La storia di Luigi Galvani diventa il racconto di una Bologna settecentesca nella quale ricerca scientifica e fede cristiana non erano in contrapposizione, ma si sostenevano reciprocamente.
Il testo ripercorre il clima culturale dell’Università e dell’Istituto delle Scienze, promosso dal cardinale Prospero Lambertini, futuro papa Benedetto XIV, che incoraggiò il metodo sperimentale senza considerarlo una minaccia per la fede.
In questo ambiente si forma Galvani: medico, anatomista e docente, profondamente religioso, convinto che curare il corpo fosse un modo concreto di servire Dio. La sua attività scientifica si sviluppa con rigore, pazienza e umiltà, qualità che lo porteranno alla celebre scoperta dei fenomeni elettrici legati al movimento muscolare e all’elaborazione della teoria dell’«elettricità animale», destinata ad aprire nuove strade alla fisiologia moderna e al confronto scientifico con Alessandro Volta.
L’ultima parte della vicenda mette in luce la statura morale dello scienziato. Con l’arrivo delle truppe napoleoniche e l’obbligo di giurare fedeltà al nuovo regime, Galvani rifiuta per motivi di coscienza, rinunciando alla cattedra universitaria, allo stipendio e al laboratorio. Morirà nel 1798, povero e quasi dimenticato, lasciando però un’eredità che va oltre le sue scoperte scientifiche: l’idea che la ricerca della verità richieda insieme rigore dell’intelligenza e onestà della coscienza.


