Riaprire luoghi familiari, ritrovarli restaurati, ci aiuta a ricordare e a guardare al futuro. Memoria e visione sono unite: se guardiamo solo per conservare il passato lo tradiamo, credendo di difenderlo. Vale anche per noi che chi vuole conservare la propria vita la perderà. Custodiamo e rinnoviamo tanta fede, come in questa casa, in mezzo ai campi, ma legata alla vita reale, dove lo spirituale aiutava in maniera molto concreta a trovare riposo, incontro, ispirazione, a vivere quel mistero di Dio del cielo che aiuta a vivere sulla terra. L’ultimo parroco residente, fino al 1975, è stato don Sergio Vivarelli. Ho saputo che i tedeschi, a seguito di una delazione, lo arrestarono e lo imprigionarono nel carcere di San Giovanni in Monte quando era parroco a Casa Calistri, dal 29 aprile al 1° giugno 1944, accusandolo di favoreggiamento nei confronti degli ex prigionieri alleati, di aver fatto ascoltare loro Radio Londra e di aver loro additato le fortificazioni tedesche della Linea Gotica sul crinale appenninico. Storia antica e recente, attuale per tanti testimoni di amore, cristiani che restano fedeli al Vangelo nell’orrore della violenza e della guerra.
Fin dal IX secolo si hanno notizie di Rastellino, avamposto alle dipendenze dell’Abbazia di Nonantola. La chiesa attuale è un rifacimento di metà 1800. La chiesa fu chiusa proprio il 29 maggio del 2012, quando ci fu la prima scossa di terremoto. Come sappiamo, nel Vangelo c’è il terremoto della distruzione quando Gesù muore, ma c’è anche quello della Resurrezione che restituisce la bellezza e la vita. Gesù non ha un altro corpo ma il suo restituito alla sua pienezza, comprese le ferite. La forza della Resurrezione è riconciliare tutto, ristabilire la vita nella sua pienezza e anche nelle tracce della sua storia.
L’Apostolo ci ricorda che la fine di tutte le cose è vicina. Pensare al limite della vita, quello che la nostra fragilità continuamente ricorda ma che vogliamo dimenticare per paura, confrontarsi con il limite del mondo, ci aiuta a capire la debolezza ma anche a cercare la vera forza. Altrimenti rischiamo di essere catturati dal vortice della forza, espressione intelligente perché ricorda che poi si è trascinati da una forza superiore alla nostra volontà, che ci fa precipitare singolarmente e collettivamente nella voragine della violenza e della guerra. L’Apostolo ci invita ad essere moderati e sobri per dedicarci alla preghiera. Quando pensiamo di non avere limiti o quando finiamo prigionieri di qualche dipendenza – e che fatica facciamo poi a riconoscerla e quindi a liberarcene – viviamo male e da soli. La raccomandazione principale è quella di conservare tra voi una carità fervente.
La carità urge, perché è amore, non volontariato. Quello che ci è chiesto non è di fare qualcosa ma di amare tanto! È indicazione rivolta a tutti e che tutti impegna. Questo anno della Parola vuole rimettere il Vangelo al centro della nostra vita, capire la nostra vita partendo dalla Parola. Vivo con moderazione, cioè senza essere preso dalle compulsività digitali, dal protagonismo che deve possedere, dal confrontarsi e dal calcolare le convenienze? Sono sobrio, cioè cerco l’essenziale? Ho carità, cioè amore, nelle mie relazioni fraterne o aspetto siano gli altri a muoversi, visito chi ha bisogno o difendo le mie ragioni e non quelle dell’amore che tutto perdona? La carità copre una moltitudine di peccati: non è un problema di contabilità! Saremmo condannati a riparazioni sproporzionate, dimentichiamo che il Signore non è retributivo ma dona. Con qualche nostro mugugno, offre lo stesso denaro a chi ha lavorato tutto il giorno e a chi praticamente non ha fatto nulla. Fa così perché è buono e perché il denaro è lo stesso per tutti, il suo amore. Per questo copre una moltitudine di peccati, perché l’amore è più forte della divisione e se amiamo, se doniamo un po’ del nostro amore, saremo amati pienamente. Ciascuno, secondo il dono ricevuto, lo metta a servizio degli altri, come buoni amministratori della multiforme grazia di Dio.
Tutti lo abbiamo ricevuto e tutti siamo un dono. Ma il dono lo capiamo solo donandolo, non lustrandolo o facendone protagonismo, cioè usandolo non a servizio degli altri. È per loro, non per te, ed è tuo se lo dai agli altri. È il segreto della gratuità, il contrario del possesso, delle misure, di contabilità che finiscono presto perché siamo così poco generosi che ci stanchiamo subito, pensiamo di avere fatto già molto perché lo misuriamo su di noi e non su chi ha bisogno di amore, e così dimentichiamo anche quanto abbiamo preso per noi.
Questa Chiesa che oggi riapriamo ci ricorda la ferita del terremoto ma anche la forza paziente della ricostruzione. È vero per tutto. Oggi i ragazzi hanno ascoltato don Claudio Burgio che ha detto: non esistono ragazzi cattivi. Quando lo diventano, o fanno cose cattive, possono cambiare, ritrovarsi, essere restaurati, restaurarsi, se qualcuno li aiuta e gli dona fiducia. È lo Spirito che ripara quello che è rotto, sana quello che è ferito. Ricordiamo quella forza terribile del terremoto. Non dimentichiamo e teniamo acceso quel sismografo che è il cuore per aiutare subito chi è colpito oggi da tanti terremoti, a volte invisibili esternamente ma che registriamo con il cuore, come tante malattie psichiatriche, come pure la solitudine, l’amarezza, il non essere padroni di sé. Siamo attenti e sensibili alla distruzione del tempio che è il Corpo di Cristo e che avviene sistematicamente con le guerre, con l’abbandono, quando la vita viene calpestata.
Lo Spirito del Signore è forte. Ripulisce la sua casa dal farne un luogo dove tutti prendono per sé e non donano in nome di Dio e quindi per il prossimo. Per questo vi dico: tutto quello che chiederete nella preghiera, abbiate fede di ottenerlo e vi accadrà. Non possiamo chiedere per noi quello che noi non doniamo agli altri. Vogliamo essere condonati e non condoniamo. Ma così perderemo il nostro condono, perché con la misura che noi usiamo saremo misurati anche noi. Lo Spirito restaura tutto. E la casa diventa più bella di prima, segnata certo dalle ferite, ma dove si rivela la bellezza. La nostra, invece, è la società dell’usa e getta, senza legami. Gli scarti ci sono perché pensiamo che non valga la pena vivere per aiutare, costruire relazioni per volersi bene. Ma Gesù restaura Pietro, restaura i suoi discepoli, non fa vincere il male che così non è più l’ultima parola. E la Resurrezione è il restauro più grande.
Oggi questa casa risorge. Lo Spirito genera cose grandi. Questo mondo, per tanti aspetti triste e pessimista, spaventato dal futuro, ha bisogno di vedere cose grandi. Lo Spirito ci dà la libertà di rispondere sì al Signore. Libertà dal nostro egoismo, dalle nostre chiusure e avarizie. Sia una casa di preghiera e di comunione, tra noi e le nostre comunità. Un piccolo santuario dove andare a pregare, a chiudersi per aprirsi, a fare silenzio per parlare, ad ascoltare la Parola per imparare con Maria a dire sì. Maria, Madre di Cristo e Madre nostra, figura della Chiesa che ascolta e accoglie, Madre premurosa perché tutti sono figli suoi, Maestra sensibile, paziente e piena di fiducia, aiuta questa comunità e tutta la Zona pastorale. Insegnaci a sentirci a casa e a far sentire a casa, iniziando dall’incontro con i nostri fratelli e sorelle. Maria, tu che hai detto sì perché hai ascoltato la Parola, accendi la nostra speranza, non perché abbiamo capito tutto ma perché, come te, crediamo al compimento della promessa di Dio quando ancora non abbiamo visto nulla, solo per fede, perché sappiamo riconoscere gli infiniti doni con i quali rende amata la nostra vita e ci fa vedere come inizia già oggi la vita che non finisce.
