Nel casertano

Zuppi cittadino onorario di Trentola Ducenta, città dei bisnonni

La cerimonia si è svolta lo scorso 27 agosto e, al termine, l'Arcivescovo ha celebrato la Messa

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Il Cardinale: «Le radici ci ricordano da chi abbiamo ricevuto tanto e, nello stesso tempo, di ciò che siamo chiamati a trasmettere a chi viene dopo di noi»

Un ritorno alle proprie radici, ma soprattutto un incontro con una comunità che quelle radici le custodisce ancora oggi.

Il 27 agosto il Cardinale Matteo Zuppi è tornato a Trentola Ducenta, nel Casertano, terra dalla quale proviene la sua famiglia, e ha ricevuto la cittadinanza onoraria del Comune. Le sue origini affondano nella famiglia Zuppa. Le ricerche genealogiche riconducono il legame a Francesco Zuppa, nato a Trentola alla fine del Settecento e sposato nel 1832 con Maria Carmina Fraia. Da questa famiglia, attraverso le generazioni successive e il trasferimento a Roma, sarebbe nato il ramo che assunse il cognome Zuppi.

Il Cardinale ha ricordato con ironia anche le vicende familiari più concrete: nel 1832 alcuni beni del suo antenato furono pignorati a causa di debiti non saldati. Ma, al di là delle vicende della famiglia, il ritorno a Trentola è diventato per Zuppi l’occasione per riflettere sul significato delle proprie origini. «La vita non comincia con me e non finisce con me», ha ricordato parlando in Comune. Le radici, ha spiegato, ci ricordano da chi abbiamo ricevuto tanto e, nello stesso tempo, di ciò che siamo chiamati a trasmettere a chi viene dopo di noi. Un legame che il Cardinale ha ritrovato anche nei ricordi della propria infanzia: le visite a Trentola insieme ai genitori e ai fratelli, vissute come una festa, con le pesche sciroppate, il succo di pesca e i pomodori da portare a casa.

Ma dalle radici Zuppi ha voluto passare subito alla comunità. Essere comunità non significa pensare tutti allo stesso modo, ha osservato, ma saper discutere anche da posizioni diverse, sempre cercando il bene comune. E proprio durante la celebrazione per la festa patronale di San Giorgio Martire, il tema delle radici si è trasformato in una chiamata alla responsabilità: «Non si vive senza radici, ma anche se la vita si riduce alle radici, finisce lì». Le radici, infatti, hanno senso quando diventano nuovi frutti. Il santo patrono di Trentola diventa così l’immagine di una lotta che riguarda ogni persona e ogni comunità. San Giorgio affronta il drago, mentre noi, ha detto il Cardinale, talvolta preferiamo ignorarlo, arrivando persino a scendere a compromessi con ciò che ci fa male. Il «drago» oggi ha molti volti: le mafie e la corruzione, le dipendenze, il gioco, le diverse forme di narcotici, ma anche un uso della tecnologia che può trasformare le persone in oggetti. E il drago, soprattutto, è ciò che divide: l’odio, la vendetta, il rancore, la logica della contrapposizione. Per questo la vera forza indicata da San Giorgio non è la violenza, ma l’amore. Un amore che, ha insistito Zuppi, è umile, gratuito e non cerca di possedere l’altro. Il Cardinale ha ricordato i martiri contemporanei che hanno affrontato il «drago» delle mafie: padre Pino Puglisi e il sacerdote campano don Giuseppe Diana. E ha allargato lo sguardo alla guerra: anche questa non si sconfigge.

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