Messa per l’incontro dei Diaconi permanenti

Il Profeta ci parla della sentinella. Che cosa deve fare? Anzitutto stare sveglia, stare attenta perché consapevole del pericolo. La sentinella deve amare coloro che protegge. Siamo svegli quando amiamo, quando trasformiamo la paura in consapevolezza, in difesa, in protezione. La sentinella deve avvertire i pericoli, evitarli, cioè anticipare con una vita che prepara il futuro, unico modo per conservare il presente. La sentinella sa capire il gemito silenzioso di tante sofferenze e le segnala, cerca la risposta adeguata, coinvolge tanti per trovarla. La sentinella vede i campi che biondeggiano, perché non è solo lì per avvertire il pericolo ma anche per gridare che arriva lo sposo, l’attesa è finita, che viene l’aurora e la notte è finita. Il padre, in fondo, si mette a fare la sentinella per il figlio che torna, ed è il primo ad abbracciarlo, vuole essere il primo perché sa che è la casa del padre che quel figlio cercava, e ha proprio bisogno di ritrovarlo, non lo fa aspettare, non lo mette alla prova, perché non vede l’ora che la casa torni ad essere piena.

La sentinella segnala sempre tante ingiustizie, alle quali non possiamo mai abituarci, anche quando sembrano normali, come le diseguaglianze o il male che torna ad essere banale. E sappiamo bene come la banalità del male è frutto di tanta intossicazione e anche di cuori poco attenti, assuefatti, impigriti o fatalisti. Il male distrugge l’uomo non soltanto in quello che «ha», ma in quello che «è». Il cristiano è una sentinella perché aspetta, il già non basta, poiché sappiamo che il meglio deve ancora venire, che la festa sta per cominciare, che il Signore torna. La Chiesa ha sempre la dimensione verticale, quella che guarda al cielo e a ciò che non finisce, ma deve sempre congiungere la dimensione orizzontale, quella umana, storica e temporale. Dio chiederà conto anche a noi se non avvertiamo. Noi immediatamente ci difendiamo pensando che il problema è dell’altro, come ci fa credere l’individualismo e il falso rispetto. Noi, invece, dobbiamo sapere quanto è importante il rispetto.

Dio ha un enorme rispetto per l’umanità, a cominciare dalla cura che ha verso i più piccoli, verso quelli che il mondo disprezza, o tratta male come i bambini. Il falso rispetto è quello dell’indifferenza e dell’individualismo, per cui lasciamo soli perché non vogliamo bene. Le parole non dette, le decisioni non prese, non ci coinvolgono e non producono effetti? Nell’amore, nella fraternità tutto è nostro e non si lascia mai solo nessuno nella sofferenza o nel peccato. La questione, allora, è amare per trovare le parole giuste, per essere sentinella che aiuta, avverte, indica, incoraggia, rincuora. Dio ci chiede di parlare sempre con amore. Non giudica, ama e ci aiuta a essere consapevoli di ciò che fa male. Un giudizio senz’amore ha allontanato molti, ha ridotto il Vangelo a norma e non ad un incontro e ad un’esperienza di amore, ha reso l’amore una legge e Dio un giudice.

Dio è un padre che ci mette di fronte a quello che siamo. E manda tante sentinelle, ad iniziare dalla sua Parola e da quanti la vivono, dai poveri che ci avvertono con la loro domanda. Dio giudica ma ama, e il nostro problema non è salvarci dal giudizio ma amare Dio e imparare ad amare! I farisei giudicavano e non amavano. Gesù ci chiede sempre, e a tutti, di amare e per questo di non giudicare. Quanto ne abbiamo bisogno per capire, per essere aiutati a non chiuderci, per seminare, per essere lievito! Tutto si riassume in quell’amerai il tuo prossimo come te stesso, che però significa anche fare tante scelte. Come te stesso, non contro di te. E se ti ami tanto ama tanto anche il prossimo. Una regola d’oro, pertanto, è quella di fare agli altri ciò che vuoi sia fatto a te.

E questo, quindi, aiuta a pensarsi insieme. Non è sacrificio è amore, che sa affrontare anche il sacrificio. Non è privazione, ma come diceva Madre Teresa, è amore. Tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo. A chi leghiamo il nostro cuore e cosa sciogliamo nell’incontro con il nostro prossimo? Se siamo sciolti da tutto, se non piangiamo per qualcuno, se non soffriamo per amore perché salviamo noi stessi e pensiamo di star bene con legami scambiabili e superficiali, se il prossimo resta una categoria e non un volto, una storia, una persona, restiamo soli! Legarsi al prossimo è seguire quel samaritano che non fa un’opera buona per sentirsi buono, ma si fa carico e si lega al suo prossimo, per lui il più caro.

Quando ci facciamo carico e torniamo da lui, perché ci siamo legati a lui e la sua guarigione è anche la nostra passione, la sua speranza diventa la nostra, in un legame che non lo potrà vincere nessuno. Se, invece, legheremo a noi e non a Gesù, al nostro ruolo e alle nostre capacità, perché ne abbiamo fatto un possesso, resteremo prigionieri della catena dell’individualismo e senza il prossimo. Siamo chiamati a sciogliere dalla solitudine e a legarci nell’unico legame permesso al cristiano, che è quello l’amore, che è dono di Dio. L’amore cresce attraverso l’amore. I diaconi lo sanno bene, perché voi avete da compiere un servizio assolutamente materiale e temporale, e al contempo ne avete uno spirituale. Il Padre a cui rivolgersi ci aiuta ad avere un cuore unito.

Se è unito agli altri è unito anche dentro. Già il nostro stare insieme è una liberazione dalla solitudine e dall’abbandono. La guerra, la violenza, l’ossessione del cuore, la solitudine, l’individualismo sono esattamente il contrario. E anche pregare ci aiuta ad essere una sentinella. Perché nella preghiera c’è una forza rivoluzionaria, che ci riveste dell’amore di Dio. Perché la presenza e l’amore di Dio trasformano la storia e la rendano di pace. Siamo debitori gli uni degli altri, e averne coscienza ci spinge ad essere migliori, più premurosi verso gli altri, più cortesi, più affettuosi. Sino a quell’amore che si fa pure correzione vicendevole. E se noi siamo debitori d’amore, gli altri hanno un credito, anzi, il diritto di essere amati, a partire dai più poveri.

Villa San Giacomo, San Lazzaro di Savena
06/09/2026
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