Messa per la solennità della Santissima Trinità

Oggi è festa di comunione. Vuol dire amore pieno, totale, pensarsi insieme, il contrario dell’individualismo. Noi siamo fatti per amare e stiamo bene solo quando amiamo e siamo amati, eppure finiamo per cadere nella tentazione di distorcere l’amore, di sciuparlo perché lo teniamo per noi, di renderlo senza sapore ed essere prigionieri delle nostre paure. In realtà, il mistero della comunione di Dio lo capiamo solo nell’amore. È quando ci amiamo per davvero che capiamo l’amore che vivremo pienamente in cielo. Saremo una cosa sola, dentro l’amore di Dio. Trinità: un unico Dio e tre persone che sono una. Lo possiamo capire solo nell’amore, quello da cui veniamo e che ci aiuta a comprendere il senso della nostra diversità. Anche Dio è al plurale e al singolare. Non è mai io solo, ma un io che è una cosa sola con il noi della Trinità. Il singolo ha senso solo se insieme al plurale. Non si realizza con la matematica, il calcolo, le competenze, i ruoli, ma solo con l’amore. Lo capiamo quando viviamo uno per l’altro, in quella circolarità di doni che ci permette di trovare noi stessi perché serviamo l’altro. È la ricerca della nostra vita.

Quando cerchiamo amore nell’affermazione di noi, e non nel rendere importante il prossimo, nel possesso e non nel dono, non siamo mai sazi. Gesù insiste solo nel chiederci di amarci gli uni gli altri, non nel senso di possedere, ma di perderci e donare perché solo questa è la vita della beatitudine. Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono con noi tutti i giorni, realmente, e ognuno ci aiuta a conoscere l’altro. L’amore si unisce al nostro, diventa legame con Lui e tra di noi. Gesù non si vergogna di noi, anzi vuole coinvolgerci in questo amore, vuole che la sua gioia sia la nostra. Ci fa conoscere il Padre e vuole che sia il nostro, e vuole che anche noi stiamo dove sta Lui, tanto che ci prepara un posto. Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio Unigenito. Non ci ama perché lo amiamo già, ma perché sentendo il suo amore impariamo anche noi a capire il senso, il valore della nostra vita, a fare lo stesso e ad amare. Dio ci ama pure quando non capiamo, quando siamo lontani, di dura cervice, diffidenti, approfittatori, traditori dell’amore.

E anche proprio per questo disperatamente bisognosi di essere amati. Non vi lascerò orfani, ciò significa che non saremo mai soli, che potremo sempre contare su di Lui, che un Padre lo avremo sempre. C’è bisogno di cristiani che parlino di Gesù vivendo, anzitutto, il suo amore. Come si fa a vedere quello che non si vede? Ce lo affida e ci dona il suo nome perché si veda lui attraverso il nostro. Qual è la nostra forza? Di fronte a tanta volgarità, prepotente, invadente, irrispettosa, rozza, sembra non contar nulla. Ieri Gino Cecchettin ha detto che “quando perdono pensano che non sono forte e che devo dimostrare chi sono odiando”. Siamo arrivati a questo! A pensare che dialogare sia debolezza! Lui è con noi nonostante il nostro peccato e così noi impariamo ad amare! Non abbiamo paura di farlo, anche se sembra che non serva, perché serve sempre.

Il Signore cammina in mezzo a noi, nonostante che siamo sempre di dura cervice, cioè convinti di sapere senza sapere, pieni di pregiudizi, pronti a correre dietro agli idoli e a rispondere all’amore con il possesso. Non condanna, come dovrebbe secondo una certa giustizia che la riterrebbe indispensabile, ma salva, cioè ama, ci coinvolge nel suo amore, perché solo così anche noi siamo noi stessi. L’invito è quello dell’Apostolo: essere gioiosi, perché non dipende dagli altri esserlo ma da noi, non dipende da una congiuntura astrale ma dall’amare, perché solo questo ci dà gioia. La perfezione di Gesù non è quella dei farisei che nascondono la morte, ma è quella del peccatore che cambia. Fatevi coraggio a vicenda, con l’unica via che ci dà coraggio, quella dell’amore, vera consolazione. Abbiate gli stessi sentimenti, non pensate la stessa cosa ma abbiate sentimenti di amore e gli infiniti modi di amare. Noi capiamo quando viviamo l’amore. Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio Unigenito. Non è normale! Perché ci ama e vuole che niente vada perduto. Come ci si perde? Conservandoci, andando contro il prossimo. Non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo ma perché il mondo sia salvato per mezzo di Lui. Salvato vuol dire che non finisce, che trova pienezza. L’istinto egoistico, isola e rovina, sempre stimola e fa crescere la divisione, mentre l’amore salva e libera dal male dell’egoismo. Aiutiamoci a far crescere la solidarietà, il servizio, l’unione, cioè l’amore.

Chiesa di Sammartini (Crevalcore)
31/05/2026
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