Te Deum di fine anno

Mons. Ottani: «Un grazie al Creatore che si prende cura dell’uomo»

L'omelia del Vicario generale alla Sinodalità monsignor Stefano Ottani

BOLOGNA – E’ stato il Vicariò generale per la Sinodalità, monsignor Stefano Ottani  a presiedere il solenne Te Deum in San Petronio giovedì 31 dicembre come delegato dell’arcivescovo.

Il cardinale Matteo Zuppi, impossibilitato a partecipare per l’isolamento domiciliare in quanto positivo al Covid, ha mandato comunque un suo messaggio (qui il testo integrale) che è stato ripreso in alcune parti anche da monsignor Ottani nel saluto iniziale.

«Il canto del Te Deum – ha detto il Vicario generale per la Sinodalità nell’omelia – non è una consuetudine formale e staccata dalla vita; è la chiave per intendere in ogni circostanza, qualunque cosa accada il senso del presente e del futuro. Ce lo dicono le parole stesse dell’inno: “Noi ti lodiamo Dio, ti proclamiamo Signore”. La lode è connessa al riconoscimento che Dio è il Signore, signore del tempo e dello spazio, dell’universo e della storia. Ce lo insegna l’apostolo nella breve lettura che abbiamo appena ascoltato: “Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò suo Figlio, nato da donna …” (Gal 4, 4). Il tempo non è un caotico susseguirsi di istanti, ma è lo sviluppo di un progetto che si realizza progressivamente, con lo scopo di riscattare l’uomo, dandogli libertà e dignità».

«Questa prospettiva, sola, permette di inserire il tempo, l’anno che si chiude e quello che si apre, il 2020 e il 2021 – ha proseguito monsignor Ottani nell’omelia – in un contesto ben più ampio che fa della storia, una storia di salvezza. È questo l’annuncio che la Chiesa fa risuonare, particolarmente in questi giorni santificati dalla celebrazione dell’incarnazione del Figlio di Dio, dal Natale: il Creatore si prende cura della sua creatura. Per questo abbiamo bisogno di cantare l’inno del Te Deum e dire: “Soccorri i tuoi figli, Signore, che hai redenti col tuo sangue prezioso”. L’intervento di Dio non elimina la sofferenza né la morte; ci mostra anzi che Dio attraverso il “sangue” (il mistero della croce, della sofferenza dell’innocente), salva l’uomo».

«Così siamo aiutati a inserire questo anno che in tanti in ogni parte del mondo – ha detto ancora – abbiamo vissuto nel pianto, nel dolore, nella solitudine in una prospettiva non solo più ampia, capace di farci cogliere indicazioni chiare che ne derivano: siamo tutti sulla stessa barca, nessuno si salva da solo, nessun uomo e nessun popolo. Prendersi cura della salute non può essere separato dal prendersi cura di ogni persona, della famiglia, del lavoro, della scuola, della società. Il contagio da sconfiggere è quello del coronavirus come quello dell’odio, del razzismo, della violenza, della indifferenza. È un preciso programma, ecclesiale e civile, che ci viene consegnato: annunciare la Signoria di Gesù sulla storia e prendersi cura di ogni uomo e della casa comune per costruire la pace».

«Possiamo allora iniziare serenamente l’anno nuovo, sostenuti dalla fede che assicura che, pur nella drammaticità della storia, il bene è destinato a prevalere, come conclude l’inno di ringraziamento: “Tu sei la nostra speranza, non saremo confusi in eterno”. L’assenza dell’Arcivescovo, in quarantena domiciliare perché risultato positivo al coronavirus, possiamo leggerla quasi come un segno della sua personale solidarietà con quanti sono rimasti colpiti dalla pandemia, per condividere la malattia e la speranza di guarigione. Per lui e per tutti gli ammalati, per quanti soffrono disagi e sono preoccupati per il futuro, per le vittime di ogni ingiustizia, eleviamo una fervorosa preghiera».

«Fra pochi giorni si aprirà a Bologna il “Giubileo domenicano” – ha concluso – per celebrare l’ottavo centenario della morte di San Domenico, che qui è vissuto, morto, e riposa nella sua arca. Un avvenimento che coinvolge la Chiesa universale e i popoli europei in primo luogo, che esalta Bologna e la sua Università, motivo della venuta e della presenza di Domenico e dei suoi frati. All’intercessione di San Domenico, patrono di Bologna, insieme alla Beata Vergine di San Luca, San Petronio e San Francesco, affidiamo l’anno del Signore 2021, con le scelte che saremo chiamati a compiere per il bene comune, insieme a tutti i credenti e a tutti gli uomini di buona volontà».

Qui la fotogallery a cura di Antonio Minnicelli ed Elisa Bragaglia

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