“Io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto”. Non ci chiama per isolarci, per garantire un benessere individuale come promettono le tante false sicurezze del mondo. La vita del cristiano non è sterile, non vive per se stessa. Ci ha chiamati perché vuole che la nostra vita dia frutto, per noi, perché non viviamo per noi stessi e perché tanti cercano frutti di amore. Tutti possiamo dare frutto con il nostro amore. Donare. Appare inutile, pericoloso, perdente, in una generazione che cerca la forza di Cesare, si esercita in questa, la ammira e se ne vanta. I frutti sono nostri e sono suoi. La prestazione è solo nostra ed è per noi. Non sono frutti, sono risultati che nutrono noi stessi. I frutti servono per il prossimo, non è detto che li vediamo e dobbiamo saperli vedere oltre noi.
Un mondo con tanti frutti di morte. La guerra, l’odio, la violenza spicciola, ma anche il male che assedia la vita con i disturbi psichici, facendo sembrare come indemoniati. È il male che è la divisione e l’incomunicabilità tra i popoli, per cui nessuno parla la lingua dell’altro. È quel male che si fa aggressività, epidermide pronta a reagire e colpire, almeno nelle parole e, come sappiamo, queste facilmente diventano gesti. È anche il male che avvelena la vita e che purtroppo si manifesta nella malattia, che improvvisamente corrode il corpo.
Quali frutti? E servono? Non rintaniamoci nelle paure o nelle difese, ma lasciamoci portare dal soffio dello Spirito che ci libera da quella malattia delle malattie, che è l’amore per sé. E che ci fa amare il mondo, piccolo e grande, bello e doloroso com’è. Dio ha tanto amato questo mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché questo mondo si salvi. Le donne e gli uomini, ognuno, sono importanti per Lui. E noi di questo siamo testimoni, fino alla fine del mondo.
«Come può chiunque abbia gustato la bontà di Cristo rimanere silenzioso e inattivo? Cristo è il nostro Salvatore. Come possiamo mancare di evangelizzare? Continuate a comunicare questo zelo per il Vangelo a coloro che vi circondano!». È “corrente di grazia” che è «per tutta la Chiesa, non solo per alcuni». La Parola di Dio, il verbum Domini. La Scrittura, pertanto, è diventata per voi una meravigliosa fonte di nutrimento spirituale che illumina e conforta. È comunione. Lo Spirito Santo è la sorgente della comunione, crea armonia tra i vari carismi e le componenti del Rinnovamento Carismatico, come anche con i nostri fratelli e sorelle di altre realtà. Fratelli, mettetevi al servizio delle vostre diocesi e parrocchie, offrendo la vostra esperienza e i vostri metodi di evangelizzazione. Occorre partire sempre dalla Parola, che deve diventare vita, perché è vita e cerca vita. Altrimenti resta morta. Credere nell’adempimento vuol dire credere che darà frutto.
È santità della condotta e nelle preghiere, mentre aspettate e affrettate la venuta del giorno di Dio. Noi aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova. Aspettare significa prepararli, viverli già adesso, iniziando da noi. Dio vi trovi in pace e non venite meno nella vostra fermezza, travolti anche voi dall’errore dei malvagi. Interrogarono Gesù: “È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare, o no?» (Mc 12, 13-17). Gesù svela l’ipocrisia. E dice loro: «Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio». Si opponeva ai romani come sognavano gli zeloti? Non è Re come quelli del mondo, perché è Re di amore. Il Signore è contro la politicizzazione della religione, sia della deificazione del potere temporale sia dell’instancabile ricerca della ricchezza. Il Messia non era Cesare, e Cesare non era Dio. “Il mio regno non è di questo mondo”. I cristiani non dovrebbero sfuggire il mondo, i cristiani devono a Cesare soltanto quello che è di Cesare e non ciò che appartiene a Dio. Quando i cristiani rifiutano di inchinarsi davanti ai falsi profeti dei nostri tempi, non è che lo fanno perché hanno una visione antiquata del mondo. Adesso vi è un nuovo Re, il quale non confida nella forza delle armi ma nella potenza dell’amore. “L’immagine di Dio non è impressa sull’oro, ma sul genere umano. La moneta di Cesare è oro, quella di Dio è l’umanità… Pertanto dà la tua ricchezza materiale a Cesare, ma serba per Dio l’innocenza unica della tua coscienza, dove Dio è contemplato… Cesare, infatti, ha richiesto la sua immagine su ogni moneta, ma Dio ha scelto l’uomo, che egli ha creato, per riflettere la sua gloria (Anonimo, Opera incompleta su Matteo, Omelia 42)”. E Sant’Agostino ha utilizzato più volte questo riferimento nelle sue omelie: “Se Cesare reclama la propria immagine impressa sulla moneta, non esigerà Dio dall’uomo l’immagine divina scolpita in lui? (En. in Ps., Salmo 94, 2)”. E ancora: “Come si ridà a Cesare la moneta, così si ridà a Dio l’anima illuminata e impressa dalla luce del suo volto. Cristo infatti abita nell’uomo interiore (Ivi, Salmo 4, 8)”. Il cristiano riconosce in chiunque, “nessun ragazzo è cattivo”, scrive infatti don Burgio, l’immagine di Dio e la mostra con la sua umanità e il suo amore, perché tanti possano conoscerla. È chiamato a impegnarsi concretamente nelle realtà terrene illuminandole con la luce che viene da Dio. Dio solo è il Signore dell’uomo, e non c’è altro Dio. Che tanti possano vedere nella nostra vita e nell’amore tra di noi l’immagine di Dio e anche che noi sappiamo riconoscerla in chiunque! L’adorazione e la lode, così caratteristiche dei vostri incontri, sono aspetti essenziali della preghiera cristiana, e negli ultimi anni voi avete contribuito a farli riscoprire e li avete riportati al centro dell’attenzione.
