Messa per la solennità di Pentecoste a conclusione della Visita pastorale alla Zona San Benedetto Val di Sambro

I discepoli stavano insieme nello stesso luogo ma non erano ancora una comunità. Per diventarlo non basta, infatti, frequentarsi e osservare delle attività comuni. I discepoli facevano cose insieme, ma non avevano quell’amore che suggerisce ogni cosa. È quello che non si vede, tanto che pensiamo non esista, che dobbiamo sempre dimostrare e che cerchiamo. Pensiamo di vederlo e possederlo nelle cose, ma così si riduce anche l’altro ad un oggetto, oppure si esalta l’affermazione di sé, nell’egoismo, per cui conto solo io, quello che mi riguarda, la mia considerazione, le mie abitudini.

Gesù viene con il suo Spirito, che sia la nostra anima perché è amore. Dio ci ama e il suo amore non è fuori, ma dentro di noi, non è avanti dove dovremmo raggiungerlo, ma è dentro e ci aiuta a camminare. Ognuno di noi diventa un’altra persona, diversa, straordinaria, con delle caratteristiche altre rispetto a quelle ordinarie. A Pentecoste i discepoli restano per certi versi gli stessi, eppure hanno un fuoco che arde nel petto come quando si è innamorati. Parlano in modo nuovo e tutto appare diverso. Perché? La novità non è data da qualcosa di esteriore, come spesso pensiamo noi, ma dall’essere pieni di amore. San Francesco si spogliò dei suoi vestiti più belli e trovò se stesso, perché aveva solo quello che cerava e che gli serviva. Questo appare, per chi non è innamorato e per chi calcola il valore con la forza del mondo, una follia, una rinuncia impossibile e perdente. Non è così quando vogliamo davvero bene, tanto che tutto il resto non serve più? E quando perdiamo l’amore non ci sembra di aver perduto tutto?

Lo Spirito scende su ciascuno. Ognuno ha qualcosa di unico ma che, come ricorda l’Apostolo, serve per il bene comune. Quando i doni che abbiamo li usiamo per noi stessi finiamo per perderli, o per non trovarli perché li troviamo solo amando. I Discepoli Non restano chiusi tra loro. Tutti si mettono ad amare il Signore con tutto se stessi e così imparano ad aiutarsi e a sostenersi. Non ce lo chiede e non ce lo impone qualcuno, ma è il desiderio che mi spinge ad aprirmi. È un problema di amore, non di dovere, perché i doveri vengono dopo, li capiamo e li osserviamo volentieri quando servono per amare, anche quando, come a volte succede, facciamo più fatica.

Il mondo è diviso, è una Babele dove sembra così difficile e impossibile capirsi, dove si parla sopra gli altri, ci si impone, si difendono le proprie ragioni estremizzando tutto e dove tutto diventa una sfida, un’esibizione per mostrare se stessi, piegando ogni cosa al bene individuale e non a quello comune. E quando non ci si capisce si diventa facilmente nemici, l’altro è un pericolo. I discepoli non aspettano di vincere tutte le paure con la forza o con il calcolo: iniziano a parlare con amore e questo cambia tutto. Non aspettano che lo facciano gli altri e non rimandano avere imparato tutto. Le persone sono sorprese perché nel mondo non è possibile pensarsi gli uni per gli altri, come porta invece l’amore che Dio ci dona. Il mondo è davvero un ospedale da campo e quello che ci è chiesto è di mettere in pratica il suo amore e donarlo. Lo capiscono tutti e tutti comprendono da dove viene l’amore.

Dobbiamo parlare con la modernità e non dobbiamo avere paura di farlo, perché il Vangelo ha molto da dire all’uomo di oggi. Certo, dobbiamo vivere quell’amore, e dobbiamo farlo senza timore. Ha detto Papa Leone XIV: “I grandi missionari sono testimoni di avvicinamenti in punta di piedi, che hanno per metodo la condivisione della vita, il servizio disinteressato, la rinuncia a qualunque strategia di calcolo, il dialogo, il rispetto. La salvezza, infatti, può essere accolta da ciascuno soltanto nella lingua materna. La sorpresa di Pentecoste si ripete quando non pretendiamo di dominare noi i tempi di Dio, ma abbiamo fiducia nello Spirito Santo, che c’è, anche oggi, come al tempo di Gesù e degli Apostoli: c’è e sta operando, arriva prima di noi, lavora più di noi e meglio di noi; a noi non tocca né seminarlo né svegliarlo, ma anzitutto riconoscerlo, accoglierlo, assecondarlo, fargli strada, andargli dietro. Anche i luoghi in cui la secolarizzazione sembra più avanzata non sono terra di conquista, o di riconquista. Noi viviamo anche fallimenti che dipendono dall’insufficienza nostra o altrui, spesso da un groviglio di responsabilità, di luci e ombre”.

È vero, sono i santi che fanno la storia, cioè coloro che testimoniano l’amore “folle” di Gesù. Lo Spirito “dilata i cuori ristretti, spinge al servizio chi si ritira in se stesso o sceglie una vita mondana, fa camminare chi si sente arrivato, fa sognare chi ha il cuore tiepido. Il cambiamento dello Spirito non rivoluziona la vita attorno a noi, ma cambia il nostro cuore; non ci libera di colpo dai problemi, ma ci libera il cuore per affrontarli; non ci dà tutto subito, ma ci fa camminare fiduciosi, senza farci mai stancare della vita”.

Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra.  “Vieni, Santo Spirito, ricordami Gesù, illumina il mio cuore”. Apriamo poi il Vangelo e leggiamo un piccolo passo, lentamente. E lo Spirito lo farà parlare alla nostra vita. La Vergine Maria, piena di Spirito Santo, accenda in noi il desiderio di pregarlo e di accogliere la Parola di Dio.

Chiesa di Pian del Voglio (Bologna)
24/05/2026
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