, come abbiamo ascoltato, “quand’eravamo nemici ci ha riconciliati con Dio”. Riconciliare vuol dire riconoscerci fratelli, riparare quello che il male rovina; significa giustizia, soluzioni credibili e risolvere le cause che hanno provocato la violenza. La riconciliazione inizia capendo il dolore degli altri, farlo proprio con compassione, cercare quello che permette di guarirlo. Non è un sogno! È il lavoro della pace che dobbiamo praticare tutti, nel piccolo e nel grande. Lo possiamo fare nel grande se ci esercitiamo nel piccolo. La preghiera è affidare al Dio della pace, che tutto può, di ispirare il coraggio della pace. Ma ci chiede anche di “cercare come comunicare con i politici, le autorità, e dire che non vogliamo la guerra, vogliamo la pace, che siamo un popolo che ama la pace e che c’è tanto bisogno di pace nel mondo”. Se la guerra è tornata di moda, torna ancor più di moda la pace, senza timidezze, in modo forte, unitario. La pace diventa cultura, diplomazia, architettura di relazioni tra le Nazioni, pensarsi non contro, non senza, ma insieme agli altri.Convertiamoci alla pace di Cristo! Facciamo udire il grido di pace che sgorga dal cuore! La Pasqua ci affida questa forza di pace, ci spinge a superare le paure, ad andare incontro al prossimo e nei sepolcri di morte perché diventino luoghi di luce e di vita. Nulla è impossibile a chi crede.
Preghiamo con San Paolo VI che nel 1970, conservando negli occhi e nel cuore, la memoria dolente della guerra, si rivolse a Dio con parole che sono ancora così vere oggi: “Signore, noi abbiamo ancora le mani insanguinate dalle ultime guerre mondiali, così che non ancora tutti i Popoli hanno potuto stringerle fraternamente fra loro; Signore, noi siamo oggi tanto armati come non lo siamo mai stati nei secoli prima d’ora, e siamo così carichi di strumenti micidiali da potere, in un istante, incendiare la terra e distruggere fors’anche l’umanità; Signore, noi abbiamo fondato lo sviluppo e la prosperità di molte nostre industrie colossali sulla demoniaca capacità di produrre armi di tutti i calibri, e tutte rivolte a uccidere e a sterminare gli uomini nostri fratelli; così abbiamo stabilito l’equilibrio crudele della economia di tante Nazioni potenti sul mercato delle armi alle Nazioni povere, prive di aratri, di scuole e di ospedali; Signore, noi abbiamo lasciato che rinascessero in noi le ideologie, che rendono nemici gli uomini fra loro: il fanatismo rivoluzionario, l’odio di classe, l’orgoglio nazionalista, l’esclusivismo razziale, le emulazioni tribali, gli egoismi commerciali, gli individualismi gaudenti e indifferenti verso i bisogni altrui; Signore, noi ogni giorno ascoltiamo angosciati e impotenti le notizie di guerre, ancora accese nel mondo; Signore, è vero, noi non camminiamo rettamente! Signore, guarda tuttavia ai nostri sforzi, inadeguati, ma sinceri, per la pace nel mondo! Vi sono istituzioni magnifiche e internazionali; vi sono propositi per il disarmo e per la trattativa; Signore, vi sono soprattutto tante tombe che stringono il cuore, famiglie spezzate dalle guerre, dai conflitti, dalle repressioni capitali; donne che piangono, bambini che muoiono; profughi e prigionieri accasciati sotto il peso della solitudine e della sofferenza; e vi sono tanti giovani che insorgono perché la giustizia sia promossa e la concordia sia la legge delle nuove generazioni; Signore, Tu lo sai, vi sono anime buone che operano il bene in silenzio, coraggiosamente, disinteressatamente e che pregano con cuore pentito e con cuore innocente; vi sono cristiani, e quanti, o Signore, nel mondo che vogliono seguire il Tuo Vangelo e professano il sacrificio e l’amore; Signore, Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, dona a noi la pace”.
